

Una puntuale mostra storico-documentaria sulla propaganda antisemita nazista e fascista
E’ stata inaugurata giovedì 26 gennaio 2017 dalla Fondazione Museo della Shoah, presso la Casina dei Vallati (sede museale della fondazione) a cura di Marcello Pezzetti e Sara Berger: sono intervenuti Mario Venezia, Presidente Fondazione Museo della Shoah e Marcello Pezzetti, curatore della mostra. L’esposizione presenta in forma didattica-documentaria, manifesti, fotografie, oggettistica, giornali e riviste dell’epoca, insieme a documentari, film e corti di animazione ed è visitabile fino al 7 maggio 2017. Benché la mostra presenti diversi pannelli esplicativi, si può contare sull’ausilio di personale qualificato che guiderà le persone o le classi scolastiche alla scoperta di una guerra delle immagini, quasi mai presa in esame così in dettaglio per spiegare ed entrare nei dettagli della subdola arroganza della propaganda antisemita nazi-fascista.
Il percorso espositivo si snoda su un duplice piano narrativo: da una parte viene offerto uno sguardo sull’evoluzione dell’antisemitismo in Europa all’inizio del ‘900, in particolare sulla fase finale caratterizzata da motivazioni genetiche e biologiche e non più solo teologiche, socio-economiche e culturali, dall’altra, viene raccontato il ruolo della propaganda nazista e fascista che ha caratterizzato la cosiddetta società di massa, grazie alla nascita e alla diffusione di “nuovi” media come la radio, il cinema e successivamente la televisione. Tra i film presentati in mostra c’è Jud Süβ, di Veit Harlan (1940), la più famosa trasposizione cinematografica dell’odio antiebraico e il documentario Der ewige Jude (conosciuto in Italia col titolo L’ebreo errante) di Fritz Hippler del 1940; il prodotto più violentemente antisemita del Terzo Reich, una vera e propria metafora dell’antisemitismo nazionalsocialista.
L’esposizione si avvale del patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della Regione Lazio, di Roma Capitale, dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, del CDEC, Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea e della Comunità Ebraica di Roma, realizzata con l’organizzazione generale di C.O.R. Creare Organizzare Realizzare e con il contributo di ACEA, dei collaboratori tecnici Istituto Luce Cinecittà e dell’Archivio Centrale dello Stato.
Come spiegano i curatori della mostra e come si può valutare dalla quantità dei reperti presenti, la propaganda antisemita non venne affidata solo ai mezzi di comunicazione di massa, ma fu infiltrata nella quotidianità sociale con una perversa volontà denigrativa, quasi una oggettificazione di un supposto stigma ritenuto appartenere ad una razza detta infida e pericolosa, la forma del naso, i capelli, le caratteristiche morali. Su questo un lungo repertorio di articoli come volantini, cartoline, francobolli, adesivi, le scatole di fiammiferi e persino i giochi dei lunapark, anche sui libretti dell’assicurazione medica veniva riportata la scritta: “Meidet jüdische Ärze” (Evitate medici ebrei). Eppure avrebbe avuto perfettamente senso rifiutare una segregazione razziale, inventata apposta per poter utilizzare i vantaggi nell’individualizzazione di un nemico esterno al quale dare le colpe di ciò che andava male, esattamente come aveva senso l’episodio attribuito ad Albert Einstein di quando, arrivando da esule negli Stati Uniti, agli impiegati dell’ufficio immigrazione avrebbe risposto di appartenere ad una sola razza, quella umana.
La mostra intanto approfondisce anche il tema della propaganda antiebraica mettendo a confronto le due diverse connotazioni che si svilupparono nella Germania nazista e nell’Italia fascista, evidenziandone le differenze, ma anche le analogie e i legami, come nel caso del materiale prodotto dalla storica rivista tedesca Der Stürmer, fondata da Julius Streicher a Norimberga nel 1923 e quello della rivista italiana La Difesa della Razza, pubblicata nel 1938 dalla casa editrice Tumminelli di Roma, diretta da Telesio Interlandi. Infine la mostra documenta le conseguenze che la propaganda ha avuto sulla sorte degli ebrei d’Europa: dalle misure persecutorie – soprattutto con l’emanazione delle Leggi di Norimberga (1935) – all’istituzione dei ghetti, che sancirono l’isolamento degli ebrei dal resto della popolazione, dalle deportazioni allo sterminio fisico nei campi di morte.
Gran parte del materiale esposto alla Casina dei Vallati, in particolare quello sulla Germania nazista, proviene dalla collezione privata di Wolfgang Haney, proprietario della più vasta collezione di oggetti relativi al periodo nazista. Il resto della documentazione proviene dalla biblioteca del Bundesarchiv e da alcune delle più importanti emeroteche nazionali tedesche. I documenti relativi all’Italia provengono per la maggior parte dall’Archivio Centrale dello Stato, dall’Istituto Luce, dagli archivi della RAI, dall’Istituto Storico Germanico (DHI) e da alcune emeroteche, come quella della Biblioteca Nazionale, oltre che da collezionisti privati, come Enrico Sturani. Di primaria importanza, infine, è il materiale messo a disposizione dagli archivi delle istituzioni ebraiche, in particolare della Fondazione Museo della Shoah di Roma, del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano.
Il senso della mostra nelle parole degli organizzatori, è anche quello di dare voce ad un monito, far comprendere come i mezzi della propaganda e della diffusione attraverso i mass media, oggi assai più evoluti e soprattutto emessi capillarmente attraverso l’informatizzazione, possano essere un pericolo se non si impara ad interpretare il linguaggio delle immagini, se non si confrontano le fonti delle notizie per sottrarsi, per quanto possibile, ad ogni forma di potere, soprattutto se non si comprende il valore del rispetto delle diversità e la responsabilità del confronto “non ostile” con i nostri simili in un’epoca di globalizzazione … Ricordiamo quindi il monito del poeta e drammaturgo tedesco Bertold Brecht, poi inciso anche su una delle pareti del Museo del deportato di Carpi – E voi, imparate che occorre vedere e non guardare in aria; occorre agire e non parlare. Questo mostro stava una volta per governare il mondo! I popoli lo spensero, ma ora non cantiam vittoria troppo presto, il grembo da cui nacque è ancora fecondo –
“La razza nemica. La propaganda antisemita nazista e fascista” Fondazione Museo della Shoah Casina dei Vallati, via del Portico d’Ottavia 29.
– Orari dalla domenica al giovedì dalle 10.00 alle 17.00; venerdì dalle 10.00 alle 13.00 (escluse le festività ebraiche) Ingresso libero – Durata della mostra fino al 7 maggio 2017. Catalogo: Gangemi Editore – Info: tel. 39. 06/68139598
FOTO DI VALTER SAMBUCINI
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