Le figure “grasse” di Botero. 50 opere dell’artista al Vittoriano

I capolavori del pittore e scultore colombiano, rivivono in occasione del suo ottantacinquesimo compleanno
Vania Garzillo - 14 Maggio 2017

Le inconfondibili opere di Fernando Botero sono in mostra al Vittoriano fino al 27 agosto. Onirici e fantasiosi, fortemente intrisi di tradizione latino-americana, ma anche della pittura rinascimentale, i capolavori del pittore e scultore colombiano, rivivono in occasione del suo ottantacinquesimo compleanno. È la prima mostra monografica in Italia e raccoglierà i dipinti e le serie più famose dei 50 anni di attività del maestro.

Abbondanza, dimensione fiabesca, eco di nostaglia. Questi sono solo alcuni degli elementi stilistici tipici del pittore colombiano Fernando Botero, famoso in tutto il mondo per il suo inconfondibile linguaggio pittorico, immediatamente riconoscibile. La dimensione onirica suggerisce un mondo in via di dissoluzione, forte è il senso di malinconia di un’ America latina dove tutto è più vero e dove le forme emergono in tutta la loro esuberanza e naturalezza.

Ma perché le figure di Fernando Botero sono “grasse”? L’artista, come ha avuto modo di affermare, associa le forme dei suoi soggetti al piacere, all’esaltazione della vita, perché l’abbondanza comunica positività, vitalità, energia, desiderio: tutti concetti che hanno a che fare con la sensualità, intesa tuttavia non tanto in senso erotico quanto come espressione di piacere. Si tratta di una concezione ancestrale, radicata nel sostrato culturale delle società primitive, incluse quelle dell’America Latina, per le quali bellezza e abbondanza erano concetti strettamente collegati (ancora oggi per molti sudamericani una bella donna è considerata tale in virtù delle sue forme generose).

La pittura di Botero, inoltre, unisce la tradizione popolare all’anticonformismo, la fiaba alla religione, ma i suoi personaggi sono privi di stato d’animo, non provano né gioia né dolore. Ci sono i vescovi, i nudi femminili, i giocatori di carte, tutti senza una dimensione morale e psicologica.

Un’arte senza tempo, legata alla storia di Botero, apolide ma legato alla cultura della sua terra.

 

È riuscito tuttavia a coniugare la cultura latino-americana delle origini con quella europea del Rinascimento e poi delle correnti artistiche di avanguardia, come l’Impressionismo. Il risultato si può ammirare nella serie delle versioni da antichi maestri, in cui rifà Giotto e Piero della Francesca, Leonardo e Mantegna, Velázquez e Goya, e in seguito Dürer e Rubens, Manet e Cézanne.

La rassegna, curata da Rudy Chiappini per Artemisia e Mondo Mostre Skira, in collaborazione con l’artista, si potrà ammirare nell’Ala Brasini del Vittoriano.


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