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Piazza Bologna, appello dei cittadini: ‘rivogliamo il nostro quartiere’

Gli abitanti denunciano il degrado e l'incuria del quartiere

Il degrado e l’incuria di Piazza Bologna hanno raggiunto livelli intollerabili: gli abitanti del quartiere, oramai stanchi, lanciano alle Istituzioni Comunali e Municipali un accorato appello affinchè si adottino i provvedimenti necessari a sistemare la situazione.
Per comprendere le ragioni di tanto sconcerto occorre fare un passo indietro, tentando un’analisi delle cause che hanno portato all’attuale situazione uno dei quartieri più centrali e rappresentativi di Roma.

Piazza Bologna, zona estremamente vivace del III Municipio, si presentava fino a qualche anno fa come un agglomerato urbano altamente residenziale, con le sue aree verdi e il suo piano regolatore rigoroso. Popolata ed abitata dalla cosiddetta Roma bene, al pari del Rione Monti o del Quartiere Prati, costituiva il fiore all’occhiello di una città che forse non esiste più. Questo scorcio di Capitale, tranquillo ma al tempo stesso molto centrale, era inoltre meta preferita degli universitari fuori sede, che trascorrevano fra via Livorno, viale XXI Aprile e Piazzale delle Provincie l’ultima stagione della loro giovinezza, quella che precede l’ingresso definitivo nel mondo degli adulti. Alla sera, soprattutto d’Estate, gli studenti si riversavano nelle strade e nelle piazze, festeggiando quell’esame finalmente superato o esorcizzando quella bocciatura che proprio non ci voleva. Gli abitanti del quartiere ben tolleravano la presenza dei ragazzi che, oltre ad allegria e spensieratezza, portavano nella zona anche significative entrate economiche, soprattutto con la richiesta di camere in affitto. Inoltre, tutta l’area era molto tranquilla e vivibile, vivace ma al tempo stesso serena.

Oggi le cose sono profondamente cambiate: il quartiere finora raccontato esiste solo nel ricorso nostalgico di qualche universitario già adulto. Piazza Bologna assiste inerme al suo degrado: è trascurata, sporca, trafficata e priva di ordine. Percorrendo le strade piene di buche e sporcizie varie si respira un’aria esasperata e stanca, spadroneggia il parcheggio selvaggio, le aree verdi sono mal curate, l’incuria e l’abbandono regnano ovunque. I marciapiedi sono terra di nessuno gremita di venditori e parcheggiatori abusivi e, in omaggio al malcostume che oramai imperversa in molte delle zone centrali della Capitale, il quartiere non è più sicuro: la Piazza, una volta popolata da giovani, è oggi triste rifugio di genti di tutte le nazionalità, che bivaccano fino a notte inoltrata, lasciando qua e là lattine di birra, bottiglie vuote e molto altro.

Ad aggravare la situazione, ovviamente critica, si sono aggiunti anche i lavori della diramazione della Metro “B”, con i loro cantieri aperti e chiusi e il rumore assordante delle scavatrici, che affastellano agli angoli delle vie rifiuti di non meglio precisata natura, organici e non, che né le appaltatrici né il Comune si preoccupano di smaltire a norma.
Anche i negozianti della zona soffrono inevitabilmente questo stato di malgoverno: il commercio ha subito flessioni significative e sia il turismo che le richieste di affitto, su cui l’economia della zona si reggeva, sono fortemente in calo.

E’ ovvio che chi fa le spese di questo abbandono sono anzitutto i residenti, che vivono costantemente in contatto con rumori, schiamazzi diurni e notturni e hanno paura ad uscire la sera. Per non parlare dei negozianti, che perdono guadagni significativi.
Proprio di questi giorni è la notizia che i lavori promossi dall’Agenzia di Roma Mobilità – Dipartimento VII, i quali prevedevano modifiche significative alla viabilità di Piazzale delle Provincie, sono stati bloccati per le proteste dei residenti e dei commercianti, che hanno sollevato perplessità e critiche sull’efficacia e sulle finalità di detti lavori. La sospensione è stata voluta dal Consiglio Municipale, che ha chiesto ai Vertici Comunali la revoca e l’immediata rielaborazione dei relativi progetti previa audizione dei cittadini, che continuano a chiedere interventi urgenti, volti anzitutto all’immediato recupero della vivibilità dell’area.

Stando così le cose, è obbligo improrogabile delle Istituzioni intervenire per mettere ordine nel disordine di questo quartiere, restituendolo com’era ai suoi abitanti i quali, alla base di un sistema di governo che troppo spesso e troppe volte non vuole vedere e non vuole sentire, rimangono loro malgrado uniche vittime inconsapevoli di scelte sbagliate. In fondo, il primo diritto dei cittadini è vivere un’esistenza tranquilla, e l’unico dovere dei governanti è fare in modo che questo accada.

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