Parco degli Acquedotti. Degrado in ritirata?

Torna l’acqua e rivive il laghetto di Roma vecchia. Ha aperto il punto ristoro al parco giochi di via Lemonia
di Aldo Pirone - 14 Novembre 2009

E’ uno dei più bei luoghi di Roma. Un pezzo di campagna romana solcato dalle grandi arcate degli Acquedotti Claudio e Marcio che, ‘’come una successione di archi di trionfo’’ (J.W.Goethe ‘’Viaggio in Italia’’), annunciavano a viandanti e pellegrini in arrivo da sud e da est l’avvicinarsi dell’Urbe. Un’area verde punteggiata dai resti delle grandi ville romane suburbane: quella di Septimius Bassus oggi Settebassi e quella di Servilio Pudente, detta oggi delle Vignacce. E dal percorso dell’antica via Latina. Segnata da casali e torri medievali. Ancora oggi oggetto di qualche lavoro agricolo e di un allevamento di pecore che restituisce a tratti lo scorcio di un paesaggio settecentesco. Il Parco degli Acquedotti, facente parte di quello più ampio e regionale dell’Appia antica, è ciò che rimane della parte di agro romano al di qua del GRA. Si è salvato dall’avanzare inesorabile dei grandi palazzoni speculativi di Cinecittà arrestatisi, quasi per rispetto, di fronte alle più antiche e maestose arcate degli acquedotti romani.

Negli ultimi anni il Parco era stato assalito da un notevole degrado. Orti abusivi diventati baracche dormitorio di varia umanità; la caduta di numerosissimi grandi pini che affiancavano il grande e storico viale alberato oggi ridotto a un sentiero di scheletri sopravvissuti; il prosciugamento del laghetto per l’interruzione del flusso idrico dell’Acquedotto Marcio; l’abusivismo di impianti sportivi e non, che si sono allargati sempre più nell’indifferenza dei pubblici poteri; la mancanza di vigilanza e illuminazioni adeguate; l’assalto dell’inquinamento dovuto alla crescita abnorme del traffico aereo su Ciampino.

Qualcosa in questi ultimi tempi però è mutato anche grazie alle pressioni e alle iniziative di associazioni varie, comitati di quartiere e della Comunità Territoriale. La tendenza al degrado sembra invertita. Si è cominciato nel luglio del 2007 con lo sgombero degli orti abusivi. Poi nel maggio scorso, in collaborazione con l’Ente Parco, un gruppo di ragazzi volontari hanno istituito un punto informativo permanente aperto tutte le domeniche sulle attività, la storia e le bellezze del Parco. Nel settembre scorso, finalmente, dopo circa 9 anni di assenza, è tornata l’acqua e il laghetto, diventato una fossa arida e mortifera, è rinato, riformando quell’oasi naturale meta di distensive passeggiate e dei giochi dei bambini. Due settimane fa, infine, ha aperto il punto ristoro bar-ristorante ‘’il Grillo parlante’’ nel parco giochi di via Lemonia. Una bella struttura a forma di chalet finita da tre anni che, per i soliti impicci burocratici fra Regione, Comune, Municipio ed Ente Parco, era chiusa e preda di un lento declino.

La Regione Lazio negli anni scorsi ha stanziato circa 400.000 euro per la riqualificazione del Parco. Il Municipio ne aveva deliberati 80.000 per la rinascita del laghetto. E’ sembrato per tanti anni, infatti, che la cessazione del flusso idrico fosse dovuta al crollo di un tratto dell’acquedotto in località Tor Vergata causato dai lavori per la ‘’giornata mondiale della gioventù’’ del Giubileo del 2000. Non c’era una lira per le opere necessarie, disse l’Acea, per poi scoprire che non di crollo ma, per fortuna, di otturazione di un paio di pozzi con materiali di scarico si trattava. E allora si è rimediato. Per cui lo stanziamento municipale può essere dirottato su altre necessità.

Quali gli interventi necessari? Intanto bisogna salvare il viale alberato sostituendo gli alberi malati e ripiantumando quelli caduti. Poi occorre bonificare e rinaturalizzare l’area liberata dagli orti abusivi; rifare i percorsi: viali e vialetti anche ciclabili; rendere permanente il punto informativo; valorizzare i beni archeologici attraverso forme di collaborazione con i ragazzi delle scuole (sarebbe necessaria un’adeguata e sobria cartellonistica illustrativa della storia e dei monumenti); una forte attività di promozione che immetta gli Acquedotti nel giro turistico della Capitale; un’adeguata vigilanza (si aspettano ancora le guardie a cavallo promesse nel marzo scorso dal Comune e dal gen. Mori). Quanto alla riduzione del traffico aereo la questione è oggetto di una battaglia pluriennale. Si aspettano interventi concreti dal governo e dal ministro dei trasporti Matteoli.

Diversi sono i soggetti amministrativi che insistono sul territorio del Parco: Regione, Ente parco, Comune, Municipio. Ognuno con i suoi poteri e le sue responsabilità. Dalla Regione, oltre ai soldi, ci si aspettava il varo del Piano di assetto del Parco. Ma anche per questa legislatura pare che non se ne farà scandalosamente nulla. Dal Comune ci si aspetta, innanzitutto, l’intervento dell’assessore De Lillo per ripiantare gli alberi e rinaturalizzare l’antico fosso dell’Acqua mariana; e una lotta senza quartiere, in collaborazione con il Municipio, contro l’abusivismo. Dalle soprintendenze e dai Beni culturali il restauro dei monumenti e la valorizzazione degli ingenti reperti archeologici. E’ del luglio scorso il ritrovamento a villa delle Vignacce della statua in marmo rosso di un Sileno. Dal Municipio un’azione di coordinamento dei vari soggetti amministrativi competenti e di impegno più forte e conseguente contro l’abusivismo vecchio e nuovo.


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