

Il Ministero della Cultura blocca i piani di vendita della Rai dopo la rivolta di Fiorello e Arbore
C’è un civico, in via Col di Lana, dove le pareti trasudano ancora il profumo del rimmel, l’eco delle risate registrate e il fruscio delle paillettes che hanno fatto la storia della televisione italiana.
Quel civico è il Teatro delle Vittorie, per decenni la cattedrale profana del sabato sera degli italiani.
Un luogo che ha rischiato di finire all’asta, sacrificato sull’altare dei bilanci aziendali e di una “insostenibilità economica” che rischiava di cancellare la memoria collettiva.
Ma a fermare le ruspe invisibili delle dismissioni immobiliari della Rai è arrivato il colpo di scena più classico: l’intervento dello Stato.
Il Ministero della Cultura ha infatti acceso un faro sulla struttura, sfilandola di fatto (almeno per ora) dal Grande Freddo della cartolarizzazione. Con una nota ufficiale che profuma di tregua, il Mic guidato da Alessandro Giuli ha manifestato un “interesse concreto” non solo per il gioiello romano, ma anche per Palazzo Labia a Venezia.
L’obiettivo? Costruire percorsi di valorizzazione culturale che sottraggano questi immobili storici alle logiche del puro mercato mattone per restituirli alla loro dignità artistica.
La notizia ha il sapore della vittoria per il popolo della televisione. In prima fila, a fare da scudo umano ed emotivo, c’erano i volti che quel palco lo hanno cavalcato, amato e protetto.
Fiorello, che nelle scorse settimane aveva trasformato la sua battaglia in una sferzante satira di strada, ha commentato la svolta durante la sua trasmissione La Pennicanza con il consueto entusiasmo contagioso.
“Il Ministero è pronto a salvare il set storico della Rai. Abbiamo spronato il ministro Giuli e si sta muovendo davvero”, ha raccontato lo showman, svelando un retroscena quasi intimo, un messaggio ricevuto dal ministro: “Siamo poveri, ma ce la mettiamo tutta”. “Il Delle Vittorie rimarrà alla Rai – ha aggiunto Fiorello – magari diventerà un museo, ma questa è una notizia davvero bellissima”.
Un coro a cui si è unita anche Barbara Floridia dalla Commissione di Vigilanza, a dimostrazione che quando si parla di monumenti dello spettacolo, la politica sa ritrovare una rara unanimità.
Tutto era cominciato un mese fa, quando Viale Mazzini aveva inserito il teatro in una lista di quindici immobili da alienare. Costi di gestione troppo alti, si diceva. Una scelta che aveva subito provocato la reazione durissima di Renzo Arbore.
Il patriarca della scuderia Rai aveva definito “avvilente” l’ipotesi di vendere la sala che aveva tenuto a battesimo i sogni di Mina, Raffaella Carrà e Mike Bongiorno, lanciando un appello proprio a Fiorello, l’ultimo re del varietà tra quelle mura con Stasera pago io nel 2004.
L’appello non era caduto nel vuoto. Il 27 aprile scorso, Fiorello e Fabrizio Biggio avevano improvvisato un blitz sotto il teatro, srotolando cartelli di protesta e parlando apertamente di “un crimine contro la storia dello spettacolo”.
Una scossa che ha attraversato anche le nuove generazioni, impersonate da Stefano De Martino, attuale padrone di casa con Affari Tuoi, che va in scena proprio su quel palco: “Pensare di essere l’ultimo a vivere questo spazio mi faceva impressione. Questo posto è un privilegio”.
Oggi, quel privilegio sembra un po’ più sicuro. Le luci del Teatro delle Vittorie non si spegneranno: la storia della televisione ha ottenuto il suo tempo supplementare.
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