I luoghi dell’abbandono nel IV municipio

Il 16 agosto 2017 è apparso un articolo del direttore del sito collianiene.org Antonio Barcella che condividiamo e che, ringraziandolo qui di seguito, riproduciamo. Ci piacerebbe che le forze politiche che siedono nel IV municipio affrontassero una discussione su questi temi.

La manutenzione delle proprietà comunali, che sorgono sul territorio del Tiburtino, non ha mai brillato per efficienza ma ci sono alcuni edifici cosiddetti storici e di notevole rilevanza e importanza per la collettività che sono abbandonati da un periodo più o meno lungo senza una previsione di interventi o di riapertura. Sono beni della comunità lasciati nello stato di degrado e di abbandono con la solita “scusa” che le casse sono costantemente vuote, le stesse casse che non mancano mai di pagare i lauti stipendi di chi amministra questa città.

CASALE STORICO DELLA CERVELLETTA E TORRE MEDIEVALE – La tenuta della Cervelletta, tra il quartiere Colli Aniene e Tor Sapienza è un frammento della memoria storica di Roma che ha resistito fino ai nostri giorni. La struttura, fra le pochissime ormai rimaste in Regione, si compone di una torre del 1200 alta 27, metri, un casale gentilizio fortificato, un piccolo borgo medievale; intorno agro romano con sorgenti e il fiume Aniene. Nel 1951 due finanziarie edilizie acquistarono dal Duca Salviati la tenuta, il borgo e il casale ; la loro urbanizzazione venne scongiurata da una lunga battaglia promossa dai cittadini e nel 2001, tramite permuta, il Comune di Roma acquisisce questa proprietà e la rende patrimonio pubblico. Dopo il riconoscimento a “Parco” la Cervelletta viene inserita nella Riserva Naturale della Valle dell’Aniene. Il fascino di questo ambiente riporta magicamente a tempi antichi (1200 -1700), dominati dal silenzio di spazi aperti nel verde, dai casali, dalle torri che punteggiavano l’Agro Romano. Come per incanto ci si trova immersi nell’atmosfera illustrata da tanti scrittori e pittori del passato. Ma dal 2001, nonostante puntuali (ed elettoralistici) impegni , non c’è stato nessun intervento economico, nessuna salvaguardia o restauro, nessun utilizzo pubblico e da due anni è in completo abbandono. Si consumano così 15 anni di trascuratezza istituzionale con l’ipotesi, non certo campata in aria, di un danno erariale .
Per chi vuole, la Cervelletta, solitaria e negletta, sta lì: a regalare la propria bellezza e importanti suggestioni; sta lì, retaggio della storia culturale, sociale, scientifica e naturalistica di Roma e della Campagna Romana. “Siamo tornati anche alla Tenuta della Cervelletta, – dichiara la Presidente del IV Municipio Roberta Della Casa nella sua rubrica ‘la Presidente informa’– verificato alcune anomalie e recuperato libri importanti, il progetto di riapertura richiede più tempo del previsto ma resta un nostro obiettivo”. Ancora solo e soltanto parole.

VILLA FARINACCI – È una villa rustica sita all’interno del Parco Petroselli, nella zona Casal de’ Pazzi di Roma. La villa fu fatta edificare nel 1940 dal gerarca fascista Roberto Farinacci, dal quale prende il nome, per farne un deposito di cereali ed un’abitazione per il suo terreno di Aguzzano. Il progetto fu affidato a Lorenzo Chiaraviglio che utilizzò elementi tradizionali dell’edilizia rurale romana, tra cui il travertino. Originariamente villa privata, è di proprietà dell’ente Roma Capitale, formalmente in attesa di essere adibita a centro di informazione ambientale e biblioteca, ma di fatto chiusa al pubblico nonostante la fine dei lavori dichiarata nel 2010. Villa Farinacci è da molto tempo ostaggio di quella odiosa burocrazia che non risolve mai nulla. Il contenzioso è tra il Comune di Roma e il Ministero dell’Ambiente che da almeno 7 anni non trovano un accordo per riaprirla ai cittadini. Sono stati spesi quasi tre milioni di euro per avere una struttura pressoché abbandonata. Per certa politica, l’obiettivo primario è spendere il denaro dei contribuenti, non certo migliorare la vivibilità del territorio. “Dopo anni di incuria e totale abbandono – dichiara la Presidente del IV Municipio Roberta Della Casa nella sua rubrica ‘la Presidente informa’- abbiamo sistemato il giardino di Villa Farinacci che torna a mostrarsi in tutto il suo splendore! Questo è il primo passo che ci porterà a breve all’apertura al pubblico dell’immobile dopo oltre 15 anni di chiusura e chiacchiere.” Ancora solo e soltanto parole.

ARTIGIANMERCATO DI TIBURTINO III – I lavori della struttura di via Mozart (IV Municipio) iniziarono a cavallo degli anni ’70 e ’80. La costruzione avrebbe dovuto svolgere la funzione di mercato rionale. Da potenziale fiore all’occhiello a opera incompiuta. La struttura di via Mozart, denominata “Artigianmercato”, è un progetto mai decollato, l’ennesimo di questo territorio. La storia della struttura è piuttosto complessa, i lavori per la sua realizzazione (una costruzione di oltre 2.000 mq) iniziarono tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli ottanta, in concomitanza con il restyling dell’area del Tiburtino III. L’opera, inizialmente, doveva svolgere la funzione di mercato rionale, accogliendo anche una serie di attività artigianali. Ma i lunghi tempi di gestazione della struttura, uniti a una serie di vicissitudini burocratiche e alle mutate esigenze dei cittadini residenti dell’area del Tiburtino III, resero debole il progetto dell’Artigianmercato fin dalla nascita. Nonostante la “bellezza” della struttura (sei aree di vendita e un’isola dei servizi posta nell’esagono centrale), le attività commerciali non decollarono e molte chiusero i battenti dopo pochi mesi, altre, invece, non aprirono nemmeno perché nel frattempo la grande distribuzione organizzata rendevano ormai superata l’idea di realizzare un mercato rionale a Tiburtino III. Da quel momento in poi sono state tante le proposte di riconversione del progetto ma nessuna ha trovato la strada dell’attuazione lasciando la struttura in abbandono. Ancora solo e soltanto parole.

CENTRO CULTURALE GABRIELLA FERRI – Il tiburtino è sempre più orfano di cultura dopo l’interruzione delle attività nel giugno scorso del Centro Culturale Gabriella Ferri dovuto al bando scaduto e non rinnovato. Una delibera di giunta del 4 aprile annunciava la predisposizione di un bando rivolto alle associazioni culturali che “permetta l’inizio delle attività entro il mese di luglio 2017”. Nulla di fatto, il centro è tutt’ora chiuso. Ancora solo e soltanto parole.

AREA VERDE DI PIAZZALE LORIEDO – L’area verde, bene della comunità di Colli Aniene, è stata chiusa l’8 agosto scorso in seguito al provvedimento del Comune di Roma che ha messo i sigilli al locale Bar Dolce e Salato per “una serie di abusi contestati” (come ha letteralmente dichiarato la Presidente del IV Municipio in un post FB). “Sono abusi edilizi di enormi metrature, – scrive la Presidente in risposta ad un commento sul suo post – modifiche alle destinazioni d’uso dei locali, revocato da anni il permesso di somministrare cibi e bevande e altro. Prima nessuno ha dato esecuzione e comunque ci sono stati i ricorsi…persi”. La società che gestiva l’esercizio commerciale aveva anche in affido l’area verde pubblica sulla quale sorgono le fontane simbolo del quartiere. Non vogliamo contestare l’intervento volto al rispetto della legalità, se ci sono stati degli abusi è giusto che ci siano provvedimenti adeguati alla violazione, ma sosteniamo ad ALTA VOCE che l’area pubblica deve essere prontamente restituita al territorio. Il parco è molto utilizzato da famiglie e bambini, ben curato da chi l’aveva in affido, oltre ad essere uno dei pochi progetti dell’amministrazione capitolina migliorativo per le periferie. È patrimonio di tutto il territorio e non solo della comunità di Colli Aniene. Ora quel luogo rischia di cadere nel degrado… e la nostra periferia ne ha già abbastanza di posti fatiscenti. L’associazionismo del quartiere si è reso disponibile “temporaneamente” a farsi carico di aprire e chiudere l’area verde pubblica purchè AMA e Servizio Giardini si occupino della cura e pulizia dell’area. Dal Municipio… nessuna risposta. Questa volta non ci sono neanche le parole

Abbiamo parlato solo dei casi più rilevanti, tanti altri luoghi del IV Municipio sono in stato di abbandono, come ad esempio il Centro Culturale di Settecamini, chiuso per motivi di sicurezza, che distribuiva cultura in un quadrante decisamente complesso del municipio. Attribuire una colpa specifica agli amministratori di turno è sempre un’azione particolarmente difficile, grazie allo scaricabarile istituzionale che permette a chiunque di avere sempre pronta una ciambella di salvataggio. Noi, di fronte a questo, non ci rassegneremo e continueremo a produrre nuovi dossier con le segnalazioni e le informazioni dei cittadini.

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Un commento su “I luoghi dell’abbandono nel IV municipio

  1. Ma non immaginavate che sarebbe accaduto tutto ciò?vedi esempio comune di roma dove unica attività è perenne litigio tra membri. della giunta che invece avevano come unico compito di dare dignità alla millenaria capitale d’Italia…..credendo che si tratti un paesino da 500abitanti con una piazza e una fontana!!!!!

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