La frutteria La Mela, primo negozio del Torrino

Intervista al titolare al titolare, Luigino Nanni, trentacinque anni dopo
Patrizia Artemisio - 29 Ottobre 2021

A chi non è venuta voglia di vivere a Stars Hollow dopo aver visto la serie Una mamma per amica? Ebbene, se siete davvero determinati, suggeriamo prontamente di lasciare Hollywood, attraversare l’oceano, atterrare nella città di Giulio Cesare e poi, in un certo qual modo, snobbarla. Potreste ad esempio dire al tassista di portarvi al Torrino, e sì, ditegli pure che confina con l’Eur affinché possa orientarsi, ma non pensate neanche per un attimo che sia la stessa cosa. L’Eur è una anziana signora aristocratica, il Torrino è uno dei suoi figli, ormai di mezza età, che una volta ha creduto di voler fare il cow boy e infine si è accomodato in poltrona, ha indossato un Borsalino e si è acceso un cubano. Al suo fianco, tutto bici, fumetti e sneakers ai piedi, cresce il giovane Mezzocammino. Come a Stars Hollow, il cuore pulsante della comunità dei residenti del Torrino sono i negozi al dettaglio. Da sempre luoghi di scambio di informazioni, sorrisi, lamentele, curiosità, affetti, trasformano un dormitorio in quartiere.

Abitare a Roma è andato a trovare uno dei primi ad aver aperto la saracinesca in Via Cina: la frutteria La Mela che occupa il civico 354.  Al titolare, Luigino Nanni, abbiamo chiesto quando è nata la frutteria e com’era il quartiere in quegli anni. “Abbiamo aperto nel settembre dell’ottantasette,  – racconta Luigi – più di trent’anni fa. Quando sono arrivato c’erano pochissimi negozi. Mostacciano, con le sue attività, esisteva già ma qui al Torrino c’era soltanto la Conad di via Cina, poi siamo arrivati noi e successivamente hanno aperto gli altri supermercati. Dall’87 in poi è stata una continua evoluzione, molte case erano vuote ed altre erano in costruzione. Si poteva però già vedere più o meno quello che sarebbe diventato. Gli autobus c’erano anche se un po’ scarsi, le corse riguardavano solo le strade principali. Il verde non è cambiato molto, così era e così è”.

La clientela è cambiata nel tempo?

“Sono più o meno gli stessi, da quando è nato Mezzocammino ai clienti affezionati abbiamo aggiunto molti giovani. La mia è una frutteria come quelle di una volta, qui non trovi i frullati o altri prodotti preparati ma non manca mai la verdura già pulita perché la gente va a lavorare, torna stanca la sera, non ha tempo di fare le cose perciò gliele preparo”.

La vostra è una azienda di famiglia?

“Si siamo io e mia moglie Stefania, adesso è subentrato anche mio figlio Filippo”.

È difficile lavorare in coppia?

“Beh.. insomma non è tanto facile! Ci sono sempre discussioni inerenti al lavoro, magari riguardanti la disposizione della merce, ma poi, finito il lavoro, tutto come prima”

Dar Ciriola

Qual è il segreto del successo di questo negozio?

“È nello scegliere prodotti di qualità e nell’offrirli ad un prezzo ragionevole. Poi è importante l’onestà, la serietà. Io con il cliente creo una relazione, per me diventa come una persona di famiglia. Infatti, quando succede magari che qualcuno non lo vedo più, mi preoccupo, mi dispiace e penso che sia colpa mia. Mi faccio un esame di coscienza e cerco di capire se ho sbagliato io qualcosa perché a me sembra sempre di fare bene. Prima me la prendevo tanto, adesso a dire la verità un po’ meno, certo mi dispiace ma non mi ci ammalo più perché altrimenti non vivo!”

Con la pandemia cosa è cambiato?

“Ho fatto tante consegne a domicilio! Ho cercato in ogni modo di accontentare una grande quantità di persone, anche persone nuove che non avevo mai visto, alcune ora sono diventati miei clienti ma all’inizio, sinceramente, è stata dura. Con la paura poi di ammalarci: quando andavo a casa la sera e mi rilassavo un attimo, mi sentivo dolori dappertutto, mi prendeva il panico. E’ stato un periodo difficile, la gente aveva paura e noi anche, perché vedevamo gente in continuazione…”

Ora va meglio?

“Si, siamo più tranquilli, quasi tutti vaccinati, certo bisogna stare sempre attenti ma siamo più tranquilli”.

Nell’attività è subentrato da poco tuo figlio, la nuova generazione che immagino veda il lavoro in modo diverso, ha in mente cose nuove? Le condividete?

“Si, ha sempre idee diverse, ogni tanto gli viene in mente qualcosa ed io magari lo contrasto, in seguito se ne parla. A differenza di me, lui è molto tecnologico e vorrebbe fare tante cose ma io non riesco a seguirlo in questo. Adesso sembra che tutti vogliano fare gli ordini con whatsapp, io però preferisco che mi chiamino al telefono, preferisco parlare con i clienti, spiegargli cosa c’è e magari dirgli ‘questo oggi è meglio di no, prendi un’altra cosa..’. Ma i tempi stanno cambiando e le cose andranno così”.

 

Cantava Doris Day al suo bambino in un celebre film di Hitchcok:

Que serà serà,

whatever will be, will be…

 

 


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