La difesa del nostro paesaggio

La situazione dell’Italia e di Roma non è buona
di Catia Cencini - 10 Dicembre 2007

La salute del paesaggio di Roma e dell’Italia non è buona, direbbe Celentano. Lo ha constatato il Convegno sulla sua difesa, tenutosi il 1° dicembre alla biblioteca Rodari, organizzato dal Comitato di quartiere l’Acquedotto Alessandrino e dalle associazioni Amici del Parco e Periferie.
E gli interrogativi che si sono affastellati nel corso degli interventi sono assai inquietanti.

«Come mai – si è chiesto ad esempio Paolo Berdini nella sua comunicazione – a Roma non esistono le regole e il Comune chiede alla Regione di cambiare i vincoli di legge e la Regione obbedisce cancellandoli addirittura su 80 aree? Perché a Roma è possibile costruire case con vista sull’Acquedotto e il nuovo piano regolatore prevede 70 milioni di metri cubi di cemento? Perché a Roma non esiste un sistema delle regole che viceversa c’è ed è operante in altri paesi europei. Eppure tutti, almeno a parole, riconoscono che il futuro dell’Italia si gioca sulla ricerca e sulla tutela del paesaggio.»

L’urbanista Vezio De Lucia ha ripercorso le tappe del progetto Fori di Petroselli che seguendo percorsi tortuosi ormai rischia di essere di fatto azzerato. Una vicenda tutt’altro che edificante, maturata nelle amministrazioni Rutelli e Veltroni.
De Lucia ha poi argomentato l’inesistenza dei famigerati “diritti edificatori”: «il piano edificatorio, il Comune lo dà e il Comune lo toglie. Si tratta di una scelta squisitamente politica. Infatti nel Piano regolatore di Roma non si fa menzione di diritti edificatori. Un altro elemento ‘fuori legge’ sono le cosiddette compensazioni le cui conseguenze in termini di cementificazione i cittadini romani hanno imparato a conoscere. Si sta depredando il territorio e la campagna romana a fronte di una crescita zero della popolazione. A Londra, dove la crescita della popolazione è stata di 1 milione di abitanti il territorio consumato per dare casa ai nuovi abitanti è stato pressoché zero e si è costruito nelle aree già edificate.»

«La speculazione edilizia – ha denunciato nel suo messaggio Vittorio Emiliani – risale dalle coste saccheggiate nelle valli dell’interno. Impazza la logica perversa dei capannoni in ogni dove (in Lombardia c’è addirittura una proposta di legge per consentire la loro costruzione lungo tutte le strade e autostrade!). A Roma viviamo con più drammaticità la divaricazione fra domanda di alloggi economici in affitto e offerta di case ad alto prezzo ed alto fitto. Ora i costruttori, usando la leva dell’emergenza abitativa chiedono sempre nuovi suoli a loro uso e consumo, gettandosi alle spalle il troppo complicato recupero dell’esistente. Una catena infernale che ci allontana sempre più dai paesi più evoluti dove l’offerta di affitto è rilevante e dove non ci si è dimenticati, come da noi, dell’edilizia sociale. Il sindaco di Londra Livingston punta al 100% di nuove costruzioni nelle aree già edificate per non sacrificare nemmeno un metro quadrato di aree verdi.»

Tutto incentrato sulla dimensione etica del paesaggio è stato l’intervento di Salvatore Ritrovato dell’Università di Urbino, il quale ha esemplificato il suo intervento con i casi opposti di San Giovanni Rotondo (assenza di regole) e di Urbino (rigida regolamentazione).

Anna Candelotti del Comitato di quartiere l’Acquedotto e Vincenzo Luciani, a nome delle associazioni Amici del Parco e Periferie, hanno ripercorso le tappe della battaglia contro la megaedificazione di fronte all’Acquedotto Alessandrino (raccolta di 8300 firme su una proposta di iniziativa popolare; esposto alla Procura; assemblee pubbliche) e per evitare, insieme al Comitato di quartiere Tor Tre Teste che in un’altra zona del parco con un dissennato progetto della Prenestina bis si realizzi un’autostrada a quattro corsie con grave danno ambientale e paesaggistico nel parco e nel quartiere.

Dal canto suo, impossibilitato a partecipare, l’ex Sovrintendente La Regina ha auspicato in un messaggio «il successo dell’azione intrapresa per la salvaguardia del paesaggio e di un significativo lembo della campagna romana caratterizzato dal tratto più conservato dell’Acquedotto Alessandrino.»


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