

Il guerriero della bellezza in mostra al Museo Carlo Bilotti
1) Jan Fabre posa per Abitare A. 2) Una vecchia opera di Jan Fabre. 3) Achille Bonito Oliva e Umberto Croppi. FOTO di Federico Ridolfi
Guerriero della bellezza, personificazione di un pensiero attivo che lavora con istinto ciò che diventa arte: con queste parole Umberto Broccoli, Sovraintendente ai Beni Culturali del Comune di Roma, ha presentato l’artista belga Jan Fabre, giunto nella capitale con tre importanti iniziative culturali, la prima delle quali ospitata al Museo Carlo Bilotti all’Aranciera di villa Borghese, dal 28 ottobre 2009 al 14 febbraio 2010. In mostra disegni, modellini e bozzetti dell’artista, oltre a fotografie dei suoi spettacoli teatrali.
Coreografo, regista, uomo di teatro, disegnatore, scultore, performer, scrittore, Jan Fabre viene presentato nella sua totalità di artista attraverso gli scatti di celebri fotografi come Carl De Keyzer, Robert Mapplethorpe, Jorge Molder, Helmut Newton. La mostra affianca infatti le fotografie dei grandi maestri dell’obiettivo nel laboratorio teatrale di Fabre a opere e studi dello stesso artista.
Il continuo travaso d’idee tra arti plastiche e teatrali che caratterizza il lavoro di Jan Fabre prende vita in “Il Tempo preso in prestito”: una mostra e al tempo stesso un punto di osservazione privilegiato sul laboratorio dell’artista belga.
Partendo da uno dei primi spettacoli, The power of theatrical madness (1984), nella mostra sono esposte una serie di opere che si articolano lungo un arco di vent’anni per giungere fino ai recenti Requiem for a metamorphosis (2007). In molti casi quindi si tratta di opere autonome, interessanti di per sé, e da cui Fabre ha poi preso spunto per suoi lavori teatrali, secondo un’estetica della bellezza e della metamorfosi che attraversa tutta la sua opera. Una crescente tensione anima il percorso espositivo, dove l’immaginazione caotica dell’artista belga, con le sue pieghe derisorie e scioccanti, appare come il mezzo per innescare nel pubblico quel processo che più di duemila anni fa Aristotele definiva “la catarsi”. Tra disegni, bozzetti per le scene, fotografie, “Il tempo preso in prestito” è tempo sottratto alla messa in scena, una metamorfosi ultima di fine spettacolo, un modo per farne deflagrare l’anima una volta di più.
Altri due sono gli appuntamenti romani dell’artista: alla Ram-radioartemobile, dove sfila nella mostra "Camere 9: Fagana" al fianco di Garutti e Nagasawa e al Teatro Olimpico dove, nell’ambito del Romaeuropa Festival porta la sua ultima creazione teatrale "Orgy of Tolerance" il 4 e 5 novembre prossimi.
Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese
Viale Fiorello La Guardia, Roma
Info 060608
museo.bilotti@comune.roma.it
www.museocarlobilotti.it
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