Lazio, la caduta delle madri: la regione scivola al nono posto per qualità della vita

A certificarlo è “Le Equilibriste”, il report annuale di Save the Children pubblicato alla vigilia della Festa della Mamma, che fotografa un quadro sempre più fragile per maternità, servizi e natalità

Il Lazio scivola indietro e il conto lo pagano soprattutto le madri. In appena un anno la regione perde tre posizioni nella classifica italiana dei territori più favorevoli alle donne con figli, passando dal sesto al nono posto.

A certificarlo è “Le Equilibriste”, il report annuale di Save the Children pubblicato alla vigilia della Festa della Mamma, che fotografa un quadro sempre più fragile per maternità, servizi e natalità.

Dietro i numeri emerge una realtà fatta di denatalità crescente, consultori insufficienti, sostegni deboli alle famiglie e una rete di protezione contro la violenza ancora troppo limitata.

Un arretramento che pesa soprattutto in una regione dove il costo della vita continua ad aumentare e conciliare lavoro e figli resta, per molte donne, un equilibrio precario.

Il rapporto si basa sul Mothers’ Index, l’indicatore elaborato con l’Istat attraverso la metodologia Ampi, che misura il benessere delle madri analizzando sette aree fondamentali: lavoro, salute, servizi, rappresentanza politica, demografia, soddisfazione personale e contrasto alla violenza.

Per il Lazio il dato segna una frenata netta: il punteggio complessivo cala da 104.641 a 103.469. In testa alla classifica si conferma l’Emilia-Romagna, mentre il fondo resta occupato dalla Sicilia. La regione guidata da Francesco Rocca si ritrova invece nel mezzo, penalizzata soprattutto da tre indicatori considerati strategici.

Il crollo più evidente riguarda la demografia. Il Lazio precipita al diciannovesimo posto nazionale, quasi in coda alla graduatoria. Il numero medio di figli per donna continua a diminuire e il tasso di fecondità resta tra i più bassi d’Italia.

Un dato che racconta molto più di una semplice statistica: fare figli è diventato sempre più difficile, soprattutto nelle grandi città dove affitti, precarietà lavorativa e costo dei servizi rendono la maternità una scelta complessa.

Non va meglio sul fronte sanitario. La regione si ferma al sedicesimo posto nell’area dedicata alla salute materno-infantile. A incidere sono soprattutto la carenza di consultori pubblici e accreditati e alcuni indicatori legati all’assistenza territoriale.

Una situazione che pesa in particolare sulle periferie urbane e sulle aree meno servite del Lazio, dove l’accesso ai servizi per le famiglie resta spesso complicato.

Criticità anche sul versante della violenza di genere. Secondo il report, il numero di centri antiviolenza e case rifugio presenti sul territorio regionale non è sufficiente rispetto ai bisogni reali.

Anche qui il Lazio si colloca nelle retrovie della classifica nazionale, segnale di una rete di protezione ancora fragile in un contesto sociale che continua a registrare richieste di aiuto in crescita.

L’unico indicatore davvero positivo resta quello della rappresentanza politica femminile. Il Lazio conquista infatti il secondo posto in Italia per presenza delle donne negli organismi istituzionali locali.

Un risultato importante ma non sufficiente, perché la crescita della rappresentanza non si traduce ancora in un miglioramento concreto delle condizioni di vita delle madri.

Ed è proprio su questo punto che si è acceso lo scontro politico in Consiglio regionale. La consigliera Pd Eleonora Mattia ha parlato apertamente di una regione “sempre meno accogliente per le madri lavoratrici”, chiedendo alla giunta interventi immediati sulle politiche per la parità salariale e sul sostegno alle famiglie.

Il rapporto di Save the Children, però, va oltre la polemica politica e consegna una fotografia più ampia: il Lazio continua a mostrare due facce. Da una parte la presenza femminile nelle istituzioni e alcuni segnali di modernizzazione; dall’altra un sistema di welfare che fatica a stare al passo con i bisogni reali delle donne e delle famiglie.

E mentre la natalità continua a calare, il rischio è che sempre più coppie rinuncino ad avere figli o decidano di lasciare la regione in cerca di condizioni migliori.

Una tendenza che non riguarda soltanto il presente, ma che rischia di incidere profondamente anche sul futuro economico e sociale del territorio.

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