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Passando la Porta Santa per visitare la tomba di papa Francesco

“Ciao Francesco”, grazie di essere stato il Papa Parroco con cui non sempre sono stata d’accordo, ma che dal 2020 ho sentito vicino

Il 1° maggio sono andata a rendere omaggio a papa Francesco nella Basilica di Santa Maria Maggiore.

Ho attraversato la Porta Santa con la consapevolezza di dare ancora più significato a ciò che stavo facendo poiché i miei giorni, a causa di una massa tumorale alla testa e con encefalopatie che mi provocano quotidiani e piccoli ictus, stanno giungendo al termine.

Sono dura con me stessa sin da piccola, ora lo sono diventata ancora di più. Poiché provengo da una famiglia semplice, dove ogni ogni cosa era una conquista quotidiana con il sudore del lavoro, e ogni gesto doveva avere un significato, sono stata abituata a dare significato ad ogni cosa.

Ho raggiunto la parte posteriore della Basilica di Santa Maria Maggiore per mettermi in fila con gli altri per giungere alla Porta Santa e rendere omaggio al Santo Padre.

La fila è stata regolare e scorrevole grazie alla presenza dei volontari del Giubileo della Speranza, dei volontari delle diverse organizzazioni del terzo settore, delle forze dell’ordine e della polizia municipale. Superati gli ulteriori controlli di sicurezza finalmente si è giunti in prossimità della Porta Santa. E lì ho assistito a qualcosa che mi ha portato a farmi domande, a pensare e a riflettere.

Il passaggio della Porta Santa e il mettersi in fila per omaggiare un Pontefice recentemente scomparso, nel mondo attuale dove la comunicazione imperversa, sembra diventato solo più oggetto di selfie, foto e video per immortalare il momento da tramandare alle future generazioni (pensiero nobile!), ma soprattutto momento di un protagonismo esagerato in cui fa da padrone non il fine nobile di fotografare il momento storico che si stava vivendo, ma un ego esasperato, sintetizzabile in una frase che va per la maggiore: “io c’ero, io”.

Affermazioni le mie, avvalorate dalla richiesta, fatta da coloro che operavano all’interno della Basilica, di una fila ordinata, di silenzio e di non girare video e foto in maniera non opportuna. Tanto da costringere a far recitare ad alta voce un rosario collettivo, pur di riportare la situazione ad un “disordine più accettabile”.

Da credente adulta, più volte critica con le posizioni dell’establishment ecclesiastico, non ritengo sia decoroso trasformare il passaggio di una Porta Santa e l’omaggio ad un Pontefice, come la puntata di uno show che impazza in televisione.

Fortunatamente uscendo, dopo aver ammirato lo splendido Battistero interno alla Basilica, ho visto uno striscione fuori delle finestre di un seminario dirimpettaio alla Basilica in cui vi era scritto: “Grazie Francesco”.

Ebbene “Ciao Francesco”, grazie di essere stato il Papa Parroco con cui non sempre sono stata d’accordo, ma che dal 2020  ho sentito vicino. Come un membro di casa non sempre ho capito e ho concordato con le tue scelte, ma una cosa è certa per 12 anno sei stato nella mia vita e in quella del mondo e, volenti e nolenti, hai fatto e, insieme a te, abbiamo fatto la Storia. E da romana “ego sum civis romana”, la cosa mi dà una gioia immensa.

Grazie. Ciao Francesco

Albertina Ronci

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