Milleocchiali dal 1968 al quartiere Alessandrino

La qualità, il servizio e la convenienza sopra ogni cosa

Siamo in viale Alessandrino 265 presso Milleocchiali per intervistare il titolare Claudio Folletto.

Quando è stata avviata la vostra attività?

Nasce nel 1968 con mio padre Luigi. Io ho iniziato a muovere i primi passi nel negozio quando avevo all’incirca 14 anni. Venivo a dare una mano a mio padre dopo la scuola, mettendo in atto quello che studiavo alla scuola superiore di ottica, associando così la teoria alla pratica. Al mio fianco c’era mio fratello Antonio appena diplomato. Io sono subentrato a lui nel 1974 quando egli decise di intraprendere un’altra attività.

Prima vi chiamavate Centro Ottico Alessandrino, perché il cambio di denominazione?

Con il passar del tempo abbiamo abbandonato il nome di Centro Ottico Alessandrino identificandoci con il marchio Milleocchiali, una società familiare che si occupa della promozione pubblicitaria e non solo.

Quali le ragioni e il segreto del successo della ditta?

Lo specializzarsi, conservando sempre una certa professionalità, puntando sul servizio piuttosto che alla vendita ad ogni costo. La filosofia del nostro negozio è sempre stata quella di offrire una qualità reale, lavorando onestamente, perché il nostro mercato è quello del quartiere e, lavorando in maniera leale, riesci a conquistare la fiducia ed a crearti una certa clientela.

Come si è evoluta la vostra professione?

Prima era più semplice distinguersi, c’erano molte meno attività, adesso se si pensa solo alla vendita non si resiste. Questi prodotti si trovano ovunque e le grandi catene offrono prezzi scontati proponendo materiali di scarsa qualità. Quello che premia è sicuramente il servizio è l’affidabilità. Noi cerchiamo sempre di risolvere qualsiasi problema facendoci in quattro per corrispondere alle esigenze del cliente e cercando di accontentarlo in tutto quel che desidera.

Sono cambiati e come i comportamenti dei clienti?

Hanno subito una grande evoluzione con l’avvento di internet che porta il cliente, soprattutto i giovani, a credere di sapere tutto sul prodotto, purtroppo ad alimentare questa cosa sono le pubblicità ingannevoli che essi trovano in rete o in televisione. La gente non comprende che paga quello che effettivamente compra, anche se sono convinti che stanno facendo un affare. Bisogna fare una scelta se offrire prodotti di qualità o di tipo commerciale, è chiaro che se si scende sotto un certo costo non è possibile usare materie prime di qualità.

Come si presenta la situazione attuale del quartiere?

Da un punto di vista qualitativo, rispetto a quando ero un ragazzo, noto che c’è meno delinquenza, prima si toccava con mano la sua esistenza e gli episodi di rapine o atti vandalici si sentivano con frequenza. Mentre adesso è divenuto un problema che si vive molto meno e la presenza di delinquenti è meno evidente. Purtroppo il quartiere ha subito un impoverimento generale. Lo vedo invecchiato, con una scarsa presenza di giovani. A compensare un pochino le cose ci sono le famiglie provenienti da nazioni straniere arrivate nel nostro paese.

Com’è il vostro rapporto con loro?

Abbiamo un ottimo rapporto nonostante che, sul piano commerciale, vivendo essi di lavoro onesto e spesso non ben retribuito, non possono spendere molto. D’altronde erà così anche la nostra situazione, un tempo.

E la vita del quartiere?

Subiamo una totale mancanza d’iniziative. Il quartiere sembra essere quasi completamente morto, questo perché non c’è quello spirito interessato a ridonare vita alla zona che solo i giovani possono garantire. A volte i giovani possono anche sbagliare ma almeno tentano di partecipare alla vita di quartiere. Purtroppo in questa direzione non si è per nulla aiutati dalle istituzioni, sempre troppo poco presenti.

Come va l’associazionismo commerciale?

Alcuni anni fa con mio cognato l’artista Elvino Echeoni creammo l’associazione Asso.com.al (Associazione Commercianti Alessandrino) occupandoci di diverse iniziative e sostenendo alcune cause importanti per il quartiere come la raccolta firme per il parcheggio, la realizzazione del parco. All’inzio ricordo che i commercianti della zona erano scettici, ma dopo poco ognuno mostrò interesse di entrare nell’associazione purtroppo spesso solo per scopi personali. E poi quando subentrò anche la politica decidemmo di sciogliere l’associazione.

Chi si occupa oggi della vita culturale del quartiere?

In questo momento non ho molta volontà di fare delle cose per il quartiere. Ci sarebbe bisogno di commercianti giovani che possano organizzare magari delle domeniche con i negozi aperti come avviene in via dei Castani, con stand gastronomici e animazione per i più piccoli.

Come hanno inciso i Centri commerciali?

L’unico punto di riferimento per le famiglie adesso è diventato il centro commerciale, considerato la nuova piazza del quartiere. Per il nostro settore, per fortuna, hanno inciso fino ad un certo punto mentre in altri settori il loro impatto è stato devastante. In questi centri gli affitti sono elevati ed i prezzi non sono poi così bassi come si pensa, ma al loro interno si trovano negozi di ogni tipo e ci si può fermare a bere un caffè o prendere un gelato per i bambini. E questo elemento di socialità conquista i giovani, le famiglie, in una parola il cliente.  

Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.


Sostieni il nostro lavoro indipendente
Anche un piccolo contributo fa la differenza

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scrivi un commento