

Dai misteri di Santonocito, in mostra, ai segreti di una socialità riuscita
Foto di Caterina Mammoliti
C’è un posto a San Lorenzo, gestito dall’Associazione culturale 360° (in via degli Equi 57 con ingresso libero), dove capita di trovare il pomeriggio gli accademici dello Zazer con quadri, tavoli, tele e fotografie che si raccontano, e che raccontano la vita degli Accademici. In un flash, in un colore o in una linea tonda ci sono tutte le passioni i crucci e le speranze di una vita.
E allora può capitare anche di trovarsi una sera ad ascoltare, seduti in cerchio, le memorie lontane, quelle che ti riportano al passato, o magari a quel vissuto che non c’è mai stato, o di qualche amore struggente, ritrovando nelle voci adulte dei narratori una purezza che non t’aspetti. E che oggi spunta fuori nei falsetti di voci squillanti, vive, che sanno di pane.
L’accedemia dello Zazer è un progetto finanziato dal III Municipio di Roma ed è stato realizzato dall’Associazione Andolfi, dall’Esercito della Salvezza e dall’Associazione 360°.
Il progetto è finalizzato al sostegno ed al recupero sociale delle persone senza dimora del Terzo Municipio attraverso lo svolgimento di laboratori nel centro diurno Associazione Culturale 360°.
Ma chiamare lo spazio 360° semplicemente “Centro diurno” richiama sinistri ricordi clinici, mentre, è bene sottolinearlo, il locale è un posto di socialità e di socializzazione, dal pomeriggio a sera tarda, quando davanti alle opere degli Accademici ci si ritrovano i giovani a bere qualche birra.
E così lo spazio 360° respira di socialità. E respira perché chi frequenta il locale ha la sensazione, vera più che mai, di trovarsi di fronte a persone che cercano qualcosa. E che non hanno più paura a dirlo: siamo andati per questo a vedere la presentazione della “prima” di Andrea Santonocito, intitolata “il mio mistero”.
Arrivato a Roma dopo aver lasciato la natìa Catania, Andrea ha ritrovato nell’Accademia dello Zazer il gusto dell’espressione, la malinconia impressa dei colori, linee espanse e modulari che attraversano i sogni e le bruciature di una vita. Le opere di Andrea, anzi le donne di Andrea, rimarranno esposte nei locali del 360° affinché ognuno possa accompagnarlo sulle strade di quel viaggio che l’ha portato al risveglio sociale.
Al vernissage di venerdi 24 marzo erano presenti il vicepresidente del III Municipio Rolando Galluzzi, che insieme all’equipe dell’Esercito della Salvezza e della Fondazione Andolfi ha contributo a creare un posto di libera espressione per chi, finora, era stato permesso di dire ben poco.
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