

La verità protagonista nella pièce di Manfridi
È terminato da pochi giorni lo spettacolo “La cerimonia” andato in scena al teatro Agora. La pièce, scritta da Giuseppe Manfridi per la regia di Annalisa Rossi, è un concentrato di verità che si esprime attraverso gesti, sguardi, ricordi e lacrime.
Sul palco, circondati da una scenografia essenziale ma significativa delineata da due colori, il rosso ed il nero, due protagonisti, un uomo e una donna.
Si ritrovano nel luogo dell’appuntamento, si osservano ma sfuggono dall’osservarsi, mantengono le distanze, iniziano a parlarsi e così la loro danza ha inizio, il tempo è padrone del loro incontro.
Come fosse un rituale, i due rivangano situazioni, comportamenti, stati d’animo e si aggrediscono a vicenda, urlando, sussurrando, nascondendosi l’un l’altro e rifugiandosi in un passato che sembra remoto ma mai finito allo stesso tempo.
“Gli amanti possono vivere nel peggio desiderando il meglio”, è lei a dirlo, scagliando una luce di verità sul rapporto che i due amanti hanno vissuto, sopravvivendo, standosi addosso senza lasciare aria da respirare, fino a spingere la loro convivenza in un inferno sulla terra.
Volevano sentirsi indispensabili, lei per lui e lui per lei, così hanno cominciato ad escludere dalla loro esistenza ogni fattore esterno, fino a lasciare fuori dalla loro casa la vita stessa.
Entrambi parlano di un “prima” e di un “dopo”, com’era quando stavano insieme, cos’è successo dopo.
Lui esibisce alla donna un dopo migliore di un prima, lei lo smaschera riportandolo al momento dei ricordi, quell’“ora” fittizio, quando credendo di amarsi senza fine si rubavano l’aria a vicenda.
Oggi sono l’una di fronte all’altro e per la prima volta assaporano il dolore della realtà, scoprendo una nuova droga, quella della verità.
Così la cerimonia inizia a cambiare volto, la musica cresce e gli ex amanti si ritrovano, abbracciandosi con un finale rivelatorio; la verità che permeava le loro parole ha tralasciato qualcosa, un patto che solo i due potevano capire, una questione di vita o di morte.
Una pièce intrigante, veritiera, commuovente nella quale la vera protagonista è una sostanza indefinita che viene modificata, modellata, trattenuta e desiderata. Manfridi, ancora una volta, partendo dai contorni arriva alla fonte dei sentimenti e mostra al pubblico quella sostanza che, anche se estrapolata dal cuore e messa nelle mani degli esseri umani a volte inconsapevoli, non potrà mai essere distrutta: l’amore.
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