Mostra del Municipio XV dedicata al partigiano Peppino Testa

Inaugurata il 27 giugno 2008 presso le ex Officine belliche Marconi, in via Monte delle Capre sarà visitabile fino all’8 settembre
di Antonello Anappo - 12 Luglio 2008

1- Ritratto di G. Testa eseguito da Maria Grazia Addari. 2- Magliana al tempo di Testa. 3- La Borgata Ciano (Trullo). 4- Gli sbandati dell’8 settembre.

Dopo l’8 settembre 1943 non tutto il territorio italiano a nord della Linea Gustav venne occupato dai Tedeschi. Alcune sperdute valli o inaccessibili cime montane si resero spontaneamente indipendenti e spesso lo rimasero fino all’arrivo degli Alleati, scrivendo la pagina gloriosa e poco conosciuta delle "repubbliche partigiane".
Una tra le più piccole, estesa poco più di due ettari entro le mura medievali della Fortezza di Morrea (AQ), nella Marsica abruzzese, rimase libera dal nazifascismo dal 22 settembre 1943 al 6 giugno 1944. Vi abitarono 450 paesani e 5800 fuggiaschi italiani, americani, inglesi, indiani, canadesi e sudafricani. Ne era a capo il parroco, Don Savino Orsini, mentre le difese militari erano affidate all’ingegno di un diciannovenne della Magliana, Giuseppe Testa (1924-1944), detto "Peppino", che prima di diventare capo-distaccamento della Brigata partigiana "Marsica" era stato ragioniere presso il Genio militare del Trullo. Il lavoro di Peppino – trasformare le cadenti mura di Morrea, già provate dal Terremoto di Avezzano, in fortificazioni in grado di resistere all’assalto tedesco, ed insegnare ai paesani ad utilizzare i fucili stern aviolanciati dagli Americani – fu proibitivo. Altrettanto difficile fu il lavoro del parroco: sfamare una truppa di fuggitivi grande 13 volte la popolazione del borgo.

Il giornalista Antonello Anappo e lo storico Enzo Lucà hanno ricostruito la vicenda corale dei dieci mesi di libertà nella Fortezza di Morrea, grazie ai documenti del locale CLN, conservati dal nipote di Don Savino, Goffredo Iacobucci e da Marco Testa, nipote di Giuseppe Testa, presentati per la prima volta in una mostra, dal titolo “Romanzo partigiano – Giuseppe Testa: un eroe sconosciuto”. Si potranno vedere oltre 300 fotografie, una trentina di scritti e il dipinto dedicato all’eroe Testa realizzato dalla pittrice Maria Grazia Addari.

Fresco Market
Fresco Market

La mostra, con il patrocinio della Provincia di Roma e del Municipio Roma XV Arvalia-Portuense, inaugurata  venerdì 27 giugno 2008 è ospitata presso le ex Officine belliche Marconi, sede dell’ass. Insieme per il Trullo (organizzatrice della mostra), in via Monte delle capre, 23 (ex Scuola Marconi).

La mostra sarà visitabile fino all’8 settembre 2008, da lunedì a venerdì con orario 17 – 19:30; la mostra è visitabile anche il giovedì mattina (10 – 11,30) e il sabato mattina (9 – 13).

Questa la storia di Peppino Testa. Dopo l’occupazione del Genio da parte dei Tedeschi, Peppino partecipò agli scontri armati di Monterotondo, venendo catturato. Dopo una rocambolesca fuga Peppino torna al paese di origine della famiglia, Morrea, dove aiuta il parroco nell’assistenza ai fuggiaschi bisognosi di cure. In breve la fortezza si riempie di 5800 fuggiaschi, cui, nonostante la grande miseria del tempo viene procurato cibo, vestiario e scarpe. Una volta rifocillati venivano condotti da guide locali, attraverso sentieri di montagna, al di là della Linea Gustav, per riprendere le armi contro l’invasore.

Tra i tanti fuggiaschi si insinua però un falso fuggiasco. Dopo la sua delazione al COmando germanico di Civita d’Antino, il 21 marzo 1944 la Fortezza di Morrea venne attaccata dai Tedeschi. Il parroco, Testa, i membri del CLN e i loro familiari vengono arrestati.

Testa fu irriducibile nel tacere, di fronte al Tribunale militare di Sora, i nascondigli dei fuggitivi. Dopo 50 giorni di torture e furiosi pestaggi, cui resistette con cristiana ostinazione, venne condannato a morte.

Ricevuti i conforti religiosi scrisse 3 lettere toccanti. In quella alla madre dice:

“Cara mamma, non preoccuparti per me; è il destino crudele che ha voluto colpirmi in questo modo. Perdonami di tutti i peccati e dei dispiaceri che ho mancato verso di te. Io vado con coraggio alla morte.”

Al professore di ragioneria Agostino Marucchi scrive il suo pensiero di patriota:

“Caro professore, la mattina del giorno 11.5.44 il destino ha segnato per me la fine. Io, come sai, sono sempre forte, come sono state forti sempre le mie idee. Spero che il mio sacrificio valga per coloro che hanno lottato per le stesse mie idee e che un giorno possa essere il vanto e la gloria della mia famiglia, del mio Paese e degli amici miei. Voi che mi conoscete potete ripetere che il mio carattere si spezza ma non si piega. Abbiatemi sempre presente in tutti i vostri lavori e specialmente in tutte le opere che compirete per il bene della Patria così martoriata. Muoia tutto! Viva la nostra Italia!”

L’11 maggio 1944, ad Alvito (FR) Testa venne fucilato.

L’eroico sacrificio è attestato dall’encomio militare del Governatore alleato dell’Aquila e, nel 1946, dalla Medaglia d’oro al valor militare.


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