Museo Nazionale d’Arte Orientale, nuove sale per una donazione di duemila reperti asiatici

Quando la cultura batte la crisi grazie alla donazione di un privato. Dall'Iran al Giappone, l'Asia si racconta nella storica sede museale di via Merulana all'Esquilino
di Simone Sperduto - 12 Agosto 2014

Il Museo Nazionale d’Arte Orientale è un tuffo nel passato per poi riaffiorare magicamente nel presente. Un presente che vive la crisi ma, attraverso la cultura, alza una barriera fatta di teche, manufatti e statue. Una recente donazione da parte della signora Francesca Bonardi, moglie del prof. Giuseppe Tucci al quale il museo stesso è intitolato, ha permesso alla sede romana del MNAO di aprire quattro nuove sale dedicate interamente al vasto patrimonio di oggetti rari e preziosi dell’Estremo Oriente.

Una raccolta di duemila reperti che, dallo scorso mese di luglio, sta poco per volta trovando posto a rotazione nei nuovi spazi espositivi. Fino a poco tempo fa questi oggetti, pur già presenti all’interno del museo, erano posizionati nelle varie sezioni esistenti vista la volontà della donatrice, scomparsa di recente, di restare nell’anonimato fino all’inaugurazione delle sale avvenuta a fine luglio. “Dall’Iran al Giappone, passando per Lhasa e Kathmandu”, questo è il nome che è stato affidato al nuovo corso del museo, custode adesso di culture millenarie in grado di raccontarci l’Asia dai confini a noi più prossimi fino al Sol Levante.

Cina (dinastia Ming) - Corteo funerarioEtnie e religioni a confronto, usanze e tradizioni che si perdono nella notte dei tempi in un percorso etno-antropologico dall’antico sapore enciclopedico. Induismo e Buddhismo, Taoismo ma anche Islam. Il vasto pantheon himalayano si presta così alla conoscenza del pubblico attraverso dipinti raffiguranti cicli tantrici e produzione statuaria di Buddha, Vishnu, Durga e tante altre divinità oltre ad importanti figure di asceti come Milarepa, una pietra miliare del Buddhismo tibetano.

Campane, mobili, dipinti, tessuti e vasellame sono gli oggetti che si incontrano un po’ ovunque lungo il percorso espositivo che spazia da una regione asiatica all’altra quasi senza soluzione di continuità. Ci si ritrova così ad ammirare un antichissimo guardaroba coreano per poi lasciarsi rapire dal Bodhisattva della Compassione (Guanyin) della dinastia cinese Song piuttosto che dal Buddha birmano disteso in parinirvana. Ed ancora acquarelli giapponesi e coreani e quadri raffiguranti le divinità del Taoismo religioso cinese. Anche la cultura islamica vanta un repertorio di tutto rispetto risalente alle comuni origini assiro-babilonesi dell’oggettistica proveniente per lo più dall’area iraniana.

Cina (dinastia Song settentrionali) - Bodhisattva della compassione GuanyinNon mancano però naturalmente reperti dall’Afghanistan e dal Pakistan. Una collezione numismatica di ben 227 monete in oro, argento e bronzo accompagna l’altrettanto sublime galleria di ceramiche dell’Iran. Anfore e coppe in leghe di rame ma anche in argento fino alla coppia di elmi di guerrieri che sembrano posti a guardia sicura di un patrimonio inestimabile.

Fino al 21 settembre è invece visitabile la mostra temporanea “Simboli vivi. Il potere delle immagini nelle ceramiche preistoriche del Pakistan” che da il benvenuto al visitatore nelle prime sale del polo museale. Si tratta di manufatti che vennero trafugati illegalmente dal Pakistan e sequestrati in Italia dai Carabinieri del Nucleo di Monza della Tutela del patrimonio culturale. Un patrimonio che venne quindi restituito alla legittima proprietà, ovvero la Repubblica islamica pakistana.

Si tratta di vasi e manufatti come collane delle civiltà dell’Indo, su tutte quelle Nal e Kulli. Oggetti in metallo, terracotta e pietre risalenti anche al 2600 a.C. Particolarmente caratteristici sono i motivi decorativi geometrici che si trovano sui vasi, da cui si evince anche un antico culto di animali come la tigre e lo zebù. Tra gli elementi naturali più venerati c’è sicuramente la foglia dell’albero di Pipal, tipica per la sua forma di cuore. Evidente il legame tra l’elaborazione di culti, forme di arte sempre più complesse ed il passaggio da forme di stanziamento pre-urbano alla nascita dei primi nuclei urbani con organizzazione sociale e culturale più evolute.

Il museo, in via Merulana 248, è aperto nei giorni di: martedì, mercoledì e venerdì, ore 9:00-14:00; giovedì, sabato, domenica e festivi, ore 9:00-19:30
lunedì chiuso
Biglietto intero 6 euro; ridotto 3 euro


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