“Non lo avremmo mai immaginato”. Il dolore dei genitori di Anastasia, uccisa a Villa Pamphili

I due genitori, visibilmente provati, saranno ascoltati in maniera più approfondita nei prossimi giorni dai pm

Sono arrivati da Mosca col cuore spezzato e mille domande a cui ancora non riescono a dare risposta. Il 4 luglio, i genitori di Anastasia Trofimova, la donna trovata senza vita lo scorso 7 giugno a Villa Pamphili insieme alla piccola Andromeda, sono atterrati a Fiumicino per incontrare i magistrati che indagano sul duplice omicidio che ha scosso Roma e l’intero Paese.

A colpirli, oltre all’orrore per la tragedia, è stato lo sgomento per l’uomo accusato del delitto: Francis Kaufmann, cittadino statunitense, attualmente detenuto a Larissa, in Grecia, in attesa di estradizione. “Non avremmo mai immaginato che potesse fare una cosa del genere”, hanno dichiarato i genitori durante il primo colloquio con gli inquirenti.

Pensavano che quell’uomo — conosciuto come Rexal Ford, nome d’arte dietro cui si nascondeva Kaufmann — fosse uno chef o un regista. Così, almeno, era stato descritto da Anastasia, forse per ingenuità o per paura. Di certo, non avevano motivo di credere che quell’uomo potesse essere pericoloso per la figlia e, soprattutto, per la loro nipotina.

I due genitori, visibilmente provati, saranno ascoltati in maniera più approfondita nei prossimi giorni dai pm Giuseppe Cascini e Antonio Verdi. Non è ancora chiaro se l’audizione avverrà in Procura a piazzale Clodio o negli uffici della squadra mobile in Questura.

Una cosa è certa: la famiglia di Anastasia ha già deciso di costituirsi parte civile nel processo che dovrà fare luce su questa vicenda tanto atroce quanto inspiegabile.

Intanto, mentre l’iter giudiziario prosegue, resta il vuoto lasciato da due vite spezzate brutalmente. Un vuoto che attraversa i corridoi della giustizia, ma soprattutto il cuore di due genitori che, da un giorno all’altro, si sono trovati a volare dall’altra parte d’Europa per piangere una figlia e una nipote.


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