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Lap shame

È terminato da pochi giorni lo spettacolo “Lap shame” al Piccolo Teatro Campo d'Arte di vieri Franchini Stappo

Rosa, la protagonista della pièce interpretata intensamente da Anita Zagaria, è una donna che sente sul suo cuore il peso di un’esistenza mai diventata veramente vita.
Rinchiusa in una stanza di contenzione la donna racconta, si racconta e cerca di ricordare alcuni passaggi importanti del suo passato.
Parola dopo parola, la sofferenza di Rosa si srotola sotto i suoi occhi; avvolta nel suo cappotto lungo lungo la donna rivela la sua compagna di sempre: la vergogna,”senso di impaccio,di timore dovuto a timidezza o ritrosia”.
Com’è chiaro definire un termine, sembra persino facile da sconfiggere, magari contrapponendo un’altra parola come “arroganza” o meglio, “coraggio”.
Ma il tipo di vergogna provato da Rosa sembra essere a priori, sganciato da un comportamento non sempre manifestato; Rosa prova timore e vergogna di se stessa in rapporto agli altri, quegli “altri” che vedono, bisbigliano, puntano il dito contro aggiungendo commenti colmi di regole e bon ton.
Se da piccoli si è liberi dai pregiudizi e dalla cattiva timidezza, con il crescere la percezione di se stessi cambia.
Per Rosa quella percezione è inciampata nella vergogna che l’ha condotta a coprire non solo il suo corpo ma anche la sua anima, a sopravvivere sbirciando il mondo timidamente, a camminare incerta ad ogni passo, a non poter conoscere se stessa; cosa può esserci di peggio che non conoscere chi si è veramente?
Così ogni gesto, ogni sguardo, ogni comportamento di Rosa viene misurato in base alla cornice che rinchiude la donna e la sottopone a pregiudizi e timidezza.

Ed ecco che il non conoscersi diventa quel peggio:Rosa è prigioniera di se stessa, schiava dei suoi pensieri che come un disco rotto le affollano la mente impedendole di respirare e soffiare via le catene che la precludono da scelte, opportunità, sorrisi e felicità.
Ed ora che aveva provato a camminare più decisa, a danzare per scrollarsi la pesantezza accumulata,una porta le si è chiusa davanti; ha sbagliato il tempo, lo ha voluto rincorrere per un attimo, ma il tempo fugge.

Una sola parola può vincere la “vergogna”, un solo elemento più forte di tutti, quel sapore che a Rosa non è mai stato concesso provare:un gesto pieno d’amore per aiutarla a rialzarsi e portarla in braccio per un po’, senza passi stanchi.
Questo è il bene in cui credere e pregare, urlandolo se necessario.
Togliendosi il cappotto e ballando.
Senza vergognarsi.

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