Omissis

Aldo Pirone - 22 Giugno 2017

Marco Travaglio in questi ultimi tempi pur di difendere la giunta Raggi qualche volta si arrampica sugli specchi. Ieri, sugli ultimi sviluppi della vicenda Stadio della Roma, si diverte a prendersela – gioco facile – con il PD e le sue giravolte capitoline. Per farlo, però, deve usare non la menzogna esplicita ma l’omessa verità che le è parente stretta.

Cioè deve dire che il progetto dello Stadio uscito dall’accordo fra la giunta Raggi e il duo Parnasi-Pallotta è più “ecosostenibile” di quello accettato da Marino e Caudo. Lo è diventato – secondo lui – grazie alle capacità volpine di contrattazione dimostrate da Grillo e dalla Sindaca che hanno fatto abbassare le penne ai due speculatori. En passant dice pure che le posizioni della coppia pentastellata erano anche quelle dell’assessore Berdini che poi, però, non fece nulla o quasi per modificare il progetto da un milione di mc. “compensato” da alcune opere di vantaggio pubblico su cui la giunta Marino e il consiglio comunale, pre ricorso al notaio, avevano espresso il cosiddetto “interesse pubblico”. Mentre tutti sanno che l’ex assessore sosteneva che lo Stadio si poteva fare a Tor di Valle rispettando le cubature colà previste dal PRG; assai minori di quelle concordate tra la giunta pentastellata e il duo Parnasi-Pallotta.

Naturalmente Travaglio per intortare ulteriormente la questione deve occultare che il M5s romano due anni e mezzo fa circa, quando in Campidoglio era all’opposizione, presentò un esposto al sostituto procuratore Mario Dovinola per denunciare la “schifezza” parnasiana e pallottiana: “Il procedimento di approvazione dell’impianto sportivo – scrivevano – è un’enorme speculazione immobiliare avente lo scopo fraudolento di assicurare enormi vantaggi economici a società private a scapito degli enti pubblici coinvolti e a discapito dei cittadini”. Quindi, aggiungevano: “Appaiono non sussistere i requisiti di pubblica utilità previsti dalla legge di riferimento”. E, infine, sul luogo prescelto: “La scelta dell’area è scellerata, altro che quella ottimale. Da tale scelta scaturisce il piano economico miliardario e futuri costi, diretti e indiretti, per la collettività”. A firmare parole così nette e inequivocabili furono Virginia Raggi, Daniele Frongia, Marcello De Vito, Enrico Stefàno.

E’ possibile che così severo giudizio sia oggi rovesciato solo perché invece di un milione di mc. circa si è scesi a 600.000 riducendo del 60% il business park, occupando l’area con edificazioni massicce in lungo invece che in alto e ridimensionando, di conseguenza, anche le opere impropriamente dette di “vantaggio” pubblico di accesso all’area? E la scelta dell’area perché non è più “scellerata”?

E’ il solito giochetto. Un privato arriva propone una triplicazione di cubature su un’area di sua proprietà rispetto a quelle previste dal PRG; poi ne ottiene solo il doppio o giù di lì, e tutte per finanziare opere pubbliche a suo vantaggio. E gli amministratori fanno la ruota di fronte ai cittadini, parlano di grande vittoria dell’interesse pubblico, dell’ambiente, della città e via esaltando, asciugandosi il sudore copiosamente versato per aver fermato il palazzinaro di turno sulla trincea da lui spostata in avanti nel punto che sempre lui, probabilmente, aveva già messo in conto.

L’omessa verità di Travaglio è che si concedono a due privati, con apposita variante, 250.000 mc. in più di quelli previsti dal PRG, si rinuncia allo “stop consumo di suolo” tanto strombazzato in campagna elettorale dai “grillini” romani, infischiandosene bellamente non solo di quello che da sempre dicono da quelle parti i comitati dei cittadini del territorio e dei pendolari della disastrata linea Roma-Lido, ma anche delle contrarietà interne al M5s romano. Tacitate con le minacce di espulsione invece di essere sottoposte alla mitica “rete” che si convoca solo quando serve al capo. Senza mettere nel conto il segnale di disponibilità che così facendo i “grillini” capitolini danno all’intero mondo dei costruttori-speculatori romani. Affermare, come fa Travaglio, che il risultato della Raggi è migliore di quello di Marino è come dire che è meglio essere investiti da un tram che da un treno.

L’investimento, in ogni senso, è più “sostenibile”. Per gli speculatori.


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti