

Street art, o arte urbana, è il nome che i mass media hanno dato a tutte quelle forme di espressione che ormai stanno colorando le mura delle più belle città di tutto il mondo da New York a Atene, da Londra a Milano, da Parigi a Barcellona. Un vero e proprio movimento che con le tecniche più disparate (murales, proiezioni video, sculture etc) comunica messaggi di ogni tipo, finanche alla denuncia e alla protesta, riportando il “bello” in quartieri, strade e palazzi omologati da sempre al grigiore metropolitano. I graffitari si fanno artisti e non più vandali guadagnando ormai da tre decenni una rilevanza unica sul panorama della creatività contemporanea.
In questi giorni la Street Art si ripropone nel quartiere romano della Garbatella/Ostiense trasformando il palazzo Atac in opera d’arte. Mentre l’Assemblea Capitolina comincia a prendere in esame l’utilizzazione di questa particolare forma espressiva visiva come opera di riqualificazione urbana da valorizzare, il Municipio Roma VIII si è già cimentato nella promozione di opere d’arte per il territorio.
Il presidente dell’VIII Municipio Andrea Catarci, con orgoglio, parla dell’impegno che negli ultimi mesi hanno dedicato alla riqualificazione dell’intera struttura dalla Scuola Della Chiesa, a Roma 70, e a quella dei numerosi sottopassi e pareti presenti nel quartiere Ostiense trasformato in un museo a cielo aperto.
“Si arricchisce l’Ostiense Street Art District – afferma -grazie all’artista tedesco Clemens Behr, che ha trasformato l’edificio di proprietà dell’Atac, sotto il Cavalcavia Settimio Spizzichino, in una opera monumentale”. È proprio un 27enne di Coblenza che da pochi giorni ha finito di “affrescare” quella facciata del palazzo dell’Atac che guarda al nuovo ponte della Garbatella, restituendo ai romani un punto di vista artistico degno della città in questione.
“L’opera di Clemens Behr -si pronuncia l’Assessore ai lavori pubblici e alle periferie di Roma Capitale, Paolo Masini- rappresenta un intervento interessante e significativo in quel percorso partecipato e creativo di scoperta e valorizzazione della ‘grande bellezza’ delle nostre periferie (…). Un edificio ‘di servizio’, anonimo, cambia volto, generando un meccanismo virtuoso di riappropriazione visiva, ma anche culturale e sociale, dello spazio e del contesto pubblico”. D’accordo con l’Assessore è l’Amministratore Delegato Atac, Broggi che vede nel connubio fra trasporto pubblico e arte di strada, un asset straordinario per lo stesso servizio. “Due mondi così diversi possono parlare con una voce unica su tematiche di grande importanza sociale, come il rispetto dei beni pubblici e la loro difesa dagli atti vandalici, siano essi autobus o opere d’arte offerte alla cittadinanza”.
Il presidente del Municipio tiene a sottolineare che l’iniziativa, ancora una volta, è stata realizzata a costo zero per l’Amministrazione pubblica grazie alla collaborazione con l’Associazione 999Contemporary. Il curatore dell’associazione, Stefano Santucci Antonelli, definisce il lavoro un’opera di respiro monumentale investendola così del ruolo di inaugurazione dell’Avanguardie Urbane Roma Street Art Festival 2014. L’iniziativa che proseguirà fino a luglio, porterà a Roma 30 tra i migliori street artist internazionali e italiani promuovendo la nostra capitale anche capitale europea della street art. Gli artisti trasformeranno permanentemente quartieri e centri nodali e storici della cittadina, culminando con due grandi eventi, in collaborazione anche con Macro-museo d’arte contemporanea di Roma: una conferenza internazionale sul futuro panorama visivo delle città, presso la sede museale, e una grande mostra gratuita al Macro Future di Testaccio. Un festival che ha come obiettivo, dichiara Antonelli, quello di “mettere al centro del dibattito sull’opportunità della street art, due concetti: emancipare il lavoro dello street artist dal muro all’intera architettura urbana, e quello del city curator, curatore urbano, una figura professionale con le competenze per concepire, proporre e sovrintendere al crescente fenomeno di giustapposizione di grandi opere nella città”.
La kermesse non poteva che non presentarsi con la trasformazione di una zona simbolo della Roma “moderna”, che si proiettava nel XX secolo facendo di Ostiense il suo quartiere industriale. Il lavoro di Behr, conclude Antonelli, “è stato concepito attraverso una profonda analisi del contesto locale e rappresenta l’intero arsenale di risposte automatiche dell’artista agli stimoli del contesto.(…) A 27 anni Clemens ha affrontato la sfida di realizzare un’opera così importante nella città che ospita la grande storia dell’arte rivelando il volto di una street art nuova. Un buco nella serratura della “grande bellezza” attraverso il quale guardare avanti con fiducia e ottimismo, ricordandoci che la generazione dei ventenni, a cui la nostra società per troppo tempo ha sottratto ogni spazio espressivo, è l’unica in grado di presentarci il futuro senza volere nulla in cambio”. Parole forti ma che conferiscono nuovamente all’arte quel ruolo di espressione di una società, di un’opinione pubblica, di un sentire comune e di una prospettiva comune. Quel ruolo di collante tra la tradizione del passato, i problemi del presente e la speranza del futuro.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.