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Piazza dell’Acquedotto Alessandrino è nel più completo degrado

E l'associazione di quartiere "Città Alessandrina" è ancora senza sede 
Nicola Fabiano - 18 Febbraio 2021

L’associazione “Città Alessandrina”, che da quaranta anni opera nel quartiere, ad oggi non ha ancora ottenuto un luogo dove svolgere e organizzare le proprie attività culturali. La sede è stata resa illegittima il 02/10/2019 dall’attuale amministrazione del V Municipio. Composta da un piccolo spazio usato per le riunioni adiacente a un chiosco-bar in ferro e in vetro, coperta da una grande pergola con umbrario, è situata nell’antica piazza dell’Acquedotto Alessandrino. Fu assegnata all’associazione “Città Alessandrina” con l’ordinanza n 5 del 02/12/2010 (prot. n° 73747) dalla giunta del presidente Roberto Mastrantonio in attesa di un bando di assegnazione che ad oggi deve essere ancora formalizzato.

E oltre a ciò la beffa. È stata sanzionata anche una multa di circa 11.000 euro ritenendo invalida tale ordinanza dall’attuale amministrazione e declassando negli atti il chiosco-bar completo degli arredi interni a un mero magazzino da ricovero per gli attrezzi. Il risultato è stato che adesso la Piazza versa in un completo abbandono. Come da accettazione del 10/02/2011 (CG n 8770) infatti era l’associazione a gestire la pulizia della piazza e dell’area limitrofa utilizzandola per dare vita ad iniziative culturali e discutere delle problematiche del quartiere.

A quella Piazza dal fascino antico con i maestosi archi dell’acquedotto Romano sullo sfondo che alla sola vista emoziona, era stato dato il suo giusto vigore nel 2005 con un progetto approvato dall’allora Sindaco Veltroni con la giunta municipale presieduta da Stefano Tozzi. Il tutto rievocava l’antica Roma, caratteristica suggerita dagli stessi cittadini del quartiere.

Con i 450.000 euro stanziati fu realizzata la pavimentazione in parte composta dai tipici sampietrini, panchine in legno, un parco giochi per bambini in sabbia calcarea come era presente all’epoca e in particolare una fontana gioco composta da quattro sistemi di canali curvilinei in travertino  da cui fuoriuscivano alternati alti e bassi getti d’acqua in memoria dell’antica acqua bullicante e che di notte si illuminavano con fasci di luce verticali generando una dolce sinfonia.  Perfino le aiuole intorno alla piazza profumavano dell’antica Roma. Rose, lavande e altre piante con fioriture differenziate nelle diverse stagioni furono scelte tra le specie utilizzate dai Romani. Inoltre, il progetto prevedeva un cinema all’aperto, eventi teatrali e musicali che avrebbero esaltato e onorato quella memoria storica. Ed alcuni importanti eventi furono anche realizzati.

Ad oggi la Piazza versa in condizioni di abbandono pressoché totale. L’immondizia è dappertutto e le poche piante rimaste hanno l’aspetto di arbusti incolti. Le panchine sono in parte divelte e scarabocchiate. La pavimentazione si è deteriorata. Dal chiosco bar penzola in senso di resa lo striscione con la scritta “comitato di quartiere Alessandrino” ormai sgualcito e sporco in balia delle folate di vento. Le fontane sono  prive di acqua, senza i loro getti maestosi, mentre i bambini vi giocano con il pericolo di farsi male, ignari della bellezza che fu. Una tale incuria farebbe certamente rivoltare nella tomba anche l’imperatore Alessandro Severo che nel 226 d.c. costruì il maestoso acquedotto.

Quello che è più grave, è che, nel frattempo, nulla ha fatto e nulla sta facendo l’attuale amministrazione del V Municipio per attivare un piano di pulizia ordinaria e di manutenzione soprattutto riguardo alle particolari fontane. Solo su insistente richiesta dell’associazione nel recente passato, è stata eseguita a cura del Municipio una manutenzione straordinaria ritenuta non bene eseguita poiché dopo poco tempo si è rilevata lesiva per le stesse. Le luci si sono spente, gli ugelli a poco a poco si sono chiusi e la pressione ha sollevato le piastre di marmo sottostanti. A tutt’oggi gli uffici tecnici e gli assessori del V Municipio non sono riusciti a far inserire la fontana nel piano di manutenzione sistematica del SIMU – azienda che si occupa delle principali fontane del Comune di Roma – e ciò nonostante l’impegno dell’associazione già sin dal 2017 a contattare e a far intervenire in loco il funzionario responsabile dell’ente. Intanto, il degrado persiste e il tutto è lasciato alla mercé dei vandali.

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L’indignazione aumenta se consideriamo che la Giunta municipale solo di recente ha risposto alle molteplici richieste, inviate anche tramite pec, con le quali si sollecitava un incontro per un chiarimento riguardo le ingiuste contestazioni amministrative. Nonostante un incontro avvenuto a luglio 2020 con i Vigili Urbani, al momento la situazione ancora non si sblocca e non si sa nemmeno quando verrà emesso il bando per l’assegnazione del chiosco bar e la relativa gestione della piazza. Pochi giorni fa sono state consegnate le chiavi del chiosco su richiesta dell’amministrazione.

Le responsabilità del V Municipio sono evidenti mostrando negligenza e incapacità nel risolvere i problemi. Nel caso specifico sarebbe stato sufficiente far proseguire la gestione al comitato di quartiere fino all’assegnazione tramite bando. L’incapacità di prevedere tempi brevi e di snellire la burocrazia ha così causato danni ai beni della comunità provocando sperpero di soldi dei contribuenti: quelli già spesi e quelli che si spenderanno per sistemare la piazza.

Rimane poi inspiegabile il fatto che se un Municipio legittima una associazione di quartiere, tra l’altro presente da 40 anni sul territorio, e le assegna uno spazio dove gestire le attività, non è possibile che poi le venga tolto senza procurargliene un altro in sostituzione, costringendola ad elemosinare ospitalità nei vari centri anziani del quartiere.

Le associazioni di quartiere sono da considerarsi un bene pubblico e vanno tutelate per il loro lodevole impegno e stimolo culturale che forniscono alla collettività. Le istituzioni di qualsiasi colore politico esse siano devono interagire con esse e non essere loro di ostacolo. È notizia di pochi mesi fa che sono stati stanziati da parte del Comune di Roma circa 70.000 euro per restaurare il teatro del Parco Palatucci. Ma una volta eseguiti i lavori chi preserverà l’opera? E la solita storia continua…

 


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