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La rinascita dello Studio Fersen

Imparare il teatro di Alessandro Fersen, dall' applicazione del metodo Stanislavskij alle ricerche su riti di possessione e invasamento delle comunità afrobrasiliane.

Lo “Studio Fersen” riapre i battenti, a Roma, il prossimo 14 ottobre e lo fa per volontà della Fondazione Fersen di Arti Sceniche, all’interno dello storico ITIS Galileo Galilei.

Fersen e studenti
Fersen e studenti

I corsi saranno suddivisi in due quadrimestri: il primo, da ottobre 2013 a febbraio 2014, mentre il secondo da marzo a giugno. Si articoleranno in quattro giorni alla settimana per quattro ore, dalle 18 alle 22, per permettere la partecipazione a chiunque voglia avvicinarsi al mondo del teatro. Tecnica psicoscenica, Il potenziale espressivo del corpo, L’eredità dei maestri ed Esercitazioni, i corsi previsti per il primo quadrimestre. Un bel nuovo inizio, insomma, e non è cosa da poco in un momento in cui per l’arte e la cultura in Italia ci sono pochi spazi, pochi fondi e poche speranze.

Lo studio, creato nel 1957 da Alessandro Fersen, drammaturgo, regista e teorico del teatro, è rimasto aperto fino agli anni ’90 ed è stato un punto di riferimento per la scena culturale italiana. Frequentato da intellettuali e artisti come Pasolini, Dario Fo, Grotowski ed Andy Warhol, dagli insegnamenti del drammaturgo sono nati attori come Paola Pitagora, Monica Guerritore, Claudia Cardinale, Alessandro Haber e Cosimo Cinieri.

Fersen partì dal metodo Stanislavskij, assimilandolo e superandolo, consapevole della necessità per l’attore che il raggiungimento dell’intenzione del personaggio dovesse essere sostituita da un processo maggiormente introspettivo. La conoscenza del ruolo doveva passare attraverso una conoscenza di sé (l’attore) prima che attraverso la conoscenza dell’altro (il personaggio). La tecnica di Fersen prese il nome di psicoscenica e assunse i tratti di una vera e propria grammatica interiore che trae spunto dagli esercizi, antitetici, dell’abbandono e del controllo.

La crisi del teatro, diceva, “non va cercata nel drammaturgo, o nel regista, ma nell’attore. L’attore è l’elemento più antico del teatro. È l’attore che ha perso forza. Perché prima di agire nel teatro, era ancora vicino al rito, era una specie di sacerdote, era uno sciamano”. E proprio l’idea della vita teatrale come ritorno alla dimensione del rito è stata l’impronta antropologica che Fersen ha attribuito alla sua ricerca, portata avanti con vere e proprie esperienze sul campo come lo studio del Candomblé, il rito di possessione sacro praticato nel Nordeste brasiliano.

Per info sui corsi:

www.studiofersen.it

info@studiofersen.it


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