Lungo le antiche VIAE romane: Via Aurelia e il Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina

Con le associazioni Omnia Urbes e l’Incontro alla scoperta di piccoli-grandi tesori disseminati lungo le strade della storia

In una calda e soleggiata mattinata romana un gruppo di camminatori (a dir la verità erano quasi tutte camminatrici) hanno ricordato e scoperto uno spaccato della lunghissima storia della città eterna visitando il Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina.

Un piccolo gioiello incastonato della corona delle mura gianicolensi, è allestito all’interno della cinquecentesca Porta San Pancrazio e monumento (nel senso latino del termine, ovvero luogo della memoria) di importanti avvenimenti non solo per la storia della città, ma anche per molte altre città e nazioni.

Quando si percorrono e ripercorrono le strade, le vie che da un lontano passato hanno permesso alla storia, alla cultura ed alla memoria di chi ci ha preceduto di giungere fino a noi, si ripercorrono anche avvenimenti che hanno forgiato la storia.

Via Aurelia, una via consolare (è del III sec. a.C. la memoria di L. Aurelio Cotta che ne volle la realizzazione per collegare Roma a Luni), nastro e filo di collegamento tra l’Urbe e la costa tirrenica settentrionale della penisola, regione disseminata di testimonianze della nascita e dello sviluppo della civiltà etrusca.

Ma Via Aurelia, anche se “nasce e si sviluppa” insieme alla città, continua la sua storia e diventa protagonista di molti avvenimenti, alcuni dei quali, forse anche inconsapevolmente, appartengono a tutti noi.

Nel giugno del 1849, nelle immediate vicinanze di Porta San Pancrazio (dove oggi è allestito il museo) si combatté una delle più sanguinose ed importanti battaglie: la Repubblica Romana guidata dal triunvirato composto da Armellini, Saffi e Mazzini (e forse qualche ricordo scolastico comincia ad affiorare) fu sconfitta dalle truppe francesi chiamate in soccorso da papa Pio IX.

In quei tremendi giorni l’Assemblea terminò la stesura della Costituzione, una carta che ancora oggi potrebbe essere presa ad esempio da molti stati moderni, come ad esempio nell’articolo dove si affermava il suffragio universale, o quello dove si sancivano i diritti civili e politici a prescindere dal credo religioso (siamo, è bene ricordarlo alla metà del 1800)!

Durante quella battaglia, però, un altro avvenimento segnò le nostre sorti: Goffredo Mameli giovane ribelle e sognatore ventenne, colpito a morte, compose un canto (divenuto poi Inno della nazione italiana) per incitare tutti i fratelli italiani ad unirsi e combattere in nome di un ideale superiore.

L’emozione provata nel leggere e osservare frammenti di quelle vite è stata molto forte!

Non moltissime le sale del Museo e una discreta affluenza di pubblico hanno permesso una visita piacevole e coinvolgente, inframezzata da filmati e video che, con l’ausilio della cosiddetta realtà aumentata hanno consentito di poter comprendere appieno le diverse fasi della battaglia e di conoscere in maniera più approfondita le vite dei protagonisti di quegli avvenimenti.

Il museo fa parte del circuito dei “musei in comune” di Roma Capitale, è accessibile a tutti e gratuito. Basta entrare per essere trasportati indietro nel tempo, mentre gli incontri di “Tutte le strade partono da Roma” riprenderanno sabato prossimo con un nuovo ciclo dedicato alla Via Flaminia.

Olga Di Cagno

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