La guerra della Nazione. Italia 1915-1918

Apertura della mostra fotografica al Museo di Roma in Trastevere dal 25 giugno al 30 settembre
di Serenella Napolitano - 25 Giugno 2009

1- Fonderie ed acciaierie di Terni. Proietti da 381. 2- Ponte di barche sull’Isonzo. 3- Baraccamenti in alta montagna. 4- Società an. FIAT, Torino. Reparto femminile.

Oggi presso il Museo di Roma in Trastevere a piazza Sant’Egidio è stata presentata dall’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma, la Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma e l’Archivio Centrale dello Stato la mostra fotografica su La guerra della Nazione 1915-1918. La mostra potrà essere visitata dal pubblico dal 25 giugno al 30 settembre 2009.

Attraverso le foto si cercherà di rappresentare e far rivivere quelli che sono stati i momenti drammatici che sconvolsero l’Italia durante i primi decenni del secolo scorso. Non a caso i curatori della mostra hanno più volto ribadito che è stato preferito come titolo alla mostra non Prima Guerra Mondiale o Grande Guerra, ma Guerra della Nazione perché si trattò dell’unico conflitto che trovò l’Italia impegnata nei quattro sanguinosissimi ed estenuanti anni di una guerra come unico popolo, nato da poco, ma facente parte di un grande stato.

Una guerra che vide impegnato un popolo, appunto una nazione ancora risorgimentale; tali non possono essere definite, se non idealmente, le guerre d’Indipendenza: guerre di eserciti semiprofessionali, supportati dall’aiuto di minoranze patriottiche, con una Nazione non ancora riunita in Stato. Né tali possono essere definite la guerra di Libia, o quella di Spagna e d’Etiopia; né la seconda Guerra Mondiale, conclusasi purtroppo, malamente.

Alla conferenza stampa è intervenuto il sovrintendente ai Beni Culturali Umberto Broccoli, che attraverso aneddoti di vita personale, ha cercato di sottolineare l’impeto e la passione di chi ha combattuto in quegli anni “Vedendo queste foto – ha aggiunto – mi sembra di sentire i canti degli alpini che andavano a combattere per una patria appena nata”. Mentre il suo discorso si soffermava sugli orrori della guerra, che segna non solo gli uomini ma l’intera natura. “Una natura uccisa – ha continuato – porta con sé qualcosa di morto a rappresentare una guerra che non è mai finita”.

Il Sovrintendente all’Archivio Centrale dello Stato Aldo G. Ricci ha sottolineato i motivi della mostra, nata da una riflessione: il Paese finalmente si identifica in una Nazione, specialmente dopo la disfatta di Caporetto. “E’ una mostra didattica – aggiunge- priva di riferimenti bibliografici, semplice, fatta da foto. Perché l’immagine, a volte, è molto più eloquente di una parola. Sulla stessa linea ha continuato Marco Pizzo, vicedirettore del useo Centrale del Risorgimento, spiegando come durante la guerra, non c’erano solo i fotografi che seguivano le truppe ma anche i pittori soldati che attraverso i supporti più svariati immortalavano le drammatiche scene di guerra.

Le foto in mostra vengono dalla raccolta ‘la rivoluzione fascista per commemorare la marcia su Roma’; dal fondo fotografico dello Stato maggiore che conserva circa 900 foto e 500 lastre; dal fondo del Ministero delle armi e munizioni a documentazione della mobilitazione industriale e civile che interessò l’intero Paese.

Una mostra fotografica quindi per far conoscere la propria storia, quella di una Nazione in guerra, “Perché chi non riesce a conoscere la propria storia prima o poi è costretto a riviverla”.

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