Nuovo attentato alla Pecora Elettrica

Il rogo alle 3 di notte, l'origine dolosa appare certa
Andrea Martire - 6 Novembre 2019

E’ successo di nuovo. Alle 3 della notte tra martedì e mercoledì 6 novembre è stata incendiata La Pecora Elettrica, a Centocelle.

Nuovamente a fuoco quello che era diventato bene comune, rifugio di anime e sogni, aspirazioni e spazio di libertà civili, civiche e artistiche e che sarebbe stato riaperto giovedì 7 novembre con una grande festa.

Era tutto pronto, Danilo e Alessandra avevano fatto le cose per bene, con grande scrupolo. Appuntamento per una grande festa, drink, letture, l’occasione per abbracciare tutti (o una parte) di coloro che alla Fenice ci avevano creduto e avevano, in qualche modo, contribuito.

Più di 1000 persone, una comunità. Addirittura, l’invito era stato preceduto da una email in cui venivano riepilogati i costi sostenuti e gli ingressi avuti dalle donazioni, parliamo di numeri importanti, visibili, con grande trasparenza, sul loro sito.

E invece no. Niente festa, niente riapertura. Solo altro dolore, rabbia, sgomento. Per una via che deve pagare dazio a un nemico sconosciuto, che usa la benzina ed è solito dare fuoco a chi non gli piace; anche la Pinseria Cento55, posizionata di fronte, è saltata in aria, giusto un mese fa. Un nemico invisibile che mira al controllo del territorio, che distrugge quello che di buono i gestori del locale, e la comunità tutta, hanno saputo creare in soli 3 anni.

Non ci sono dubbi sull’origine dolosa dell’evento. Sono intervenuti i carabinieri della Compagnia Casilina e i Vigili del Fuoco, non ci sono feriti e questa è l’unica buona notizia. Le indagini sono in corso, in continuità con quelle avviate dopo il rogo del 25 aprile.

Massimo riserbo, al momento vengono vagliate tutte le piste. Rimane il dolore, la rabbia e tante domande. Ma Centocelle non si fermerà, Danilo e Alessandra non si fermeranno. Perché oggi, come il 25 aprile, non sono soli.

Andrea Martire


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