La notte degli dei

In scena al Teatro alla Scalo, dal 16 al 23 febbraio 2010

Un percorso ironico e al tempo stesso crudele nei rapporti tra potere, società civile e mondo “libero” dell’arte. “La Notte degli Dei”, spettacolo teatrale di fama internazionale tradotto per la prima volta in lingua italiana, è stato in scena al ‘Teatro allo Scalo’ a Roma, quartiere San Lorenzo dal 16 al 23 febbraio. La commedia, scritta da Miro Gavran, tradotta in italiano e diretta dalla regista italo -croata Gorjana Ducic, si snoda attraverso l’interazione tra tre uomini che, all’inizio, appaiono soltanto come tre amici ubriachi, ma si rivelano poi essere il Re Sole Luigi XIV, il suo commediografo Molière e il suo buffone di corte, interpretati rispettivamente da Sandro Torella, Pietro Bontempo e Claudio Gnomus.

Il Re Sole è un personaggio molto complesso, dalle molteplici sfaccettature: sembra essere alla ricerca della vera amicizie che non è in grado di trovare negli ambienti di corte, ma non riesce mai a fare a meno di mostrare il lato autoritario del potere, che spesso usa per soddisfare i propri capricci, e che vorrebbe usare anche per conquistare l’anima dei propri sudditi, dei suoi amici, delle donne.

La figura di Molière si oppone a quella del Re Sole, e rappresenta l’artista apparentemente asservito al potere politico, ma che in realtà non riesce a soffocare quella voglia di libertà che l’arte meriterebbe, né, alla fine, a non esprimere il proprio disgusto per un potere onnipresente e irrispettoso di qualunque cosa. E infine il buffone, la figura che di primo acchitto sembra servire da spalla, ma in realtà si rivela centrale.

Grazie ad un ribaltamento di ruoli, elemento chiave dello spettacoli, molte cose, hanno una doppia faccia in questa divertente e sottile commedia, che è stata tradotta dal croato in molte lingue, ed è stata presentata in oltre 15 Paesi nel Mondo. Un testo profondo, quello di Gavran, che Gorjana Ducic ha ben diretto cogliendo nell’opera del drammaturgo croato quella sottile corrispondenza con l’attualità. “Molière non è Il Molière storico, Luis XIV non è Luis XIV storico eppure – tutto ciò che dicono, tutto ciò che accade in palcoscenico, è anche un fatto storico” afferma la regista. Uno spettacolo sottile, curato nei minimi dettagli, dalla semplice scenografia curata da Zdeno Ducic che molto ricorda la ghigliottina usata nei tempi dell’ancienne regime, ai costumi; dalle luci, all’intensità di recitazione degli attori ben calati nelle loro doppie parti di Re, Buffoni e di artisti.
 

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