

Salvini attende le sigle al Ministero, ma Forza Italia frena: "basta posizioni corporative"
Non è stata una giornata di sola attesa. La protesta nazionale dei taxi, partita all’alba da Fiumicino, è sfociata in momenti di violenza in Piazza Bocca della Verità.
Matteo Hallissey, presidente di +Europa, ha denunciato aggressioni fisiche da parte di alcuni manifestanti: «Ci hanno inseguito e tentato di superare i cordoni delle forze dell’ordine tra sputi e calci». Un episodio che sottolinea l’esasperazione di una piazza che rifiuta ogni ipotesi di liberalizzazione.
Dal palco improvvisato, circondato da bandiere e fumogeni, il messaggio è stato chiaro. Riccardo Cacchione, Usb Taxi, ha messo in fila le ragioni della rivolta: non solo Uber, ma soprattutto un vuoto normativo che si trascina dal 2019 e che – secondo i sindacati – ha spalancato le porte al Far West delle piattaforme digitali.
Nel mirino finiscono gli algoritmi: «Noi lavoriamo con tariffe comunali fisse, loro le modificano in tempo reale – è l’accusa – massacrando cittadini e lavoratori nei momenti di maggiore domanda».
La parola che rimbalza tra i manifestanti è una sola: dumping. Il timore è quello di essere risucchiati in un sistema di “caporalato tecnologico”, dove il tassista diventa un rider del volante al servizio di fondi d’investimento stranieri.
Davanti a Montecitorio non c’è solo Roma. Pullman e delegazioni sono arrivati da Milano, Trieste, Napoli. Una protesta nazionale che rivendica la difesa del taxi come servizio pubblico locale.
Luca Lamperti, tassista milanese, lancia l’allarme guardando già alle Olimpiadi invernali: «I grandi eventi non devono diventare il cavallo di Troia per consegnare il mercato alle multinazionali».
Sul fronte politico, la maggioranza mostra tutte le sue crepe. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini prova a smorzare i toni e prende tempo: «Domani pomeriggio incontrerò tutte le sigle al Ministero». Ma dentro l’esecutivo non tutti parlano la stessa lingua.
Il sottosegretario Tullio Ferrante (Forza Italia) segna una linea opposta, definendo «inaccettabili» le posizioni corporative e ribadendo la necessità di aprire il mercato, rafforzando il ruolo degli Ncc e delle piattaforme come Uber, considerate complementari al trasporto pubblico.
Intanto i tassisti restano davanti al Parlamento. La piazza non si scioglie e promette di resistere fino a segnali concreti.
L’incontro di domani al Mit viene vissuto come un passaggio decisivo: sul tavolo, la richiesta di firmare subito i decreti attuativi per mettere regole stringenti alle piattaforme digitali e limitare l’espansione del noleggio con conducente.
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