

Una grande monografica su di un maestro dell’arte degli anni ’60. Arte come ecologia, impegno sociale ed attivismo politico
“Nature Forever” di Pietro Gilardi al Maxxi è una mostra imperdibile, soprattutto per i giovani che non erano ancora nati negli anni ’60.
Racconta infatti i 50 anni di attività di Piero Gilardi, nella cui opera arte, critica e politica sono interconnesse, così come lo sono nella vita, mentre racconta gli inizi dell’era del consumismo e l’utilizzo progressivo delle nuove tecnologie, attraverso una elaborazione originale delle metodologie visive e costruttive come mezzo espressivo per suscitare riflessione e reazione.
Il suo percorso di artista e di cittadino infatti, affronta ed approfondisce temi come l’ecologia, la natura relazionale dell’arte, l’impegno sociale e politico. Crede infatti in un’arte militante, democratica, libera dal mercato, motore positivo di trasformazione sociale. “L’Arte deve entrare nella vita, ma dato che la vita è alienata, occorre impegnarsi anche a liberare e disalienare la vita” (Piero Gilardi).
Il Maxxi di Roma gli ha dedicato una grande monografica, a cura di Hou Hanru, Bartolomeo Pietromarchi e Marco Scotini, visibile fino al 15 ottobre 2017. Il progetto si inserisce nella linea di ricerca del Maxxi sui grandi maestri dell’arte contemporanea italiana e, nello stesso tempo, ne approfondisce l’identità di laboratorio creativo su temi e questioni urgenti del nostro tempo. Come spiegano i curatori: “Con oltre 60 opere – dai famosi Tappeti-natura alle installazioni interattive fino al Parco d’Arte Vivente di Torino, e importanti lavori esposti dopo anni o ricostruiti per l’occasione – la mostra racconta il percorso di un maestro per cui arte e vita si identificano e diventano impegno militante, a partire da quello ecologista. Un maestro che è anche critico, ricercatore, attivista politico e sociale. Per lui, l’oggetto artistico supera la pura dimensione estetica: non è fatto per essere contemplato, ma vissuto, condiviso, partecipato. E questa interattività attraversa tutta la mostra”.
La mostra si articola in quattro sezioni, ciascuna delle quali comprende sia opere sia materiali di archivio (bozzetti, testi, fotografie d’epoca, piccoli lavori) che restituiscono a pieno l’articolazione del suo pensiero e della sua poetica.
La prima sezione è dedicata alla produzione degli anni Sessanta e comprende, accanto a Macchina per discorrere del 1963 (tra le prime opere dell’artista), un dispositivo con cui si può parlare che sembra venire dal futuro, anche Terrazza, una struttura simile a una palafitta, realizzata per la mostra “Arte Abitabile” del 1966 alla Galleria Sperone di Torino, e ricostruita per la prima volta per questa mostra. I Tappeti-Natura che lo hanno reso celebre, sono sculture in poliuretano espanso, rappresentazioni iperrealistiche ma artificiali di scene naturali, una sorta di “travestimento”, un rito per esorcizzare la morte della natura; Igloo (1964) in cui il pubblico poteva entrare e sedersi, e alcuni Vestiti-Natura creati per performance che mettevano in scena il rapporto originario dell’uomo con il mondo naturale, tutte opere riconducibili all’idea di un’Arte fruibile, “abitabile” dal pubblico.
La seconda sezione è dedicata alla New Media Art. Il pavimento della Galleria 3, completamente ricoperto di prato sintetico, accoglie opere come Ipogea (2010) una caverna in cui è possibile entrare e fare l’esperienza di una suggestiva esplorazione, Aigues Tortes (2007) un tronco su cui è possibile sedersi per riascoltare i suoni del parco naturale in Spagna da cui prende il nome, o i Sassi Pulsanti (1999) che restituiscono al visitatore il battito del proprio cuore. Questi lavori rientrano nel percorso di ricerca che, a partire dagli anni Ottanta, porta l’artista a utilizzare la tecnologia per consentire allo spettatore di partecipare attivamente interagendo con l’oggetto artistico. Esposta anche l’opera multimediale Inverosimile (1989), presentata a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 al Castello di Volpaia, a New York, Parigi e Lione e riallestita eccezionalmente per la prima volta in un museo italiano. Si tratta di una grande installazione interattiva che si attiva attraverso il soffio dello spettatore, muovendosi e producendo suoni: una vigna in poliuretano espanso che, come i Tappeti, restituisce l’immagine di una Natura artificiale, in un ambiente totale, immersivo e interattivo dove il pubblico è invitato a entrare per un’esperienza multisensoriale.
Della terza sezione fanno parte le sue animazioni politiche, dagli anni Sessanta a oggi, alcune delle quali esposte in un museo per la prima volta. Quando, alla fine degli anni Sessanta, conclude che nel mondo dell’arte la militanza non trova lo spazio sperato, Gilardi smette di interessarsi alla produzione di “opere d’arte” e si dedica a realizzare opere “utili” in ambito politico e sociale, lavorando nei manicomi, le fabbriche, i quartieri popolari, collaborando con il movimento studentesco. A questa sezione appartengono Andreotti volante (1977) o la maschera di Agnelli (1977) utilizzati in manifestazioni degli anni Settanta, il Masso della Crisi (2012) un oggetto gonfiabile realizzato per un corteo del 1° Maggio, e tanti altri materiali e costumi realizzati per criticare la classe politica, difendere l’ambiente, i diritti civili, sensibilizzare alla pace e alla tolleranza, in quella che è stata definita una “carnevalizzazione” del mondo operata dall’artista.
La quarta e ultima sezione racconta Gilardi curatore e critico. Dal 1967 al 1969 l’artista compie numerosi viaggi negli Stati Uniti, Svezia, Olanda, Germania e Inghilterra, è corrispondente delle riviste Flashart, l’americana Arts Magazine, la svedese Konstrevye, la francese Robho, ha rapporti con moltissimi artisti e pochi sanno del suo ruolo chiave nella gestazione di due mostre epocali del 1969: When attitudes become forms di Harald Szeeman e Op Losse Schroeven di Wim Bereen. Un periodo estremamente denso, illustrato attraverso materiali di archivio che raccontano l’abbandono di Gilardi del “sistema arte” per passare a un’ azione più diretta “dentro la vita”, dimostrata dalla sua produzione politica e sociale, o dal progetto del PAV Parco Arte Vivente di Torino, un Centro d’Arte Contemporanea, un “museo fuori dal museo” aperto nel 2008, concepito come un unico organismo vivente che non possiede opere tradizionali ma un territorio naturalistico costellato di installazioni da accudire costantemente, attraverso animazione e giardinaggio. Il percorso di mostra si conclude con un grande wallpaper che ritrae una manifestazione contro il nucleare a Caorso nel 1987, in cui i manifestanti indossavano costumi realizzati dall’artista che riproducevano i volti dei politici dell’epoca.
La ricerca di Gilardi non ha mai cessato quindi e non smette ancora di dare forma e voce alle comunità, nel suo lavoro, inclusivo, democratico, partecipato.
#NatureForever #PieroGilardi – Fino al 15 ottobre 2017 al MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Via Guido Reni, 4/A, www.fondazionemaxxi.it – info: 06.320.19.54; info@fondazionemaxxi.it; orario di apertura: 11.00 – 19.00 (mart, merc, giov, ven, dom) |11.00 – 22.00 (sabato) | chiuso il lunedì. Ingresso gratuito per studenti di arte ed architettura dal martedì al venerdì.
FOTO DI VALTER SAMBUCINI
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