

A rendere il quadro ancora più nero, il taglio di oltre 900 mila euro nella convenzione ministeriale destinata all’impianto per il 2025
L’Ippodromo di Capannelle rischia davvero di chiudere i battenti. La Hippogroup Roma Capannelle, società che gestisce il principale impianto del galoppo italiano, ha avviato la procedura di licenziamento collettivo.
Il motivo è sempre lo stesso: “non c’è più sostenibilità economica per continuare l’attività”.
Sono una trentina le lettere di preavviso già inviate ai dipendenti diretti della società, mentre per gli stagionali si profila il mancato rinnovo dei contratti.
Ma l’effetto domino va ben oltre i cancelli dell’impianto: nell’indotto orbitano centinaia di lavoratori – fantini, artieri, veterinari, fornitori, trasportatori – circa un migliaio di persone che ogni anno temono di ricevere lo stesso avviso di fine attività.
“È uno dei momenti più drammatici nella storia recente dell’ippica italiana” scrive in una nota Nuovo Galoppo Italia, che parla senza mezzi termini di “fallimento di un intero modello di gestione”.
La chiusura di Capannelle, sede del Derby d’Italia e tempio del galoppo nazionale, rappresenterebbe “la fine di un’epoca”.
“Tra il 2024 e il 2025 – si legge nel comunicato – sono state tagliate 20 giornate di corse, circa 130 gare in meno. La media dei partenti è crollata a 8,2 cavalli per corsa, segno di un progressivo impoverimento tecnico e di una perdita di competitività”.
A rendere il quadro ancora più nero, il taglio di oltre 900 mila euro nella convenzione ministeriale destinata all’impianto per il 2025.
Secondo l’associazione, “le risorse per gli investimenti sono state interamente assorbite dal Comune di Roma, ma nessun intervento strutturale è mai stato realizzato. Dopo il danno, anche la beffa: fondi stanziati e mai impiegati, mentre l’ippodromo più importante d’Italia rischia la chiusura definitiva”.
Un grido d’allarme che investe tutto il settore:
“Ogni giornata soppressa – prosegue la nota – significa meno lavoro per migliaia di persone: allenatori, fantini, maniscalchi, veterinari, fornitori, addetti ai servizi. L’ippica non può sopportare ulteriori tagli senza collassare”.
Da qui l’appello al Governo: “Serve un intervento immediato per sospendere i licenziamenti e aprire un tavolo di confronto. L’ippica italiana non può morire di burocrazia. Roma Capannelle è un simbolo nazionale: la sua crisi è la crisi di tutto il sistema”.
Dall’assessorato capitolino allo Sport, che ha la competenza sull’impianto, arriva la replica:
“I licenziamenti collettivi ci lasciano basiti e preoccupati. Questa amministrazione ha deciso di affrontare una situazione che nessuno aveva mai avuto il coraggio di risolvere. Il concessionario ha accumulato un debito di 20 milioni di euro verso i cittadini”.
Il Campidoglio rivendica di aver avviato la gara europea per individuare un nuovo gestore:
“Sono quattro le società partecipanti, e le conferenze dei servizi preliminari si chiuderanno entro fine novembre. È una procedura lunga e complessa, ma necessaria per garantire un futuro a Capannelle con nuovi investimenti privati”.
Non mancano le buone notizie: “Grazie a un bando ministeriale da 630 mila euro – aggiunge l’assessorato – sono già stati acquistati strumenti tecnici fondamentali, come le nuove gabbie di partenza e l’autostarter, che resteranno in dotazione all’impianto”.
Per il 2026, Roma Capitale ha chiesto a Hippogroup di proseguire temporaneamente la gestione “alle stesse condizioni degli ultimi due anni”, in attesa della nuova concessione.
“Siamo vicini ai lavoratori e alle loro famiglie – conclude il Campidoglio – e continueremo a lavorare per garantire la continuità occupazionale e sportiva dell’impianto”.
Da oltre un secolo, Capannelle è sinonimo di tradizione e passione per l’ippica. Oggi, però, il suo futuro è appeso a un filo. Tra burocrazia, tagli e debiti, l’ippodromo che ha fatto la storia del galoppo italiano rischia di fermarsi per sempre. E con lui, un pezzo di Roma.
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