

Secondo i dati di Roma Servizi per la Mobilità, solo in quell’incrocio si sono contati 44 incidenti, 18 feriti e otto investimenti di pedoni
È un giovedì di metà ottobre e in largo Somalia, tra i clacson e il brusio del traffico, si sente il rumore delle ruspe.
È partito il cantiere per mettere in sicurezza uno degli incroci più pericolosi della Capitale, proprio all’altezza del civico 54.
Non un punto qualunque, ma uno dei trenta “black point” di Roma, quelle zone dove le statistiche sugli incidenti raccontano da sole quanto sia urgente cambiare passo.
Dal 21 ottobre, gli operai di Roma Servizi per la Mobilità stanno ridisegnando la geografia di un tratto dove, in pochi metri, si incrociano auto, bus, bici e pedoni. Troppo spesso con conseguenze gravi.
“L’obiettivo – spiega l’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè – è ridefinire lo spazio fisico a vantaggio della mobilità dolce. Riduciamo lo spazio per le automobili e restituiamo sicurezza ai pedoni”.
Dietro l’intervento c’è una lunga analisi. Secondo i dati di Roma Servizi per la Mobilità, solo in quell’incrocio si sono contati 44 incidenti, 18 feriti e otto investimenti di pedoni.
Per fortuna, nessuna vittima, ma il costo sociale complessivo sfiora 1,25 milioni di euro, di cui 380mila euro legati proprio agli incidenti con pedoni coinvolti.
Numeri che bastano a spiegare perché il Campidoglio lo abbia inserito tra i punti neri da trasformare in esempi di sicurezza urbana.
Il progetto punta a ricucire le fratture dello spazio urbano: nuovi attraversamenti pedonali nei punti oggi più critici (come alla fermata dell’autobus), marciapiedi ampliati, segnaletica aggiornata e pavimentazione rifatta.
Tutto con un obiettivo chiaro: rallentare, rendere più leggibile l’incrocio, dare priorità a chi cammina.
Un lavoro tecnico, ma anche simbolico. Perché, in una città che spesso corre troppo, ridisegnare lo spazio significa restituire tempo e sicurezza a chi la vive ogni giorno.
“Mi sento davvero di ringraziare Eugenio Patanè – commenta l’assessora del II Municipio Valentina Caracciolo – per aver incluso largo Somalia tra i black point da mettere in sicurezza. È un risultato che arriva dopo anni di dialogo con i cittadini. Abbiamo lavorato insieme per rendere questa zona più accessibile, più vivibile, più sicura per tutti, soprattutto per le persone più fragili”.
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