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Pratone di Torre Spaccata: arrivano gli sfalci contro gli incendi

L’intervento, condotto da mezzi meccanici e operai, si è concluso intorno a mezzogiorno, lasciando il terreno “scampato al fuoco” completamente ripulito

Il Pratone di Torre Spaccata cambia di nuovo volto. Dopo l’incendio che il 25 giugno scorso ha aggredito una parte del grande spazio verde, da ieri – mercoledì 9 luglio – l’area è stata interessata da lavori di sfalcio di sterpaglie, cespugli e vegetazione spontanea.

L’intervento, condotto da mezzi meccanici e operai, si è concluso intorno a mezzogiorno, lasciando il terreno “scampato al fuoco” completamente ripulito.

Ma se la bonifica risponde all’ordinanza antincendio del sindaco e al bisogno di prevenire nuovi roghi, non convince del tutto i residenti, che continuano a sognare un destino diverso per i 60 ettari del Pratone: non un campo arido, ma un parco archeologico-naturalistico nel cuore di uno dei quadranti più densamente popolati di Roma.

Due incendi in dieci mesi, ma il sogno del Parco resiste

Il Pratone – già ferito da un altro incendio meno di un anno fa – è un polmone verde prezioso per il territorio. Lo sanno bene gli oltre 11.000 cittadini che hanno firmato una delibera popolare per tutelarlo, chiedendo che venga istituito un “Parco delle ville romane”, tra natura e archeologia.

Il rischio roghi, però, resta alto. E proprio per questo, Cassa Depositi e Prestiti, proprietaria dell’area, ha avviato un confronto diretto con i comitati locali, partecipando recentemente a un incontro insieme al consigliere comunale Alessandro Luparelli (Sinistra Civica Ecologista).

In quell’occasione CdP ha illustrato le attività di prevenzione e annunciato la disponibilità a valutare nuove tecnologie di rilevamento termico e sistemi di controllo più avanzati.

Si è aperto un canale di dialogo”, ha confermato Luparelli. “Cdp ha dato disponibilità a un sopralluogo insieme ai comitati”.

I cittadini: “Non vogliamo un deserto al posto del parco”

L’intervento del 9 luglio, sebbene conforme alle prescrizioni comunali, ha trasformato l’area in una distesa uniforme di terra secca, eliminando gran parte della vegetazione spontanea. Un risultato che i cittadini giudicano controproducente per la biodiversità e per la capacità del suolo di trattenere calore e pioggia.

Monitoriamo gli sfalci. Non accetteremo che il Pratone venga trasformato in un campo agricolo o, peggio, in un deserto”, hanno fatto sapere gli attivisti del Comitato Pratone di Torre Spaccata.Il nostro obiettivo resta un grande parco pubblico, vivo, accessibile, ricco di natura e storia”.

Il futuro è ancora tutto da scrivere

Con il dialogo appena avviato tra comitati e CdP, la partita sul destino del Pratone è tutt’altro che chiusa. Intanto, la città osserva, e il quartiere continua a mobilitarsi: Roma Est chiede verde, non cemento.

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