Ostiense, addio al murales di Blu: l’ex-caserma occupata diventa Porto Fluviale RecHouse

Con l’avvio dei lavori del progetto Porto Fluviale RecHouse, finanziato con 13,2 milioni di euro dal Pnrr, la vecchia caserma abbandonata prende nuova vita

Per chi percorre via Ostiense o via del Porto Fluviale, il murales di Blu sulle facciate dell’ex-caserma occupata era un landmark impossibile da ignorare.

Realizzato nel 2014 per sostenere il diritto alla casa e raccontare la vita di chi aveva trovato rifugio nello stabile dal giugno 2003, l’imponente opera di street art oggi non c’è più. Ma il suo spirito sopravvive, trasformato in qualcosa di concreto: la possibilità per circa 50 famiglie di avere finalmente una casa sicura.

Con l’avvio dei lavori del progetto Porto Fluviale RecHouse, finanziato con 13,2 milioni di euro dal Pnrr, la vecchia caserma abbandonata prende nuova vita.

Entro il 2026, le famiglie che avevano vissuto lì in condizioni di emergenza abitativa potranno trasferirsi in alloggi popolari legali, mentre al piano terra nasceranno laboratori socio-culturali e nel cortile centrale una piazza pubblica aperta al quartiere. Sulla terrazza, un giardino fotovoltaico farà da base per una comunità energetica, unendo innovazione e sostenibilità.

«Lo stabile, pur in degrado, aveva visto nascere esperienze sociali interessanti – ricorda il sindaco Roberto Gualtieri – Ora il progetto punta a trasformare quelle esperienze in opportunità concrete, non solo per chi abiterà qui, ma per tutto il quartiere».

Il processo di riqualificazione è stato partecipativo: grazie alla mediazione dell’Università di Roma Tre, gli occupanti hanno contribuito a progettare gli spazi, rendendo il passaggio dalla vecchia occupazione a una residenza legale un percorso condiviso.

E il murales di Blu? «Era bellissimo – sottolinea l’assessora ai Lavori pubblici Ornella Segnalini ma la sua ragion d’essere era legata alla mancanza di abitazioni. Con le famiglie sistemate, il murales ha compiuto la sua missione».

Così, ciò che un tempo era simbolo di protesta e di rivendicazione sociale diventa oggi simbolo di riscatto concreto: un edificio che da spazio occupato e degradato diventa casa, cultura e energia per la comunità, dimostrando come la street art e l’urbanistica possano dialogare per trasformare la città.

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