Municipi: | Quartiere:

Michele Placido con Sei personaggi in cerca d’autore

Dal 20 novembre al 2 dicembre al Quirino

Al Quirino, dal 20 novembre al 2 dicembre 2018, in scena un’opera di Pirandello, forse la più rappresentativa dell’autore siciliano, quella che ha inaugurato un nuovo modo di concepire lo spettacolo teatrale. Con la regia di Michele Placido, anche nel ruolo del Padre, la “compagnia” è composta da Guia Jelo, Dajana Roncione, Luca Iacono,  Luana Toscano, Clarissa Bauso, Flavio Palmeri, Silvio Laviano,  Egle Doria,  Luigi Tabita,  Ludovica Calabrese, Federico Fiorenza,  Marina La Placa, Giorgia Boscarino, Armando Sciuto. Musiche di scena Luca D’Alberto. Costumi Riccardo Cappello. Luci Gaetano La Mela.

Non molto tempo fa Michele Placido, alla sua terza regia teatrale su testi di Pirandello Così è se vi pare, La carriola e L’uomo dal fiore in bocca, dichiarò che era la passione per tutto quello che è dell’autore di Girgenti (l’attuale Agrigento) ad indurlo ad accettare la sfida di rappresentare le sue commedie.

Si trattò e continua ad essere un’impresa molto impegnativa per il celebre attore e regista che, anche in quest’occasione,  ha riscosso il tributo favorevole del numeroso pubblico presente al Teatro Quirino. In questa lettura Placido accompagna lo spettatore a seguire le tragedie del nostro tempo che emergono in tutta la loro attualità, sono i temi senza tempo della crisi dei sentimenti, dello squilibrio sociale  dell’uomo, del femminicidio e delle morti bianche.

La vicenda vede una compagnia di sei attori al lavoro per portare sulla scena un’opera dello stesso Pirandello:  Il giuoco delle parti. Stanno discutendo sul testo, tra di loro e con il capocomico quando, all’improvviso,  appaiono sul palco sei persone le quali dichiarano di essere personaggi partoriti dalla mente di un autore, che poi li aveva abbandonati rifiutandosi di portare a termine la loro storia, a tratti comica, a tratti drammatica. Il capocomico rimane perplesso da ciò che dicono questi “colleghi”, tuttavia  superata l’iniziale diffidenza, induce la sua compagnia ad abbandonare le prove della commedia Il Giuoco delle parti e ad ascoltare il dramma che i sei personaggi si portano addosso per interpretare i loro singoli ruoli sulla scena. Succede, però, che quanto  viene narrato, una volta recitato ogni ruolo appare diverso, ossia non c’è corrispondenza tra ciò che viene detto dai personaggi e quello che viene inteso dagli attori.

La vicenda, che non riportiamo lasciando allo spettatore di seguirne lo svolgimento, è importante nella misura in cui riusciamo a capire quale realtà e quale finzione unisce e distingue gli attori dai sei personaggi che sono sulla scena. Il suggerimento è quello di seguire attentamente la rappresentazione che in alcuni momenti regala affascinanti stati d’animo come, ad esempio, il monologo della “Figliastra” (Dajana Roncione).

Questo lavoro ha aperto le porte ad una innovazione della drammaturgia che vede lo svolgimento dell’opera  affidato al progressivo sviluppo del momento in cui si recita. Il copione non ha un inizio ed una fine, ma si affida all’inserimento (se preferite proiezione), su un palcoscenico teatrale, di altre figure per creare un’altra commedia, in osmosi parallela.

Pirandello in questa commedia (che abbiamo applaudito al Quirino) affronta, tra l’altro, un tema molto sentito: “la incomunicabilità”, che esplode nel momento in cui i sei attori pregati dai sei personaggi cercano di recitare l’opera.

I motivi della “incomunicabilità” sono dentro le parole del “Padre”: “Ma se è tutto qui il male! Nelle parole! Abbiamo tutti dentro un mondo di cose; ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume con senso e col valore che hanno per sé, del mondo com’egli l’ha dentro? Crediamo di intenderci; non c’intendiamo mai!”

Luigi Pirandello ritirò il Premio Nobel l’8 novembre 1934 “Per il suo coraggio e l’ingegnosa ripresentazione dell’arte drammatica e teatrale”. Certamente influì, e non poco, questa commedia (Sei personaggi in cerca d’autore) scritta nel 1921, purtroppo non compresa dal pubblico che inveì ferocemente contro l’autore, quando andò in scena il 9 maggio 1921 al Teatro Valle di Roma con la compagnia Niccodemi. E non c’è tanto da stupirsi perché l’autore  Girgentano aveva messo fine ai tecnicismi del teatro “consueto” per dare vita a qualcosa di nuovo: il “teatro nel teatro”.

Oggi è diverso, Luigi Pirandello è nell’olimpo dei grandi autori e Michele Placido ne è testimone.

Ritornando allo spettacolo del Quirino, una sola, semplice, ma sentita esclamazione per tutti gli attori che fanno parte di questo lavoro: che bravi!

 

Bruno Cimino e Bruna Fiorentino

 

Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.


Sostieni il nostro lavoro indipendente
Anche un piccolo contributo fa la differenza

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scrivi un commento