La Dream Team compie 18 anni

La parola a Luca Liguori, direttore generale e coach della società pallavolistica romana
Laura Politi - 6 Settembre 2021

Quella del 2021 è stata un’estate magica per lo sport italiano. Dopo la vittoria degli Europei di calcio, sono arrivati i successi di Olimpiadi e Paralimpiadi, conditi dalla salita sul tetto pallavolistico d’Europa delle campionesse italiane. Insieme ai grandi risultati nazionali, vanno però ricordati la fatica e il sudore delle piccole realtà locali, arterie del movimento sportivo e antidoto alla dispersione del potenziale di tanti ragazzi e ragazze.

La pallavolo romana conta dal 2003 sulla presenza della Dream Team, la società nata a Casal Bruciato e che questo settembre festeggia i suoi 18 anni di attività, anni dediti alla formazione di giovani leve. In occasione di questo compleanno dalle tinte gialle e blu, abbiamo incontrato Luca Liguori, direttore generale e coach della Dream Team.

Quali sono le soddisfazioni più grandi raggiunte in questi 18 anni di attività?

La soddisfazione più grande è quella di aver contribuito in maniera fattiva ed importante alla crescita di tante giovani dei nostri quartieri. Essere riconosciuti come una società sportiva che fornisce qualità non solo tecniche ma anche valoriali alle famiglie e ai giovani che si avvicinano al nostro sport è probabilmente la nostra più grande soddisfazione. Guardare avanti e migliorarci ancora è il nostro più grande obiettivo.

Cosa possiamo aspettarci dalla Dream Team e in particolare dalla stagione che sta iniziando?

Si respira un’aria nuova, siamo un po’ ad un 2.0 o un 3.0. La realtà è che cresciamo ed evolviamo ogni anno, cercando di migliorare e fare qualcosa di meglio. Di sicuro abbiamo un settore giovanile molto buono e dalle nostre squadre ci aspettiamo tanto. Abbiamo uno staff tecnico fatto di professionisti indiscussi e che è tra i migliori della regione e non solo, quindi le aspettative sono tante, a tutti i livelli, anche con la prima squadra. Il primo traguardo però sarà far arrivare a voi, a chi ci segue dall’esterno, tutta la passione e l’impegno che ci stiamo mettendo per perseguire i nostri obiettivi agonistici.

Lavorare a contatto con i giovani vuol dire trasmettere loro valori, oltre che le regole di uno sport. Cosa significa assolvere questo compito?

Significa tanto, direi tutto. Ricorrendo ad un’espressione di Simon Sinek, è il motivo per cui ci alziamo la mattina, è il nostro più grande perché. Da qualche anno andiamo ripetendo che noi esistiamo come realtà per le nostre ragazze, per i nostri giovani, e non c’è cosa più vera. Potrei raccontare tanti aneddoti e tante cose che stiamo cambiando per migliorarci nell’aiutare i nostri giovani alla crescita, ma servirebbero giornate ed infinite battute alla tastiera. Bisogna provare, vedere ciò che si fa, perché con ogni atleta la strada è differente, e forse è anche per questo che il lavoro che facciamo ci entusiasma e non ci stanca mai. Non si ripete mai nulla e si imparano sempre cose nuove ed utili. E lo si fa per gli altri prima che per sé stessi: un aspetto che credo ci motivi ancora di più e ci faccia sentire appagati.

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Il team gialloblù si muove da quasi un ventennio nella Capitale. Quali sono le difficoltà e gli aspetti positivi dell’operare nelle diverse zone della città?

Casal Bruciato, Verderocca, Colli Aniene, La Rustica, Quintiliani, Pietralata: ci muoviamo un po’ ovunque nei nostri territori. Le difficoltà sono sicuramente logistiche; la pandemia in questo senso non ha aiutato. Noi siamo convinti che con le istituzioni scolastiche e con il Comune e le sue espressioni territoriali, oltre che con le altre realtà sportive locali, si possa ed anzi si debba fare rete. Da soli non si va lontano e soprattutto non si cresce quanto si potrebbe. Noi siamo stati bravi e fortunati in passato, poi abbiamo dovuto saperci reinventare al di fuori delle palestre comunali, quelle elementari per intenderci. Per fortuna la nostra reputazione ci ha aiutato a rimanere un punto di riferimento per le famiglie e quindi oggi che tutto sta ripartendo pian piano, possiamo guardare al futuro con fiducia. Certo, l’impossibilità di programmare con sicurezza su base pluriennale è un bel danno, non a noi in quanto realtà ma per tutta la comunità locale. Le sicurezze che ci sono una stagione rischiano di sparire in quella successiva, e questo non è un buon modo per fornire dei luoghi sicuri e di rifugio ai ragazzi nei confronti delle devianze. Ci vorrebbero più programmazione, coraggio e capacità gestionale in questo senso da parte di politici e dirigenti. Il mondo dello sport è un valore, non solo prima della contesa elettorale o quando c’è da pagare un canone: lo è sempre. Sarebbe bello se prima o poi qualcuno riconoscesse davvero e con coraggio questo immenso valore al nostro impegno e a quello di tanti operatori sportivi della Capitale e d’Italia.


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