

Ad accogliere autorità e partecipanti, prima ancora dell’ingresso in Aula, è stata la presentazione di un’opera carica di significato: la riproduzione del bozzetto “Le tre età alle Fosse Ardeatine”, realizzato dall’artista Francesco Coccia
Uno sguardo lungo oltre sette secoli, ma con i piedi ben piantati nella storia più dolorosa del Novecento. Così la Sapienza Università di Roma ha inaugurato ufficialmente l’anno accademico 2025-2026, scegliendo il giorno simbolico del 20 aprile, data che segna il 723° anniversario della sua fondazione.
Nell’Aula Magna, alla presenza del sindaco di Roma Roberto Gualtieri e della rettrice Antonella Polimeni, la cerimonia ha assunto un tono che è andato ben oltre la tradizione accademica. Non solo apertura dell’anno, ma un momento di memoria collettiva, quasi un gesto di restituzione storica.
Ad accogliere autorità e partecipanti, prima ancora dell’ingresso in Aula, è stata la presentazione di un’opera carica di significato: la riproduzione del bozzetto “Le tre età alle Fosse Ardeatine”, realizzato dall’artista Francesco Coccia.
Un’immagine che non si limita al valore artistico, ma si fa simbolo e monito. Il riferimento è alla tragedia delle Fosse Ardeatine, teatro dell’eccidio del 24 marzo 1944, una delle ferite più profonde della storia italiana.
Nelle parole della rettrice Polimeni, l’installazione diventa un ponte tra epoche: un omaggio alle vittime di allora, ma anche un richiamo alle sofferenze di oggi, ai civili travolti dalle guerre contemporanee, spesso invisibili nelle cronache quotidiane.
Il cuore della cerimonia è stato però segnato da una rivelazione destinata a lasciare il segno. Una ricerca inedita ha portato alla luce un dato finora sconosciuto: tra le 335 vittime dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, ben 18 avevano un legame diretto con la Sapienza, tra docenti, studenti e laureati.
Non un dettaglio, ma un elemento che ridefinisce il ruolo dell’Ateneo durante l’occupazione nazifascista. La presenza così significativa di figure legate al mondo universitario suggerisce un obiettivo preciso: colpire i luoghi del pensiero critico, spegnere sul nascere ogni forma di dissenso culturale.
Allo stesso tempo, questo dato racconta anche altro: una comunità accademica tutt’altro che passiva, coinvolta attivamente nei percorsi della Resistenza e nella difesa della libertà.
A sottolinearlo è stato il sindaco Roberto Gualtieri, che ha parlato di una “innovazione storiografica” capace di illuminare con maggiore chiarezza le dinamiche repressive del regime fascista.
Il messaggio è netto: le università libere fanno paura ai regimi. Perché sono luoghi di formazione del pensiero autonomo, spazi in cui si costruisce il senso critico e, con esso, la possibilità stessa di opporsi.
Così, l’inaugurazione dell’anno accademico si trasforma in qualcosa di più di un rito istituzionale. Diventa un momento in cui passato e presente si intrecciano, ricordando che la libertà – anche quella di studiare, insegnare e ricercare – non è mai un dato acquisito, ma una conquista da difendere ogni giorno.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.