

Nonostante il campo sia attrezzato all'interno vi regna degrado e sporcizia
Il campo di Villa Gordiani è un campo attrezzato, eppure le condizioni di vita all’interno sono precarie. A raccontarle in una lettera è Maria, una maestra in pensione che ha visitato il campo per conoscere un bimbo appena nato.
E’ nato un bimbo! E’ bello come un Angelo e si chiama Angelo. Sono andata a conoscerlo a casa sua, nel campo nomadi di Villa Gordiani. La mamma è una ragazza carina, nata in Italia ed io l’ho conosciuta circa 15 anni fa, quando con la mamma ed il papà chiedeva l’elemosina davanti alla chiesa di santa Bernadette. Io conoscevo gli zingari perché in classe avevo dei bambini rom, avevo superato i pregiudizi e mi mostravo disponibile. Il padre, Michele, chiese a me e ad altri volontari, di battezzare i figli. Così io e mio marito abbiamo battezzato Sana, ma dopo l’abbiamo persa di vista perché lei si era sposata. Pochi giorni fa Michele, che dopo 15 anni ancora continua a chiedere l’elemosina davanti alla chiesa, ci ha detto che Sana aveva partorito e desiderava che il bambino fosse battezzato da noi. Così siamo andati al campo che ci avevano detto era ben attrezzato perché c’e luce, acqua bagni;…. ma siamo rimasti inorriditi perché degrado e sporcizia erano gli stessi che 15 anni fa c’erano nel campo di via della Martora.
Il campo è presenziato da un impiegato del comune che si preoccupa dei visitatori e vigila sull’ordine e sulle prime necessità. Non c’è nessuno però che coordini e le famiglie non sono in grado di autogestirsi. Non c’è una raccolta sistematica dei rifiuti in mezzo ai quali i bambini giocano indisturbati. Avevo dimenticato ( o avevo voluto dimenticare perchè mi faceva comodo?) come vivono i veri poveri a pochi metri da noi.S ono uomini e donne che non hanno un posto fisso, non un lavoro precario, non conoscono una sola persona disposta a dare loro una speranza per riscattarsi. Mi chiedevano: mi fai fare le pulizie?, mi fai accudire un anziano?…Chi mai si fiderebbe di uno zingaro? Un extracomunitario sì, ma uno zingaro…Gli zingari sono, a Roma, veramente gli ultimi e molti di essi sono disposti a tutto pur di sopravvivere. Al mio Angelo ho promesso di portargli i vestitini finchè diventerà grande. I vestitini me li regalerà un altro Angioletto al quale hanno appena regalato una splendida mamma ed uno strepitoso papà adottivo. Uscendo dal campo, io, ricca di benessere materiale e morale, di studi, di lavoro, di affetti, di amori, mi sono sentita povera e sporca e mi sono vergognata di essere “uomo del mio tempo”.
Maria Trivelli
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