Intervista a Luis Sepùlveda

Lo scrittore ha partecipato all'inaugurazione della mostra fotografica di Daniel Mordinski
di Maria Giovanna Tarullo - 9 Giugno 2009

Lunedi 8 giugno, l’Instituto Cervantes, presso la sua sala immersa nella splendida cornice di piazza Navona, ha aperto le porte alla mostra dedicata alle opere del famoso fotografo, Daniel Mordinski che sarà visitabile fino al 31 luglio 2009, con ingresso gratuito. Info: Tel +39 06 8537361 – cenrom@cervantes.es – http://roma.cervantes.es/it/default.shtm.

Il fotografo ha ritratto i migliori artisti spagnoli e latinoamericani lasciando emergere tutta la loro dignità sia nella loro dimensione pubblica che nella loro sfera privata (nella foto Luis Sepùlveda).

Osservando gli scatti il visitatore può cogliere nuovi aspetti della personalità dello scrittore, che vanno oltre il suo stile letterario.

Daniel Mordinski che si aggirava per la mostra ci ha rivelato: "Per caso, più di 30 anni fa, ho realizzato il mio primo ritratto al famoso scrittore Borges, capendo che la mia passione per la letteratura si poteva esprimere anche in fotografia. Amo donare la giusta dignità che merita lo scrittore anche rappresentandolo in una veste giocosa. Molti degli scrittori che ho fotografato sono diventati degli amici."

Proprio uno dei suoi più grandi amici era presente all’inaugurazione, lo scrittore Luis Sepùlveda con cui abbiamo scambiato quattro chiacchiere in un’interessante intervista:

Come ricorda la nascita della sua passione per la scrittura?

La mia passione, in realtà, si accresce costantemente. Mi reputo un uomo curioso, che ama la sua vita e che ha vissuto una vita intensa, ogni giorno voglio donare qualcosa in più al mondo della letteratura.

I suoi romanzi sono tratti da episodi della sua vita quotidiana o trae spunto dalla sua fantasia?

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Il mondo della scrittura è spesso legato alla finzione, lo scrittore narra la sua storia attraverso una lente. Costruisce la vita del protagonista che da voce al racconto.

Tra i protagonisti dei suoi racconti c’è uno a cui è più legato?

Ho un fortissimo legame con i protagonisti dei mie racconti. Sono tutti come degli amici, che mi hanno accompagnato nel percorso della vita.

In questo momento tra i giovani autori, esiste uno che apprezza particolarmente?

Sono un lettore appassionato, mi incuriosiscono tutte le novità nel mondo della scrittura. Adoro leggere i romanzi in lingua originale, recentemente ho terminato un libro di Giancarlo De Cataldo, ma stimo molto anche gli scrittori giapponesi ed arabi.

Daniel Mordinski per la prima volta ha posto davanti l’obiettivo la figura dello scrittore, lei si è occupato della prefazione del suo libro e lo ha voluto sul set del suo primo film, che rapporto intercorre tra di voi?

Daniel è un mio amico di vecchia data, insieme abbiamo fatto molti viaggi unendo la scrittura e la fotografia. Presto uscirà un libro a cui abbiamo lavorato insieme, io amo il suo lavoro il modo in cui riesce a capire quando è il momento di scattare e attraverso lo scatto trasmettere un emozione. Il nostro rapporto va oltre la collaborazione lavorativa.

Che rapporto ha con la città di Roma?

Roma, mi ricorda i tanti amici che ho conosciuto e frequentato, come il grandissimo Vittorio Gassman. Però la mia paura è quella della trasformazione di Roma in una città malata di xenofobia, che non riesce ad accettare le differenze culturali ma usa il servizio militare contro di loro.

Parlando di politica, lei fin da giovane ha lottato per il suo paese. Crede che ora i giovani svolgono ancora un ruolo importante nell’attività politica?

I giovani spesso vengono accusati di non avere interesse per la politica, ma in realtà la colpa la voglio attribuire alla gente della mia generazione. Non siamo riusciti a trasmettere in modo serio il senzo civico, come andare a votare e svolgere il proprio dovere di cittadino onesto, ma spero che in futuro possano riuscire ad acquisire la vera importanza della poltica.


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