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Ponte Mammolo, incendio non a una, ma a una stratificazione di discariche abusive

La notizia

La notte tra il 3 e il 4 agosto 2023 un incendio divora una discarica abusiva per circa due ettari su un terreno privato nella zona di Ponte Mammolo.

Intervengono i Vigili del fuoco con autobotti e mezzi per spostare e movimentare terra e rifiuti. 

Alla stesura dell’articolo (ore 06.30 del 5 agosto) dal grande rogo quasi estinto si sprigionano ancora nuvole di fumo venefico che costringe l’intero quartiere e nel raggio di almeno un km a rimanere con porte e finestre sigillate. L’Arpa Lazio esegue rilievi ambientali.

Vogliamo a questo punto chiarire che l’incendio non ha riguardato una semplice “discarica abusiva” ma una stratificazione di discariche, una delle gravi malefatte dei governi capitolini e municipali del passato che i cittadini pagheranno e pagheranno caro e non solo in termini di quelle tasse che già li salassano. 

Una stratificazione di discariche

Chiariamo che quella chiamata “discarica abusiva” è una stratificazione di discariche, una piccola bomba ecologica locale da tempo pronta ad esplodere; poi che quel “terreno privato” è una specie di spina nel fianco del IV municipio e dei quartieri limitrofi. 

Nel 2007 vi furono abbattute circa 400 baracche che per più di 10 anni e con 800 abitanti avevano rappresentato una tra le più grandi baraccopoli di Roma. 

Abbattute le baracche seguì purtroppo una bonifica dell’area sulla quale andrebbe fatta luce: le macerie di baracche, casupole, suppellettili e rifiuti accumulati in 10 anni furono occultati da uno strato di pozzolana. E a nulla valse l’impegno tardivo assicurato dall’allora presidente del municipio chiamato in causa dalla trasmissione tv Striscia la Notizia 

https://abitarearoma.it/il-presidente-del-v-municipio-finisce-a-striscia-la-notizia/ 

perché tutto fu lasciato così come si trovava e di provvedimenti per la salvaguardia dell’area neppure l’ombra. 

Così, nei 16 anni passati da quella “bonifica” truffa, su quello stesso manto di pozzolana, si è andato formando un nuovo strato di rigetti per l’avvicendamento di tante altre baracche e tanti altri cumuli di rifiuti. E quando parliamo di rifiuti, intendiamo ogni genere di materiali, cose anche pericolose per l’uomo e l’ambiente come carcasse di elettrodomestici, auto intere, moto e scooters, pneumatici, batterie, tutto depredato e dato alle fiamme. 

Ora, ma c’era da aspettarselo, le fiamme sono tornate e questa volta hanno messo in ginocchio per quasi due giorni un intero quartiere e non si sa quali altri danni possa aver fatto all’uomo e all’ambiente. 

A noi non resta che attendere le mosse del presidente del IV municipio Massimiliano Umberti e della sua Giunta su come riuscirà a liberare quell’area “privata” dalle nefandezze delle amministrazioni passate e quali i provvedimenti  e risorse riuscirà a prendere per la definitiva salvaguardia di quell’ambiente e i suoi dintorni.

Un habitat naturale compromesso

Del paesaggio tipico fluviale originario comunque è rimasto solo il ricordo e nessuna bonifica potrà ripristinare in quel terreno avvelenato l’eterogeneità dei vegetali, riportare le specie animali anche minime laddove regnano ormai solo gli infestanti, come non potrà ridar vita agli alterati processi naturali fatti di equilibrio tra la vita vegetale e animale e all’interazione tra la la vita vegetale ed animale con il fiume Aniene, sempre più inquinato.


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