

Il Sindaco Marino: “La medicina per Roma è la cultura”. I progetti della Capitale che coinvolgono monumenti, industria del cinema e periferie

L’Aula Giulio Cesare, la stanza dei bottoni della politica capitolina, non è ricompresa tra le location del film “La grande bellezza” di Sorrentino, considerata forse un luogo troppo istituzionale, poco seducente. Eppure il pomeriggio di venerdì 14 marzo il calore di ospiti, stampa e politici ha reso la sala di marmo, legno e velluto un luogo pieno di calore e commozione. Dimenticate per un pomeriggio le discussioni su bilanci, programmi e problematiche varie relative alla gestione politico – amministrativa di mamma Roma, il Sindaco Marino ha ufficializzato la cittadinanza onoraria deliberata lo scorso 6 marzo, del regista campano Paolo Sorrentino, annoverandolo a pieno titolo tra “i suoi più nobili figli”.
Dopo l’apertura della cerimonia del Presidente dell’Assemblea Capitolina Mirko Coratti è stato Carlo Verdone, uno dei pochi presenti a poter dire Civis Romani sum in quanto cittadino romano di nascita, a dare il suo contributo. «Credo che Sorrentino rappresenti l’ultimo dei registi intellettuali che hanno saputo raccontare Roma a volte meglio dei romani stessi, cogliendo al meglio la singolarità inconfondibile di tante bellezze», ha affermato visibilmente emozionato, l’erede di Albertone. «Si è detto che racconta la Roma del degrado, mi permetto di dire, da cittadino, che questa interpretazione è limitata, è miope. Sorrentino ci mostra il potenziale maestoso di Roma. Questa, come diceva Fellini, sembra destinata a una continua agonia e rinascita. Più che della decadenza della città il film parla della decomposizione di una società. Sorrentino cittadino romano perché con questo affresco ci ha ricordato che Roma può resistere al degrado». Commosso, ha poi donato la copia del suo intervento all’amico Paolo, dopo aver concluso «Roma ha bisogno di cittadini che la amino».

In un periodo difficile come quello che sta attraversando la Capitale, il Sindaco Marino ha definito il premio conferito a Sorrentino “Orgoglio pubblico” ricordando il disincanto di regista e produttore precedente alla partenza per Los Angeles e la telefonata fatta a Sorrentino dopo la lieta notizia.
Il primo cittadino ha poi sfruttato l’occasione per parlare dei programmi per la città. «Roma ha bisogno di tanta cura. E per noi la medicina migliore per curare la nostra città è la cultura, in ogni sua forma e declinazione», ha dichiarato il Sindaco impegnandosi a restituire una Roma più autentica ai cittadini ed introducendo i progetti volti alla riqualificazione della Capitale. Il primo, in collaborazione con Piero Angela, è uno spettacolo di suoni e luci al tramonto che celebra Augusto. Si chiama “Foro di Augusto. 2000 anni dopo” e partirà il 21 aprile. Il fine è anche di restituire al mondo un pezzo di storia e arte di straordinaria bellezza e di creare fonti economiche che possano contribuire a risollevare le sorti della città.
E’ ispirato proprio al film, invece, il progetto promosso dall’assessorato capitolino alla Cultura che propone tre itinerari, alla ricerca dei luoghi più suggestivi nei quali la pellicola è stata girata. Attraverso un percorso e 31 schede che lo storico dell’arte e scrittore Costantino D’Orazio (autore del libro “La Roma Segreta del film La Grande Bellezza”) – ha messo a disposizione dell’assessorato alla Cultura; i cittadini e i turisti sono guidati alla scoperta di ciascun monumento, palazzo privato, giardino nascosto, chiesa, con il supporto di notizie storiche, riferimenti al film e informazioni pratiche, utili anche a visitare i siti più inaccessibili.

Il Primo cittadino, dopo aver sottolineato l’importanza di dotare anche le periferie di luoghi “di cultura”, si è poi detto preoccupato per la chiusura di numerose (spesso storiche) sale cinematografiche romane, annunciando che saranno effettuati dei controlli sulla destinazione d’uso dei locali adibiti a cinema dismessi. Si è poi impegnato anche a favorire l’industria del cinema e le produzioni italiane e straniere che scelgono di girare film a Roma; non dimenticando l’importanza storica e il marchio di Cinecittà.
Sagace il ringraziamento di Sorrentino che, non tradendo una certa ansia e emozione, ha citato Chatwin. «Tormentato dall’ansia ho commesso l’imperdonabile errore di farmi mandare l’elenco di tutte quelle persone che hanno ricevuto la cittadinanza onoraria di Roma. Verdi, Manzoni, Roosevelt, Marconi, Pertini, Rita Levi Montalcini. Mi è venuto in mente il titolo di un libro di Bruce Chatwin che non ho mai letto “Che ci faccio qui?”». Ha poi precisato «Alla luce delle illustri personalità che hanno ricevuto questo riconoscimento mi sento felice ma intontito ringrazio comunque tutti i consiglieri comunali che hanno dissentito alla prospettiva di conferirmi la cittadinanza onoraria. Anche io al loro posto avrei fatto la stessa scelta. Ringrazio chi mi ha invece dato l’onorificenza, ma ha sbagliato». Ha concluso con un discorso sugli sbagli e sulla falsa convinzione che attraverso l’errore si impari, citando Carmelo Bene secondi cui, invece, “sbagliando si insegna”.

Ai presenti, a coloro che il film non l’hanno compreso, che hanno polemizzato, che l’hanno amato, a coloro che l’hanno visto solo una volta quando è stato messa in onda da Mediaset o che, invece, hanno preferito immergesi nell’atmosfera di una Roma in decomposizione più che decadente, nelle sale cinematografiche più tecnologiche sarà sorto un dubbio: chissà se la lupa in bronzo sarà alloggiata in una bella teca nel salotto del regista, accanto alla statuetta dorata ricevuta in America?
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