Mostra di Kristina Viršilaitė all’Associazione Anton Rubinstein

Il 2 marzo 2018 alle ore 20 in Via Ernesto Rossi 16 il vernissage d’inaugurazione
Redazione - 1 Marzo 2018

Il 2 marzo 2018 alle ore 20 presso la sala “Anton Rubinstein” della omonima Associazione in  Via Ernesto Rossi 16 a Roma Colli Aniene vernissage d’inaugurazione della mostra grafica di Kristina Viršilaitė un’artista lituana che da parecchio sta facendo parlare di sé.

La mostra si protrarrà fino al 5 marzo 2018 in orario pomeridiano. La particolarità  di questa mostra sta nel fatto che è allestita nel salone di una scuola di musica e nei giorni 2, 3 e 4 marzo maestri ed allievi suoneranno dalle ore 20 ispirandosi a questo o quel quadro dell’artista. Saranno concerti di grande valore vista la qualità e la professionalità della scuola ospitante. La prima sera suonerà la pianista Sara Matteo che è anche Direttore artistico della scuola; la sera del 3 marzo si esibirà il pianista Emiliano Federici docente nella stessa struttura e il giorno dopo, sempre alle ore 20 concerto d’insieme dei migliori allievi. Alla manifestazione non è mancato il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica di Lituania nella Repubblica Italiana e neppure la collaborazione del Centro Culturale Fidia fondato dallo scultore Alfiero Nena, dell’Associazione “Anton Rubinstein” e di FonoStudio di Roma.

 

Chi è Kristina Viršilaitė

Nasce  a Jonava, una piccola città della Lituania. Frequenta il liceo R. Samulevičius (1990-1998) e continua i suoi studi nell’università tecnologica di Kaunas, dove si specializza in gestione e amministrazione aziendale (2006-2011). Ha vissuto e lavorato per qualche periodo in Germania, in Portogallo e in Olanda facendo la spola con la Lituania, entrando in contatto diretto con i movimenti culturali  di quei paesi ma nel 2014 si stabilisce definitivamente nella sua patria. L’arte ha sempre avuto un posto speciale nel cuore di Kristina. Pennelli, acquerelli e tempere sono stati gli strumenti di un lungo cammino di ricerca, di sperimentazione e di scoperta. Ma l’amore più grande è rimasto il disegno che è divenuto il linguaggio privilegiato della sua anima, l’espressione della sua stessa vita,  lo strumento per esprimere pensieri, sentimenti, emozioni. Un ancestrale tentativo di fermare il tempo, di respirare, di riposare su qualche certezza in un mondo che genera incessantemente ansia e dubbio. I suoi soggetti “musicali” non sono solo un omaggio all’”arte assoluta” ma una commistione, una compenetrazione tra grafica e  suono. La musica è la meno materiale delle arti diceva Hegel  perché esprime l’irrealtà, il  fiabesco,  e meglio delle altre risolve il contrasto tra finito e infinito. In questo contesto sembra inserirsi nella mostra della Sala “Anton Rubinstein” la bellissima “donna-pianoforte” (woman music) omaggio, non meno valido della donna-viola di Man Ray.

Una nota di Luigi Matteo presidente dell’Associazione “Anton Rubinstein”

Kristina Viršilaitė ha assegnato un titolo a ciascuna delle sue opere esposte nella mostra di Roma presso la Sala grande dell’Associazione “Anton Rubinstein”. Non è del tutto ovvio. E’ la delicata ma determinata “firma”  che l’artista ha voluto riservare e tributare al risultato di quel tratto di matita in quel preciso momento della propria esistenza.  Siamo di fronte ad un animo gentile ed inquieto che pudicamente si scopre e si rivela imprimendo uno squisito carattere di  armonia a forme e presenze diafane, mutanti, sfuggenti, appena accennate dal segno grafico. Il tratto continuo, reiterato, volutamente senza soluzione di continuità di Virsilaite manifesta, come in un dramma, la perenne continuità della lotta che si svolge tra una realtà effettuale che ci sta stretta e una realtà virtuale desiderata ed espressa dalla ripetizione compulsiva di segni. Abbiamo già visto tendenze consimili nelle manifestazioni di disagio della street-art con esiti scontati per l’orrido e per il macabro. In lei la ripetizione diventa positiva, ottimista e acutamente porta infine l’osservatore a cercare la soluzione, la catarsi nella comunque armonica figura che appare nell’assieme. Quasi come una “toccata e fuga” musicata e condotta in una tonalità minore che va a concludersi (dopo averlo tanto cercato o desiderato) in un esito maggiore. Mondi sdoppiati, quelli delle sue opere, che a volte finiscono nel totalmente altro, altre volte nel doppio capovolto. In questo dualismo fatto di immagini spezzate o speculari, di fremiti inquieti, di aspirazioni deluse, di entusiasmi e prostrazioni l’artista Kristina dispone meravigliosamente di un terzo elemento: quella sua matita pronta a razionalizzare e a sintetizzare le due tendenze e, con un improvvisare fantastico, a fonderne la sintesi equilibrata cui subito si affretta a dare un nome, un titolo per fissarlo per sempre. Come una conquista, come un piccolo tesoro da custodire e da condividere. Un artista non parla mai in modo personale; egli, per un fatto universale che accomuna il destino di ogni uomo, diventa portavoce dell’anima del mondo. La ricerca pittorica e umana di Virsilaite non si limita  pertanto alla sola autrice né si conclude con lei. Per una sorta di commistione non casuale ma necessaria le ansie di questa giovane artista si confondono con la sua città, con la sua nazione che, uscita da una fase storica densa di incubi e di fantasmi vede ora la luce e, come per chi è stato a lungo bendato, questa rimane ancora troppo accecante. Una sorta di “già e non ancora” di una luce e di una libertà già in atto ma non ancora perfettamente compiute che esitano a manifestarsi pienamente e l’oscura paura di perderle di nuovo. Quando Gustav Klimt (Baumgarten, 14 luglio 1862 – Vienna, 6 febbraio 1918) uno dei più significativi artisti della secessione viennese  (cui la nostra sembra consciamente o inconsciamente ispirarsi) disegnava i suoi anelli, i cerchi, le borchie, i quadrati ripetuti all’infinito nella veste delle sue donne, la sua patria viveva un periodo, di insofferenza, di insoddisfazione non solo sul versante artistico. Si rese necessario per gli artisti un  “Ver sacrum” la primavera sacra che rendeva ineluttabile la secessione, la migrazione delle nuove generazioni di artisti verso altri lidi, altre terre, verso l’ignoto. Un eterno “dover essere”  come quello di Giasone alla ricerca del vello d’oro, di Ulisse compulsivamente spinto verso altre mete. Non abbiamo titolo per definire con  certezza che Virsilaite sia una grande artista. Parla per lei il suo segno grafico schizzato, descritto (a volte con buona dose di autoironia) che lascia chiarissimo dietro di sé.  Ovvero l’universo poetico, visionario, onirico, enigmatico, inquietante di una ragazza figlia del suo tempo e dello spazio che le è stato familiare in cui è vissuta o in cui ha voluto vivere.  Con una personalità artistica all’apparenza timida e discreta ma irriducibile nella ricerca libera di una vita che va avanti inesorabile e comincia ad avere urgente bisogno di risposte. Probabilmente Kristina conoscerà altri “periodi” nel suo cammino artistico ma questo l’ha già connotata notevolmente. 

Di Kristina Viršilaitė hanno detto:

Tutte le opere di questa giovane artista sono incredibilmente dinamiche e caratterizzate da un andamento a spirale, come se i soggetti fossero in continua evoluzione. Dal tratto estremamente deciso, emerge però un non finito, un voler continuare nel profondo della propria anima. È forse per questo che Kristina avvolge le figure in volute conturbanti, che sembrano uscire e subito rientrare all’interno della loro materia. (Sara Matteo  Direttore artistico della Scuola di Musica “Anton Rubinstein”)

Info:  06 40800613 (pomeriggio) – 347.8012813


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