

La raccolta poetica presentata da Elio Pecora nella Sala dei Certosini a Roma
Il 22 ottobre 2010 presso la Sala dei Certosini (Basilica di Santa Maria degli Angeli), in via Cernaia 9 a Roma si è tenuta la presentazione del libro di poesie Intimo immaginario di Dino Artone (Edizione del Giano, 2010, euro 10. Prefazione di Elio Pecora).
Introdotto dall’avv. Giovanni Borrelli, il coinvolgente incontro cui ha partecipato un folto e competente pubblico, si è avvalso della sapiente presentazione del noto poeta Elio Pecora, il quale dopo un simpatico siparietto che ha coinvolto l’autore e il suo editore ed alcuni intervenuti alla presentazione ha ricondotto tutti ad un esame e soprattutto all’ascolto della poesia di Artone. Pecora ha affermato: Artone si occupa del mondo e dell’uomo di cui conosce (essendo chirurgo oltre che poeta) molto bene sia il corpo che la psiche. Nelle sua poesia c’è quella che Proust ha definito l’intelligenza del cuore ed anche la tensione di capire ciò che siamo e dove andiamo. Siamo in presenza di qualità formale e di un pensiero forte. Artone lavora in profondità”. Pecora ha indicato come esemplari due poesie della raccolta: “Contumacia” e “Curiosità” .
Stimolato, anzi “provocato” dal suo editore Antonio Porta il quale ha affermato tra l’altro che Artone “è una persona che sa scrivere e sa di saper scrivere; ed è uno che scrive molto”, il poeta ha fornito delle utili tracce per la comprensione della sua poesia: la scaturigine ermetica, l’appassionata ricerca del suono della parola, la certa “teatralità”, la riflessione filosofica: tutti elementi – ha affermato il poeta – che possono rendere ardua la lettura dei suoi testi.
A questo ultimo proposito la lettura di alcuni di essi, letti con rara efficacia dall’autore, è stata sottolineata dagli applausi di un pubblico che ha mostrato di capirli più che bene. Ne riportiamo, a mo’ di esempio, “Orgoglio”: Se tutto manca, talora è ben corroborante / la sola e pura idea di esserci. Forse è fugace / l’attimo di questa presa d’atto, di questa / fulminante scienza del proprio e certo sé: / ma inebria, e spira nell’aria come radiosa / compresenza di questa vita propria / e d’ognun altro, nel vasto e vario mondo. / Perché io sono. E anzi, memorialmente, / a ben pensare sono anche addirittura stato.
Dino Artone (nato a Scauri, in provincia di Latina) è poeta di pregio, metaforico-concettuale, autore di raffinate, significative raccolte (Altri momenti, 1977, Crono e Mnemósine, 1988; Jocundo joco, 1991, Fucus, 1994, Nel verso del tempo, 2002, L’origine narrante, 2004; Le voci precluse, 2006; Identità e appartenenza, 2007; Quello che conta, id.), ma anche narratore, gustosamente esistenzialista (La cenere e il fuoco, racconti, 2007) e romanziere di grande fascino psicologico (Il buio e la veglia, 2005; Quisling, 2006; Il broker e la robinia, 2008). Artone è anche autore de La bisbetica napoletana, Edizioni Cofine, 2009.
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