“Istanbul. Passione, gioia, furore” al MAXXI

Una mostra formidabile per raccontare una città-simbolo, fino al 30 aprile 2016

Istanbul non è solo una città con le sue speranze, le sue trasformazioni sociali in atto, la tensione politica ed i conflitti che per ragioni storiche e topologiche la vedono anche oggetto di terrorismo ed attentati, Istanbul è simbolo di “cambiamento globale”. Non a caso i curatori Hou Hanru, Ceren Erdem, Elena Motisi e Donatella Saroli l’hanno inserita come seconda tappa di un progetto dedicato alle realtà culturali del Mediterraneo, al rapporto tra Medio Oriente ed Europa … percorso cominciato nel 2014 con la mostra dedicata all’arte contemporanea iraniana, che proseguirà nel 2017 con un progetto dedicato a Beirut.

30f52eed-9079-4eb7-a4ab-90257a4406f8“ISTANBUL. PASSIONE, GIOIA, FURORE” è una mostra da visitare con attenzione ed apprensione poiché trasmette immagini e contenuti che pongono domande, ma danno anche risposte non scontate. Inaugurata a dicembre, prosegue fino al 30 aprile 2016 con le opere di 45 tra artisti, architetti ed intellettuali, tutti inseriti in un discorso che coinvolge in una molteplicità di linguaggi ed espressioni attraverso nuove produzioni artistiche, testimonianze audio e video, dedicate ad un pubblico che non ne rimane in nessun caso indifferente.

56a32ba1-efc8-49dd-ae0b-1e850cab4733Non a caso la mostra inizia partendo da documenti sulle proteste di Gezi Park del 2013. La rivolta di Gezi Park ad Istanbul è diventata infatti il simbolo della Resistenza della società civile contro l’erosione della democrazia, dove artisti, architetti ed intellettuali hanno avuto un ruolo centrale nel far rinascere il senso di identità nella popolazione che si è opposta positivamente e con “furore” alla distruzione del Parco cittadino. Rimangono i racconti, le tracce e le riflessioni scaturite da quell’esperienza, come il film di animazione Rose Garden with the epilogue di Extrastruggle, la performance At the Edge of All Possibles di Zeyno Pekünlü e la serie fotografica di Osman Bozkurt Post Resistance che restituiscono al pubblico le emozioni, le speranze, la fatica e la gioia della vittoria. Forse il pubblico in Italia non è più abituato ad assistere a manifestazioni artistiche e documentarie di valore decisamente politico, ma potremmo riattualizzare la parola in partecipazione politica o democrazia partecipativa, dove l’esercizio della creatività è perfettamente in grado di affrontare domande esistenziali sulla convivenza pacifica tra i popoli, ma anche sulla ricerca di nuove forme di convivenza più rispettose dell’ambiente, della salute che tengano conto in maniera più armonica dei temi legati alla giustizia, alle questioni di “genere”; ricorrendo anche a modelli innovativi di produzione non più legati esclusivamente al consumismo. Sono infatti queste le tematiche delle quali la mostra ci restituisce uno spaccato.

c9239bc0-d9f9-41ae-b910-1d57e7f13721Nella sezione “Ready for a change?” si focalizza meglio come Istanbul sia stata al centro di una profonda trasformazione urbana secondo le logiche del profitto e nella esclusione dei poveri, mentre la gentrificazione* e la divisione sociale sono state tutte alimentate proditoriamente nel nome dell’innovazione e dello sviluppo. Serkan Taycan con le sue fotografie racconta l’espansione dei quartieri residenziali intorno ad Istanbul, un paesaggio di cemento che incombe dalle colline, mentre Halil Altindere, con il video Wonderland, racconta le differenze tra le comunità. Una prima mappa video del 2009 del gruppo di architetti Superpool Mapping Istanbul, esplora le trasformazioni esponenziali della città, mentre per il progetto To built or not to built il MAXXI ha chiamato tre gruppi di architetti Pattu, So? ed Architecture For All a realizzare negli spazi del museo una serie di installazioni che indagano lo spazio pubblico di Istanbul e le conseguenze della proliferazione edilizia spontanea, spesso incontrollata ed aggressiva.

e783e803-56d7-4462-a11d-a8bb32cc91e0La sezione “Can we fight back?” esamina questioni come l’identità culturale, i diritti civili, la libertà di espressione, la fede religiosa. Vi trovano posto tra gli altri i lavori di Sarkis, artista che ha rappresentato il padiglione turco all’ultima Biennale d’arte a Venezia, oppure il lavoro delicatamente femminista ed impegnato di Güneş Terkol che realizza arazzi dal tema politico con le comunità femminili. “Should we work hard?” indaga il tentativo della Turchia di essere integrata all’interno del sistema economico mondiale, un Regione questa da sempre legata alla coesistenza di diversi sistemi finanziari. La nuova ideologia liberista e la necessità di una alternativa possibile è diventata anche tema centrale dei video di Ali Kazma o Burak Delier che racconta il tentativo delle grandi aziende di costruire “comunità” attraverso le attività ricreative. “Home for all?” analizza invece l’essenza di Istanbul come città cosmopolita, multietnica e multiculturale proprio mentre negli ultimi tempi nuovi rifugiati si stanno riversando nel territorio turco, creando un inevitabile impatto, ma forse nuove opportunità. In questo contesto sono evidenti, tra gli altri, i lavori di Hera Büyüktaşçıyan oppure il film di Cynthia Madansky & Angelika Brudniak sugli otto confini della Turchia ed i ritratti di profughi recentemente trasferiti in città di Mario Rizzi e Cengiz Tekin. Infine in “Tomorrow, really?” le opere alludono all’esistenza reale di un laboratorio di idee e progetti, teso alla costruzione di alternative possibili per Istanbul e Turchia, ma anche destinate ad interessare Europa e Medio Oriente,

1ee6cceb-2589-4d78-a490-08685bb58691Insieme alla mostra il MAXXI presenta La storia in movimento. Racconti del cinema turco dagli anni Sessanta ad oggi a cura di Italo Spinelli, due appuntamenti, il 30 e il 31 gennaio 2016 che attraverso film, cortometraggi e documentari, ripercorrono la storia sociale, politica e culturale e la continua trasformazione della Turchia contemporanea.

*In sociologia il termine gentrificazione (adattamento della parola inglese gentrification, derivante da “gentry”, ossia la piccola nobiltà inglese e in seguito la borghesia o classe media), indica l’insieme dei cambiamenti urbanistici e socio-culturali di un’area urbana, tradizionalmente popolare o abitata dalla classe operaia, risultanti dall’acquisto di immobili da parte di popolazione benestante. (Benjamin Grant, Urban gentrification is associated with movement PBS Documentaries with a point of view: What is Gentrification?, Public Broadcasting Service, 17 giugno 2003 – da Wikipedia)

La Mostra ISTANBUL. PASSIONE, GIOIA, FURORE è visitabile fino al 30 aprile 2016

FOTO di Valter Sambucini al “MAXXI_Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma”.

Via Guido Reni, 4, 00196 Roma -Telefono: 06 320 1954 – www.fondazionemaxxi.it

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