Marco Costa e la sua Padania Libre, al Teatro de’ Servi

Di nuovo in scena, dal 19 febbraio al 10 marzo 2013, dopo il successo dello scorso anno
di Riccardo Faiella - 20 Febbraio 2013

Il Teatro de’ Servi ospita, dal 19 febbraio al 10 marzo 2013, una commedia surreale di Marco Costa, il quale si spinge alle punte estreme della Padania, in una regione che non esiste, per interrogarsi sulla reale unità d’Italia. Lo spettacolo sarà in scena anche a Milano, dal 14 al 31 marzo, al Teatro Mrtinitt.

Le celebrazioni per i cento cinquant’anni dal quel lontano 1861, sono ormai finite, ma veramente viviamo in una sola e unica nazione? Per verificarlo, basta spostarsi nel cuore della nazione che non c’è. In una baita valtellinese, inserita in un territorio invaso dalla nebbia, una famiglia padana ultrasecessionista, la famiglia Casunzieri, si riunisce in occasione del pensionamento del capo famiglia, un burbero macellatore di animali da pelliccia, per trascorrere insieme il week end dei morti.

Ginevra, la loro figlia trasferitasi per lavoro, nella capitale, avvisa la madre: tornerà accompagnata dal suo nuovo fidanzato, Pepi, un brillante comico romano, astro nascente televisivo. La catastrofe è innescata. Una pièce che esaspera la radicata discriminazione tra nord e sud, presente da sempre nel nostro paese, ma che fa riflettere facendoci ridere, mescolando culture contrastanti e svelando miserie e splendori, al fine di abbattere la barriera di pregiudizi regionali che ancora albergano il nostro pensiero.

Dar Ciriola asporto

Note di regia – «Padania Libre nasce come spontanea conclusione di una trilogia umoristica iniziata con “The Prozac Family” e proseguita con “La Giovine Italia”, due commedie da me scritte e rappresentate rispettivamente nel 2007 e nel 2008 (Teatro De’ Servi – Teatro Parioli), che avevano al centro della trama la famiglia, convenzionale o informale, altoborghese o popolare. La famiglia dunque come cellula primaria della nostra società, sacrosanto rifugio anticrisi, come palcoscenico universale dove la tragicommedia della vita quotidiana trova genuina rappresentazione e a cui ci accostiamo curiosi al fine di studiarvi, sotto vetro, l’umanità nelle sue incomprensioni.

Stavolta si parla di una vigorosa famiglia della Valtellina, il cui pater familias Egidio Casunziei, neopensionato burbero e sospettoso, dalle ancestrali fantasie secessioniste, viene a sapere dell’imminente ritorno a casa di sua figlia Ginevra, “emigrata” anni prima nella capitale per lavorare come stagista in produzione tra Sky e Mediaset, con il suo nuovo fidanzato, Pepi Fornasetti, un noto comico romano della “cricca della tv” originario di Latina. La scelta di utilizzare una trama d’impianto classico, alla Indovina chi viene a cena?, dove un ospite inatteso, come un piccolo granello di sabbia che inceppa un meccanismo fino ad allora funzionale, viene ad inserirsi suo malgrado in una situazione ad alto tasso di esplosività, è stata presa per poter lavorare più incisivamente sulla caratterizzazione dei personaggi, sulle loro grottesche abitudini, sulle nuove fobie sociali, sulla stilizzazione di certo folclore tipico delle regioni montane ma che tanto hanno in comune con le tradizioni locali di qualunque regione italiana.

Per una volta l’incontro/scontro fra due diverse visioni, quella settentrionale padana, rappresentata dalla famiglia Casunziei e quella centrale Laziale, rappresentata dal comico Pepi Fornasetti, non avviene grossolanamente fra due povertà intellettuali (ad esempio il classico binomio coatto romano vs baluba snob milanese), ma fra due insolite personalità ben più complesse ed inquietanti.

Il nostro protagonista, il self made man Pepi, è un ragazzo come tanti, di umili origini (genitori parrucchieri) e smodate ambizioni (presentare un giorno il Festival di Sanremo), proveniente da quella provincia pura e culturalmente sonnacchiosa da cui spesso si fugge per andare incontro al mondo. La sua caratteristica principale è l’innata simpatia sfacciata tipica dei romani, quel modo brillante e intuitivo di risolvere gli intoppi, e non v’è in lui alcuna traccia della popolare pigrizia né dell’approssimazione che contraddistingue lo stereotipo del cittadino capitolino, almeno come viene immaginato dal prolifico e ordinato popolo padano. Pepi è brillante, informato, irriverente e cutting edge, il suo futuro suocero invece è un malinconico conservatore moralista che rifugge la tecnologia, affligge moglie figlio con le proprie idiosincrasie e attende il giorno in cui il ciarpame di politica e spettacolo segneranno definitivamente il passo».

TEATRO DE’ SERVI, via del Mortaro 22 (via del Tritone)
Spettacoli: mar-ven ore 21; sab ore 17.30 e 21; dom ore 17.30
Biglietti: Platea 20 euro (ridotto 16); Galleria 17 euro (ridotto 14)
INFO: 06 6795130 – www.teatroservi.it


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  Commenti: 1


  1. certo, senza chiedermi chi scrive questa recensione, come mai sono certa che sia un romano?
    poi , chiediamoci come mai vogliamo la secessione.

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