

Trenta opere per esplorare il realismo espressionista dell’artista
La Galleria Marchetti di Roma ospita la mostra: ‘Mino Maccari – L’ironia Visionaria di un Insidioso Pennello’, da giovedì 10 aprile fino al 31 maggio 2014. L’esposizione, realizzata con la collaborazione dell’Archivio Mino Maccari, presenta al pubblico una trentina di dipinti dell’artista realizzati dal 1954 al 1984. A 25 anni dalla sua morte viene riscoperto con questa mostra il ‘realismo espressionista’ dell’artista, la parte meno conosciuta rispetto alla sua produzione grafica.
Mino Maccari è infatti ricordato soprattutto come scrittore e polemista. La sua personalità letteraria, legata all’espressione e alla comunicazione verbale, è stata completamente immersa nella grande arte visiva occidentale, proprio questa considerazione allontana il rischio di sottovalutare l’autorità e l’autonomia estetica di una pittura che vive assolutamente di luce propria.
Federico Zeri riconosce a Maccari “un’eccezionale lucidità d’occhio e di mano”, e “un’acutezza mentale e percettiva di questo inesauribile esploratore visivo”, anche se per Zeri “la sua pittura resta in sottordine rispetto all’incessante, perenne stimolo che agita e sorregge la sua produzione disegnativa”.
Il pittore toscano si può considerare tra i ‘realisti visionari’ che, come scrive Henri Focillon nella sua Estetica dei visionari, le loro opere introducono nella nostra concezione dell’universo qualcosa d’improvviso e di vago, d’inquietante e d’indefinibile.
Caratteristica della pittura di Maccari è la ciclicità: il ricorrere, in infinite varianti, di temi e figure, di tipologie fisiche e fisiognomiche, di schemi spaziali e strutturali: ad esempio lo schema di coppia uomo/donna, spesso raddoppiato o moltiplicato. In particolare l’artista è interessato alla molteplicità delle possibilità di relazione del soggetto stesso, in cui l’artista mira a cogliere le mutazioni più intime e insieme più concrete di un racconto.
Per l’artista i suoi veri maestri furono Gargantua e Pantagruel, e dunque il loro creatore, il narratore francese del ‘500 François Rabelais (1494-1553), sulle tracce del quale Maccari sembra creare una sorta di realismo grottesco, sagace e vitalistico, radicale e terragno, che contempla anche “l’eccezionale predominanza del principio materiale e corporeo” (Bachtin) propria della cultura popolare: così il corpo rappresenta per lui, nella sua topografia fisica e simbolica e nei suoi processi di trasformazione, l’espressione stessa delle mappe biologiche e culturali della vita. In questo senso la figura più ricorrente nella pittura di Maccari è anche la vera chiave di lettura della sua poetica: la figura femminile, ambigua e seducente, semplice e inesauribilmente vitale, che fronteggia eserciti di soldati e di capitani d’industria, di uomini di potere e di portaborse, di vecchi satiri azzimati, e che rappresenta l’essenza stessa della vita: spesso tragica e sempre, giorno dopo giorno, tragicamente leggera ed equivoca.
Info: Mino Maccari – L’ironia Visionaria di un “Insidioso Pennello” alla Galleria d’Arte Marchetti, via Margutta 8 – 00187 Roma.
Orario mostra: il lunedì dalle 16.30 alle 19.30; dal martedì al sabato dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 16.30 alle 19.30.
Per ulteriori informazioni: tel/fax 06 3204863; www.artemarchetti.it; info@artemarchetti.it.
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