La periferia prende vita con il progetto “Morandi a colori”

Sabato 14 novembre l'ideatore dell'iniziativa Carlo Gori ha inaugurato le opere realizzate da numerosi artisti all'interno del complesso Ater di viale Morandi
di Romilda Salvati - 16 Novembre 2015

Nel 2004, dalla collaborazione dei Centri Culturali Municipali “Michele Testa” e “Giorgio Morandi” nasce il progetto “Morandi a colori”. La sede del secondo citato, come sappiamo, si trova nella periferia della periferia, in una zona del quartiere Tor Sapienza da sempre considerata buia e “persa”: il complesso ATER di viale Giorgio Morandi.

(Nella foto seguente opera di Carlo Gori; tecnica che simula l’effetto dell’acquerello. Da un turbine o un’onda si giunge a un occhio che guarda oltre: “metafora della fantasia”, dice lo stesso autore)
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11Il progetto “Morandi a colori”, però, ci ricorda che chi guarda con l’occhio dell’arte e della cultura la speranza non la perde mai del tutto: il 14 novembre Carlo Gori, curatore dell’iniziativa, ci guida tra le opere che, prepotenti e irriverenti, coprono ormai le mura esterne del complesso.

12Quella che ci accoglie in questo sabato mattina è decisamente un’atmosfera di festa: cibo, musica, fotografie, bambini. Bambini un po’ artisti, possiamo dire oggi: l’opera concettuale di Andrea Biavati “Open Wall” consiste in delle cornici lasciate vuote appositamente per consentire agli avventori di dare sfogo al proprio estro.

(Opera concettuale di A. Biavati: cornici grandi e piccole in cui gli avventori sono invitati a creare e ricreare, evolvere, integrare e pregati di documentare il mutamento dell’opera caricando le foto su facebook. Essenziale la pubblicità e la collettività dell’opera in evoluzione)

Comincia ad emergere il senso del progetto: non solo arte, ma connessione tra persone. Una donnina dipinta sul muro, come stesse davvero salendo le scale, guarda nelle finestre delle case: realistica e simbolica, segna la comunicazione tra opera d’arte e abitanti del complesso.

Carlo Gori ci sottolinea che la “connessione” non vuole essere solo astrazione e fantasia: “ un posto del genere è una risorsa socioeconomica”, dice indicandoci il piccolo anfiteatro, anch’esso da poco messo in sicurezza e decorato da Mauro Sgarbi e Pino Volpino.

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(Anfiteatro restaurato, pulito e decorato prevalentemente da M. Sgarbi: alberi antropomorfi, volpi e farfalle coloratissimi su gradoni e pareti di sfondo. Compare anche un’opera di Volpino estremamente eloquente: una papera e un rospo, in stile simpatico, quasi bambinesco, portano tra questi palazzi, invitati alla scelta, il dubbio amletico “essere o non essere?”.)

Proprio di Volpino altre opere estremamente significative: una famiglia, perché Morandi a colori vuole essere un progetto coinvolgente per grandi e piccini; una grossa papera o forse una gallina che ha le ali ma non sa volare e ben si accorda con la condizione di quel bacino di potenzialità inespresse quale è la periferia romana. “Lascia che l’acqua lavori” è l’ambigua frase che grandeggia di fianco al volatile: acqua come quella che disgrega il cemento di questi palazzi abbandonati a se stessi, ma anche acqua che è viva e fresca, come queste opere che sembrano aprire uno spiraglio di luce.

Ancora Volpino, in collaborazione con i volontari dell’associazione Antropos, realizza il mosaico di omini blu che copre fitto la parte sottostante di un balcone: uomini diversi, tutti in attesa di cambiamento.

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(Opera nata dalla collaborazione tra l’associazione Antropos e Volpino: uomini stilizzati affiancati alla papera, tipica nel lessico figurativo dell’artista e simbolo di potenzialità frustrata - ha le ali ma non sa volare. Il senso: dire un no secco a un’attesa infinita di degrado e impotenza, portare un rinnovamento dal basso per imparare a volare.)

14Rilevantissimo e innovativo anche il contributo di Beetroot, un’artista dalla tecnica davvero rivoluzionaria: lo stencil viene realizzato su superfici stuccate in maniera irregolare per amplificare il contrasto di chiaroscuri.
E’ la tecnica utilizzata per realizzare la bambina intenta a giocare a nascondino che occupa quasi interamente la parete laterale rispetto all’ingresso principale del centro culturale (e un’aquila in volo nell’anfiteatro).

(Bambina intenta a giocare a nascondino, si porta il dito davanti alla bocca per invitare l’osservatore al silenzio. Al momento il tutto è completato da una frase in rosso sulla destra del soggetto “gli uomini costruiscono muri, ma sono i bambini i soli a saperli usare”. Opera di Beetroot sul tema dell’innocenza come alternativa ai conflitti tra adulti.)

Di Roberto Farinacci, vissuto nella vicinissima via Tranquillo Cremona, è l’opera che si snoda su più muretti contigui.

Colpisce il richiamo a Picasso, Modigliani, Tiziano, tutti citati visivamente senza mai ricorrere alle tecniche che realmente essi usarono.

4(Roberto Farinacci, pittura su cemento grezzo.)

13Lo stesso concetto è espresso da Gori e sua moglie nella citazione artistica di Giorgio Morandi: i temi e l’impatto visivo sono i suoi, ma mutano le tecniche, le cromie.
Le nature morte ci sono, ma sono bidimensionali e realizzate con colori fluorescenti e surreali, niente a che vedere con l’originale e realistico olio su tela dell’artista italiano.

(C. Gori: citazione bidimensionale di G.Morandi. Immancabile l’ironica provocazione della domanda scritta in stampatello all’interno dell’opera: “Morandi chi? Il cantante?”.)

A conclusione della visita guidata da Gori, il presidente del V Municipio Giammarco Palmieri ribadisce lo scopo di questa grande opera artistica e di quello che dovrebbe essere una sano progetto sulle periferie anche in ambito politico: creare luoghi che favoriscano la creazione e la conservazione di comunità locali.
Ospite anche il Tenore Enrico Bonelli, che si esibisce e dà notizia dell’apertura del suo laboratorio di ascolto approfondimento di musica lirica e canzone napoletana, ovviamente nell’ormai meraviglioso e colorato centro culturale.

(Bonelli, Gori e Palmieri)

La parola d’ordine è fornire stimoli per rompere il grigiore di questi palazzi. Originalissima iniziativa che infonde speranza, il nuovo volto del Centro Culturale Municipale Giorgio Morandi ha un notevole valore anche da un punto di vista strettamente artistico.
Una ventata di cultura e soprattutto di collaborazione per emergere dal buio, per costruire una “cultura di connessione”.

(L'entrata al centro culturale municipale Giorgio Morandi. Tributo a G. Morandi. Gigantesco volto realizzato da Carlos Atoche, perfettamente integrato con l’architettura del palazzo. Le sedute ricavate dai muretti di recinzione ritraggono i palazzi circostanti in uno spettro di colori surreali. Cielo stellato regalato da Gori a un abitante del complesso ATER di nome Nicola: da una parte della luna il mondo della fantasia, dall’altra una comune ragazza dei nostri giorni, finalmente serena e con gli occhi al cielo.)

Seguite il progetto Morandi a colori anche su facebook: https://www.facebook.com/morandiacolori


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