La scuola, ultimo baluardo
“La scuola non è un campo di battaglia” - articolo di Pietro Zocconali, presidente Associazione Naz. le SociologiRicevo dal mio amico e collega Pietro Zocconali, presidente Assoc. Naz. le Sociologi e giornalista, un breve scritto dal titolo “La scuola non è un campo di battaglia” che riporto di seguito, ben sapendo che individua con doloroso stupore, un diffuso atteggiamento degli utenti di questa Istituzione che, a dispetto del volontarismo eroico di insegnanti mal pagati ma caduti in un discredito come categoria (che li accomuna agli operatori della sanità per esempio) questi vengono considerati spesso e impunemente, oggetto di critica se non di sfogo alla frustrazione personale.
Con l’occasione vorrei segnalare un libro notevole ed illuminante sull’argomento, comprensibile anche ai non addetti ai lavori, di Massimo Recalcati, psicoanalista tra i più noti in Italia. Dirigente dell’Irpa (Istituto di ricerca di psicoanalisi applicata) che nel 2003 ha fondato Jonas Onlus (Centro di clinica psicoanalitica per i nuovi sintomi). Scrive per “la Repubblica” e insegna Psicopatologia del comportamento alimentare presso l’Università di Pavia e Psicoanalisi e scienze umane presso l’Università di Verona.
In questo libro – A pugni chiusi. Psicoanalisi del mondo contemporaneo (Feltrinelli) Massimo Recalcati, mettendo in evidenza la vita collettiva degli ultimi vent’anni, fa un intenso ritratto dei problemi del mondo contemporaneo, sotto la luce implacabile della psicoanalisi: le trasformazioni della famiglia, il disagio della giovinezza, il declino irreversibile dell’autorità paterna, il ricorso diffuso alla violenza, lo scientismo come nuova forma di religione, il culto ipermoderno del corpo in salute e del benessere, la medicalizzazione della vita, lo schermo narcisistico dei social, l’isolamento e la spinta melanconica alla morte in un mondo dominato dal consumo e dalla celebrazione dell’immagine, la crisi economica e la precarietà del lavoro, il trauma della pandemia e la sua incidenza sulle nostre esistenze, l’orrore della guerra e della repressione patriarcale degli ayatollah contro le donne.
Non solo, non risparmia commenti sui maggiori protagonisti della politica nazionale e internazionale dell’ultimo ventennio, Berlusconi, Grillo, Renzi, Salvini, Mattarella, Draghi, Trump e Putin.
Un invito alla lettura incoraggiata da una breve citazione dal capitolo Introduttivo – (pag 13):
«Si configura dunque una nuova forma di malessere collettivo; mentre per Freud il disagio dell’uomo scaturiva dall’inconciliabilità tra il programma della pulsione – spinta al soddisfacimento immediato – e quello della Civiltà – differimento del soddisfacimento immediato – oggi il programma della pulsione sembra essersi imposto su quello della Civiltà. (…) Da un lato osserviamo innanzitutto un vuoto di Legge- una sua evaporazione – e, dall’altro lato, il tentativo di restaurare il volto patriarcale della Legge. Sicché, se per un verso la crisi del neoliberismo e dell’euforia nei confronti della globalizzazione e dei mercati è divenuta manifesta, per un altro verso – come fossero rimedi estremi a questa crisi – il rafforzamento dei nazionalismi, il sovranismo populista, il presidio militare dei confini, la follia fondamentalista sembrano essere i nuovi sintomi del disagio della Civiltà. La potenza distruttiva e autodistruttiva della pulsione non si manifesta solo nell’ingordigia illimitata dei mercati o nell’iperedonismo contemporaneo che rivendica una libertà senza Legge, ma anche nei movimenti reazionari che vorrebbero recuperare nostalgicamente un ordine ormai irreversibilmente tramontato».
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“La scuola non è un campo di battaglia” – articolo di Pietro Zocconali, presidente Associazione Naz. le Sociologi
Quello che sta accadendo in questi ultimi giorni, con protagonisti i bambini e, nella parte dei cattivi, i loro genitori, sta destando scalpore. Un giovane allenatore di calcio, studente di ingegneria, che segue i bambini alle prime armi (ho usato apposta questo termine), i “pulcini”, che hanno da 8 a 10 anni, è finito in ospedale romano perché è stato picchiato da un genitore che, convinto di avere come figlio un erede di Pelè, non ha gradito la sostituzione del figlio nel corso di una partitella di pallone. Numerosi i casi di professori, maestri e dirigenti scolastici, presi a botte da genitori che non gradiscono che i loro figli riportino dei brutti voti o sospensioni a scuola.
Sono diversi anni che scrivo articoli o partecipo a convegni e trasmissioni sui media proprio su questi argomenti. Nel dicembre 2005 in RAI sono intervenuto riguardo all’episodio di una bambina picchiata a scuola dai compagni; successivamente, in un convegno a Lamezia Terme, in Calabria, ho parlato del “valore dello sport nella società dei disvalori”. Trattando di sicurezza nelle scuole, ho pubblicato un articolo, dal titolo (che ho ripreso oggi): “La scuola non è un campo di battaglia”; era scaturito da brutti episodi accaduti in alcune scuole siciliane, e raccontava di genitori e studenti che avevano picchiato docenti e maestri elementari. Nel maggio del 2018, in un’intervista, pubblicata su “Viversani”, ho parlato di ”mancanza di rispetto per gli insegnanti e la scuola, spesso anche da parte dei genitori”.
Poi c’è stato il Covid che, oltre a causare vittime, quasi tutte anziane, ha minato il carattere dei ragazzi che, nella fragile età dello sviluppo, sono stati costretti in casa a studiare con i PC e i cellulari, apparecchiature che, da allora, come una potente droga, li ha irretiti e schiavizzati con i loro numerosi specchietti per le allodole. I genitori stessi hanno subito, soprattutto a livello psicologico, il trauma da Covid; sono aumentati a dismisura le separazioni e i divorzi; i papà e le mamme sono sempre più soli, con dei figli da crescere nel modo migliore possibile, figli che hanno perduto il sacrosanto e necessario calore della famiglia.
La scuola, da molti adulti oggi, viene considerata una specie di parcheggio per i loro figli; molti di questi genitori single, nelle ore di scuola vogliono godere di più indipendenza possibile, e, quando la scuola li chiama per cercare di affrontare problematiche dovute al cattivo andamento scolastico dei loro figli, invece di rimproverarli o metterli in punizione (come si usava fare fino al ‘68 del secolo scorso), sentendosi in difetto per l’annientamento della famiglia, prendono subito le loro difese addossando tutte le colpe all’istituzione scolastica e prendendosela con chiunque capiti loro a tiro, insegnanti, direttori e corpo non docente.
Si sa che in questi ultimi anni si sono persi molti valori: la scuola e l’istituzione scolastica in generale, con la scolarizzazione delle masse, hanno perso quel prestigio che avevano una volta. Quando le persone erano quasi tutte poco istruite, pendevano dalle labbra degli insegnanti ed erano pronte “a fare i conti a casa” con figli indisciplinati o svogliati: “suo figlio potrebbe fare di più”, era una frase che spesso veniva detta ai genitori nel corso degli orari di ricevimento.
In effetti, oggi è crollata l’importanza dell’istruzione proprio da quando le persone sono più istruite; sembra un controsenso ma è così: forse è inutile studiare tanto, diplomarsi, laurearsi per poi essere disoccupati o sottoccupati, lavorare magari in bar o ristoranti alle dipendenze di non scolarizzati che a suo tempo hanno imparato un buon mestiere che ha permesso loro di fare una vita agiata.
Una volta i concorsi, per i quali c’era bisogno del “pezzo di carta”, erano molto frequenti e molti giovani riuscivano a trovare quel famoso posto fisso che dava loro la certezza di un reddito per poter mettere su famiglia; ora non è più così: la società e il modo di vivere sono ormai “liquidi” (Bauman insegna), si vive alla giornata; oserei dire: si sopravvive, e la scuola e l’università hanno perso la loro importanza e sacralità.
D’altronde oggi conviene entrare nel mondo dei social, partecipare ai vari “grandi fratelli”, mettersi a cantare, ballare, giocare a calcio, con la speranza di trovare la strada della celebrità e della ricchezza, tutto ciò a prescindere dalla scuola e dall’istruzione, con il fine di riuscire a guardare dall’alto in basso quei docenti, che con i loro stipendi non si possono certo permettere il tenore di vita di certi celebri semianalfabeti.
In conclusione possiamo oggi affermare: “Abaso la squola”.
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