

Alla Casa della Memoria e della Storia una mostra al femminile, ma non solo, a cura di Bianca Cimiotta Lami con il coordinamento artistico di Lydia Predominato
Alla Casa della Memoria e della Storia di Roma e visibile fino al 30 giugno, una mostra eccezionale dal titolo Memoria tessile: sul filo dei diritti. La mostra, a cura di Bianca Cimiotta Lami con il coordinamento artistico di Lydia Predominato, è promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale – Dipartimento Attività Culturali in collaborazione con Zètema Progetto Cultura, a cura della F.I.A.P. (Federazione Italiana Associazioni Partigiane). Inaugurata il 3 maggio 2017, sono intervenute al dibattito Stefania Severi, storica e critica d’arte, John O’Brien artista, Raffaella Lupi, gallerista d’arte e Renata Pompas, critica d’arte “Fiber art”.
Il tessuto, cucito, ricamato, accompagna la storia dell’umanità da quando è iniziata la fase del linguaggio codificato, scritto, dipinto, scolpito. Sarebbe lungo enumerare anche semplicemente le tappe di un percorso interessantissimo, variabile etnicamente e fragilmente vulnerabile, caratterizzato da una trasversalità legata all’uso, alla socialità, alle classi sociali e, conseguentemente, alla moda. Ma quello che interessa agli organizzatori in questo ambito, è focalizzare questa memoria in rapporto ai diritti, spesso violati, dei lavoratori e sulle tragedie che ne hanno caratterizzato la storia, attraverso il linguaggio simbolico di artisti di Fiber Art, che hanno eletto questa materia come canale espressivo idoneo a rappresentarle.
Gli appunti, le tracce tessili di Cecila De Paolis, Jacopo Lo Faro, Cristina Mariani, Lucia Pagliuca, Diana Poidimani, Lydia Predominato, Giulia Ripandelli, Grazia Santi, Laura Sassi, Patrizia Trevisi si ispirano a fatti di cronaca che cominciano in un lontano passato, come il Tumulto dei Ciompi – i più umili salariati dell’Arte della lana – scoppiato a Firenze il 20 luglio 1378; le rivolte di Lione nei setifici; gli scioperi di Torino per ottenere la riduzione dell’orario di lavoro e migliori condizioni lavorative; l’incendio del 25 marzo 1911 della fabbrica Triangle di New York che causò la morte di 146 lavoratori (123 donne e 23 uomini, in gran parte giovani immigrate di origine italiana ed ebraica) tragedia divenuta evento, poi riferito impropriamente alla Giornata Internazionale della Donna. Riguardo questo mi preme sottolineare quanto ha pesato nella cronaca, la realtà dello sfruttamento delle donne e la loro presunta e imposta “posizione” di vittime sacrificali, nonostante che le ricerche effettuate da diverse femministe, tra la fine degli anni settanta e gli ottanta, abbiano dimostrato l’erroneità di queste ricostruzioni, se riferite alla simbologia dell’8 marzo. In realtà il giorno riguarda quanto avvenne a San Pietroburgo, appunto l’8 marzo 1917 (il 23 febbraio secondo il calendario giuliano allora in vigore in Russia) quando le donne della capitale guidarono una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra. Il successo della manifestazione incoraggiò successive proteste e la data è rimasta nella storia ad indicare l’inizio della Rivoluzione russa … Data poi adottata a simbolo femminile di lotta nella Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste e nel III Congresso dell’Internazionale comunista.
Comunque l’Arte tessile o adesso la Fiber Art, racconta molto delle donne, nella storia e del mondo, nella loro posizione di silenti Penelopi che attendono e riflettono, tessendo la loro tela per salvarsi dal destino, o che dire delle mani sanguinanti di lavoratrici coatte, ma anche dell’attualità di sfruttamento intensivo di uomini e donne per l’industria tessile di grandi aziende. Su tutto questo aleggiano i canti delle leggende popolari, canti di protesta delle filatrici e delle ricamatrici, al ritmo del gesto tessile tramandato di mano in mano di una cultura spesso al femminile, ma che coinvolge anche la sensibilità di artisti maschi. Solo un accenno ad alcune opere degli artisti in mostra:
Cecilia De Paolis – “Clepsamia” 2017 bustino in broccato di lana e seta – struttura in ferro. (Su alcuni versi di una Canzone popolare del XVIII sec.)
Jacopo Lo Faro “Ora et labora” – I paesi del terzo mondo rappresentano la grande maggioranza della produzione e manodopera dell’industria tessile mondiale. Le condizioni lavorative proibitive degli operai di questo settore sono note da molto tempo, ma sono balzate agli onori della cronaca nel 2013, quando un complesso industriale appena fuori da Dhaka in Bangladesh è crollato uccidendo 1138 persone e ferendone migliaia. Questo episodio ha scosso l’intera opinione pubblica ponendo finalmente una questione all’intera collettività su come siano prodotte le cose che indossiamo e su quanto siamo in parte colpevoli nel non dare abbastanza importanza agli indumenti e ai prodotti tessili di cui facciamo uso, al valore maggiore che dovremo dare alle persone ed ai processi che sono necessari per realizzarli. L’opera consiste in una struttura di metallo che richiama una gabbia sul fondo del quale è posta una stampa su tessuto di una foto di lavoratori del tessile.
Cristina Mariani “Canti di Rivolta e Libertà”. Il canto è sempre stato una costante nel lavoro tessile, è ritmo, accompagnamento nonché elemento di coesione tra le lavoratrici. In diverse occasioni storiche, in varie parti del mondo, sono nate canzoni di protesta, espressione delle lotte per i diritti fondamentali degli operai tessili, diritti universali ancora oggi continuamente minacciati, canti che sono anche fonti preziose per conoscere le condizioni di lavoro dell’epoca. “Bread and roses” 2017 – Riprendendo un tipico motivo dei tessuti popolari, quello appunto della rosa, l’onda sonora è formata dalla trama d’opera (rosso) tessuta sulla tela di cotone. “Bread and Roses” è tratto da una poesia di James Oppenheim, ispirato ad uno slogan socialista, diventò una canzone sullo sciopero delle operaie tessili a Lawrence, Massachusetts, nel 1912. La versione più nota è quella musicata da Mimi Baez Fariña, sorella di Joan Baez nel 1974. L’espressione “Pane e Rose” indica il diritto delle lavoratrici a qualcosa in più della mera sopravvivenza.
Lucia Pagliuca “Trame di vita” – 2017 – L’opera si presenta come un’istallazione dove il pannello con i suoi frammenti decorativi tessuti, descrive e rappresenta frammenti di vita di uomini e donne che producono nelle fabbriche qualcosa che vediamo correre nelle vie del mondo. mentre i rotoli ai suoi piedi sono una rappresentazione di tutti i tessuti che ogni giorno passano sotto le nostre mani “tessuti che raccontano”, storie di duro lavoro, sfruttamento, ma anche storie di chi lavora con passione.
Diana Poidimani – “Iqbal e il tappeto urlante” – 2017 – Iqbal Masih è il bimbo pachistano che si è opposto allo sfruttamento dei bambini che venivano usati nella lavorazione dei tappeti e per questo è stato ucciso nel 1995.
Lydia Predominato – “Libro degli intrecci – 2016 catalogo combusto dei materiali tessili”.
L’opera fa riferimento all’incendio del 1911, Triangle hirtwaist Co., New York, dove morirono lavoratori e lavoratrici tessili per l inopportuna chiusura delle uscite. L’opera è corredata da un breve racconto di una delle tessitrici morte.
Giulia Ripandelli – L’opera consiste in un pannello di tela nera su cui sono cuciti 146 quadrati di stoffe colorate a rappresentare le 146 vittime dell’incendio divampato alla Triangle Shirtwaist Company di New York il 25 marzo del 1911. Una lacerazione è al centro di ogni quadrato, la vita strappata e all’interno di questa, un intervento con fili, carta e spilli.
Grazia Santi – “Vivere lavorando o morire combattendo” 2016/17 – Il manufatto è ispirato alle rivolte popolari dei Canuts avvenute a Lione nel 1831 e nel 1834. I Canuts erano gli operai delle manifatture della seta che insorsero contro l’introduzione di nuovi macchinari i quali, oltre ad essere alienanti, minacciavano seriamente il posto di lavoro di tanti operai e operaie. Molti di questi macchinari, in perfetto stile luddista, furono letterale distrutti dalla rabbia popolare. Questo nuovo spirito, non remissivo e non disposto a chinare la testa, emerse fragorosamente al grido di “Vivere lavorando o morire combattendo”, motto che venne anche scritto su drappi neri come proclama di lotta.
Laura Sassi “punto di fusione” 2017 – L’opera è ispirata al fuoco che arse vivi operai e operaie nell’incendio della fabbrica tessile Tazreen Fashion in Bangladesh il 24/11/2012. Le fiamme, alimentate da filati e tessuti, furono indomabili per ore e nella notte le finestre risaltavano, contro il nero profilo dell’edificio, come incandescenti sagome di metallo fuso.
Patrizia Trevisi – “Frammenti di memoria” – Come i pezzi di un puzzle, ricostruiscono la storia di quelle donne e uomini che hanno lavorato nell’industria del tessile in un suo evento drammatico: il crollo della fabbrica di Dacca in Bangladesh nel 2013. Ogni frammento è legato all’altro tramite un’intrigata trama di fili e corde come tracciati indissolubili della Vita e della Storia. Ho voluto rappresentare in esso tutta la storia di fatica e sofferenza delle tessitrici e dei tessitori che sui telai hanno vissuto e sacrificato la propria vita.
MEMORIA TESSILE__sul filo dei diritti – CASA DELLA MEMORIA E DELLA STORIA
Via San Francesco di Sales, 5 – Roma – 060608 – 06.6876543 www.comune.roma.it/cultura – La mostra, ad ingresso libero, è visitabile dal 4 maggio al 30 giugno 2017, dal lunedì al venerdì, dalle 9.30 alle 20.00.
FOTO DI VALTER SAMBUCINI
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