L’uomo e l’ambiente di Maria Adamini

Dal 13 al 19 marzo 2009 le opere dell’artista saranno in mostra alla Torretta Valadier, Ponte Milvio, Roma
Enzo Luciani - 13 Marzo 2009

Più di ottanta dipinti di denuncia per destare l’attenzione. Per combattere l’indifferenza. Per generare dei ragionevoli motivi d’inquietudine nell’opinione pubblica, affinché non perda mai di vista quali terribili effetti provoca l’emissione delle sostanze inquinanti nell’atmosfera.

In un viaggio da percorrere tutto d’un fiato, nella splendida cornice della Torretta Valadier, si svolgerà per un’intera settimana, dal 3 al 19 marzo, la mostra sui grandi problemi ambientali di Maria Adamini che oltre a scioccare ed emozionare con le sue provocazioni tradotte in arte, offrirà anche degli interessanti spunti di riflessione.

L’ARTE, LO SPECCHIO DI MARIA ADAMINI

In modo trasgressivo racconta qualcosa di semplice. D’imprevedibile. Di apparentemente innocuo. Di forte e debole allo stesso tempo. Con superbi accostamenti di colori, con tonalità accese e deformi Maria Adamini ci parla di quella stessa potenza vitale che Leopardi descrisse come “non finta ma viva; di volto mezzo tra bello e terribile”: la Natura.

La faccia del mondo presa in oggetto da Maria è infatti quella sua più completa. Quella che contempla la creazione. Ma anche la distruzione. Quella fatta di splendori. Ma anche di realtà inquietanti. Quella che non si avvede di ciò che è bene o male per gli esseri viventi, perché non è per dilettare o giovare l’uomo che esiste. Quella che segue delle regole tutte sue, che mirano semplicemente all’ autoconservazione.

L’arte è comunicazione e il genere ‘informale’ scelto da Maria parla in un modo nuovo. Si esprime con immagini scioccanti e si rivolge direttamente ai sensi, ai quali descrive una Natura che fa tutto da se, coscientemente inconsapevole, e che per questo diventa anche emblema dei sentimenti dell’uomo. Di quelle passioni irrefrenabili e incontrollabili che quando vincono la ragione conducono l’individuo dritto verso la via della felicità. O della dannazione.

Dunque impetuosità, eroismo, amore, rabbia, dolore ed energia esplodono e prendono forma in chiazze di colore accostate tra di loro come fanno le emozioni nell’inconscio. Tutto nasce e muore, tuona e si rasserena in uno stesso spazio sul quale si possono ammirare, a debita distanza, scene d’inquietudine e pace della nostra coscienza. E così l’artista usa l’arte come uno specchio, attraverso il quale espone e nasconde la sua anima in pennellate che si curvano come le onde del mare, che si affusolano come rami di alberi e che esplodono come vulcani. Come desideri. Come incertezze.

Maria dunque si concentra sul tema della Natura Inconsapevole e si riconosce nella visione leopardiana dell’universo: “Se io vi diletto o vi benefico, io non lo so; – dice la Natura all’Islandese nelle ‘Operette morali’, ndr – e non ho fatto come credete voi, quelle tali cose, o non fo quelle tali azioni, per dilettarvi o giovarvi. E finalmente, se anche mi avvenisse di estinguere tutta la vostra specie, io non me ne avvedrei”.

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Ma la creazione e l’ispirazione di Maria non si ferma qui. E’ continuo il suo intervallarsi tra opere-racconto a opere-denuncia. Tra la descrizione della Natura inconsapevole e dell’ambiente che subisce danni per via dell’azione umana. Maria per “parlare” del degrado ambientale usa materiali presenti in natura, come terra, sassi, sabbia, che, opportunamente lavorati, formano grumi materici che richiedono uno sforzo d’interpretazione nell’osservatore che viene chiamato a partecipare attivamente alla fruizione con le opere d’arte. L’intuizione folgorante da parte del pubblico è quindi essenziale per essere coinvolti in ciò che Maria intende generare: ragionevoli motivi d’inquietudine.

Il suo obiettivo, teso a raccontare una Natura che crea e distrugge, mossa dalle sole leggi dell’autoconservazione, viene distratto nella mostra “L’uomo e l’ambiente” dal progredire di quello che è il più preoccupante male del nostro tempo: la distruzione dovuta all’inquinamento. All’indifferenza dell’uomo. In Maria nasce quindi la voglia di contribuire a formare nell’opinione pubblica una coscienza ecologica.

Fermare il deterioramento ambientale è oggi l’imperativo urlato dalle sue opere: il degrado sta mangiando tutto e lo sta facendo sotto gli occhi di chi non s’indigna più. Di chi al disinteresse e al peggio è stato educato. A cominciare dai bambini, il nostro futuro, che crescono, giocano e si formano in contesti in cui abbandono e incuria sono la norma


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