

Incenerire più rifiuti, puntare sul fotovoltaico, ma soprattutto realizzare la metro, 50 stazioni ferroviarie e completare il grande raccordo anulare laziale
“Come poter trovare le risorse sul mercato e interagire con i privati senza perdere il potere di decidere?” s’interroga Piero Marrazzo, presidente della Regione, durante il convegno “Lazio 2020, immaginare il futuro: le infrastrutture”, organizzato dalla Confservizi Lazio alla Sala della Camera di Commercio in piazza di Pietra, martedì 19 febbraio 2008 alle 10.
In campo ci sono tre temi cruciali per il futuro della Regione: la crescita e l’ammodernamento delle infrastrutture, la gestione del ciclo dei rifiuti e l’introduzione di fonti energiche rinnovabili come il fotovoltaico.
Due elaborati, uno presentato dalla Confservizi Lazio sul futuro sistema di governance delle infrastrutture nel Lazio, e l’altro più analitico eseguito dal Censis, hanno evidenziato “la necessità di accelerare la costruzione delle infrastrutture -sottolinea Giuseppe Labarile, presidente della Confservizi Lazio – che si trovano ancora in uno stato di attuazione iniziale. Manca la quantificazione degli investimenti, ad esempio per la delocalizzazione dell’aereoporto di Ciampino a Viterbo.”
“Ma come portare 8 milioni di persone da Viterbo a Roma?" – si chiede Marrazzo.
“La mancanza di pianificazione della pubblica amministrazione – mette in evidenza Giuseppe Roma, direttore del Censis – aumenta il rischio di una crescente insostenibilità del sistema.
Dal 2001 al 2006 gli occupati nel Lazio sono aumentati del 16%, molto rispetto al 6,4% della media nazionale, e così le imprese, cresciute del 12,5%. Ma si è anche moltiplicato il pendolarismo extraurbano: nel 2007 801.000 persone al giorno sono fluite dai comuni laziali nell’area metropolitana romana, circa il 60,2% in più rispetto al 2001. All’allargamento del territorio urbanizzato e allo spostamento della popolazione in periferia si aggiunge un aggravante: l’80% dei pendolari usa la modalità veicolare. Si ottiene così una media di 66 automobili ogni 100 abitanti, un record a livello europeo.
Anche l’incremento di rifiuti urbani che dal 2002 al 2006 nel Lazio sono passati da 2,9 a 3,3 milioni di tonnellate necessita di rapide soluzioni, ossia aumentare di 8 linee le 3 linee di termovalorizzazione dei rifiuti.”
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Dal grafico redatto dal Ministero delle Infrastrutture della Regione si evince come sono stati ripartiti i 26 miliardi di euro di risorse finanziare: l’87,1% per le infrastrutture, il 7,2% per l’ambiente e il 5,8% per l’ambiente, ossia 121 progetti per aumentare le vie di comunicazione contro i 10 e gli 8 progetti per gli altri due settori. Quasi 14 milioni di euro pari al 57% delle risorse economiche sono servite a finanziare il servizio ferroviario e metropolitano.
“Oggi – ricorda Giuseppe Roma – ci sono 53 stazioni funzionanti a livello regionale, in progetto per il 2020 ce ne sono altre 50. Il grande progetto per il trasporto su gomma è il G.r.a.l., il grande raccordo anulare laziale: Civitavecchia, Viterbo, Orte, Fiano Romano, Valmontone, Cisterna. La priorità va dunque data alla costruzione dell’autostrada Roma (Tor de Cenci) -Latina e al collegamento Cisterna-Valmontone.”
L’uso di condizionatori e personal computers, assieme alla crescita del terziario, dei servizi e dei trasporti hanno aumentato il consumo di elettricità al punto che dal 2007 il Lazio anziché esportare è costretto ad importare il 12% di energia.
Il problema dell’aumento della domanda, dello sviluppo e della richiesta di fondi per le infrastrutture può avvalersi di soluzioni finanziare: “alla forma vecchia e tradizionale del debito pubblico – spiega Marco Recalcati, direttore di UniCredit Infrastrutture che ha già finanziato più di 40 financial progect – le banche preferiscono lo schema concessionario o quello detto equity per le infrastrutture. Il ritorno economico dovrebbe essere garantito dalla gestione dei profitti dell’opera una volta realizzata, tuttavia l’assenza di coerenza strategica della cabina di regia pubblica che spesso non assicura interventi e controlli adeguati fa aumentare il rischio di progetto che quindi richiede maggior capitale. La conseguenza finale è l’innalzamento delle tariffe e dell’inflazione.”
“Anche i costruttori hanno bisogno di garanzie per il ritorno del capitale investito -dice Giancarlo Cremonesi, presidente dell’Acer- per questo chiedono le aree limitrofe alle linee metropolitane in cui costruire anche parcheggi a rotazione e alloggi a canone contenuto. Alla necessità di una regia pubblica e di finanziamenti si affianca quella di scelte politiche trasversali tra i partiti. Anche la raccolta differenziata, se poi mancano gli impianti, sembra una presa in giro.”
“Se non c’è rientro nella gestione, – sottolinea Raffaele Morese, presidente della Confservizi- il financial progect alla fine diventa un mutuo”, un ulteriore indebitamento pubblico.
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