

La presidente del Consiglio municipale Emanuela Mino scrive al prefetto Gabrielli
“Anche oggi colonne di fumo nero – denuncia Emanuela Mino, presidente del Consiglio del Municipio XI – si sono levate alla Muratella dove, nei pressi del campo nomadi di Via Candoni, i 2roghi tossici’ sono ormai la quotidianità e ci ricordano, da un lato, l’esistenza stabile di vere attività criminali legate allo smaltimento dei rifiuti e al commercio illegale dei materiali metallici, dall’altro il pericolo per la salute pubblica e per l’ecosistema ambiente: per trovare una soluzione a tutto questo, il 2 dicembre scorso ho scritto al Prefetto e le stesse richieste le ribadirò in occasione del prossimo Tavolo per l’Ordine e la Sicurezza convocato proprio dal Prefetto mercoledì prossimo (9 dicembre 2015, N.d.r.) in Municipio.”
Nella zona interessata dai roghi gravitano migliaia di cittadini che oggi subiscono senza poter far nulla l’odore acre e gli effetti cancerogeni dei fumi, siano questi abitanti o persone qui si recano per lavoro o per usufruire di alcuni servizi come, ad esempio, l’Ospedale San Giovanni Battista, il deposito dell’ATAC e il nido aziendale, il canile comunale, le attività industriali lungo via del Fosso della Magliana e il complesso direzionale di Parco dei Medici.
“Sin qui – continua Emanuela Mino – il Prefetto ha mostrato un’attenzione particolare alle periferie e al nostro territorio: dall’istituzione del Tavolo per l’Ordine e la Sicurezza sono scaturite azioni importanti, come quella avviata dalla magistratura e condotta dalle forze dell’ordine che lo scorso 28 settembre ha portato a denunce e sequestri nel campo nomadi di via Candoni, sgominando un traffico illegale di materiali metallici. Oggi però serve di più, la cittadinanza è giustamente esasperata e i pericoli per la salute pubblica elevati, bisogna intervenire da un lato per bloccare l’attività criminale e, dall’altro per chiudere al più presto quell’insediamento abitativo che ormai è fuori controllo: ad oggi questo costituisce un bacino per attività illegale e non garantisce né l’intergrazione né condizioni di vita dignitose per chi comunque vi abita e spesso è la prima vittima di questo sistema criminale. Ormai il tempo è davvero scaduto ed è compito di tutti noi, a tutti i livelli, mettersi in gioco e dare una risposta alla nostra collettività per bloccare quel sentimento di rassegnazione e di abbandono che spesso pervade la cittadinanza quando sembra non sentire al proprio fianco le Istituzioni.”
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